TUTTI GLI “ISMI” DI GRAMSCI

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Tra Futurismo, Comunismo e Renzismo. Ritratto inedito del pensatore fatto dal poeta Roby Guerra in un ebook spiazzante

Gramsci 2017, il conto più che alla rovescia è a ritroso. Eventualmente anche alla rovescia: per chi è venuto (per sua fortuna o sfortuna?) dopo di lui ma che col suo pensiero deve, volente o nolente, fare i conti. La Giunta regionale sarda ha dichiarato il 2017 Anno Gramsciano, dedicandolo al pensatore nato ad Ales nel 1891 e celebrandolo con una serie di eventi: una iniziativa voluta dall’ex assessore alla Cultura Claudia Firino, che non ha a suo tempo mancato di esprimere la «volontà di dare un marcato rilievo anche istituzionale alla figura di Antonio Gramsci, come politico, giornalista, pensatore e intellettuale riconosciuto e studiato a livello internazionale, per diffondere quanto più possibile tra le giovani generazioni quella che è l’universalità, la profondità e l’alto valore morale ed educativo del suo pensiero e delle sue riflessione». Una progettualità che coinvolge tra gli altri le Università, la stessa Fondazione Gramsci, le associazioni che portano il nome dello studioso, la Fondazione Banco di Sardegna, con iniziative programmate in diversi comuni dell’isola, in particolare quelli nei quali l’intellettuale è vissuto e dove ha sviluppato la sua attività (Sorgono, Santu Lussurgiu, la stessa Cagliari, principalmente in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla sua scomparsa, 27 aprile).

Foto: Carola Baccialle

Gramsci 2017, un anniversario atteso che potrebbe essere uno slogan o il titolo di un libro. E difatti è il titolo, numericamente lapidario, di un ebook firmato dal futurista ferrarese Roby Guerra ed edito dalla blasonata Armando Editore: già presentato in tempi recenti in anteprima ad Ales in un convegno a cura di Giuseppe Manias (Biblioteca Gramsciana), gode di un titolo lapidario e dal sapore quasi profetico (Gramsci 2017), e lapidario altrettanto – nel senso che di lapidi sembra a tratti si parli – il sottotitolo: “Dopo Berlinguer… Renzi, Grillo: per una sinistra italiana nell’era di Internet”. Ciò che di bello, nuovo e provocatorio anima questo libro è il fatto, non secondario, che è scritto da un poeta: contiene dunque un prezioso sguardo “altro” sull’eredità politica gramsciana, riletta attraverso la lente della letteratura e dell’arte, a cominciare da alcuni cavalli di battaglia del Futurismo, da Marinetti a Majakowski, in una danza di pensiero ed azioni – qualche volta inazioni – in cui si avvicendano Marx, Berlinguer, Pasolini, Cacciari, sino alle ultime propaggini della sinistra o di quel ch’è rimasto di essa: Renzi e il renzismo, passando inesorabilmente attraverso Grillo e il grillismo. Un saggio poetico-culturale militante, di un poeta saggio (generalmente lo sono tutti o quasi) sul recupero della identità/delle identità gramsciane nella nostra epoca: «Questo breve lavoro – spiega l’autore – illustra le potenzialità di una nuova sinistra 2.0 dell’era di Internet, per una nuova società della conoscenza e progressista, dialettica verso il pensiero evoluto liberale/conservatore e cattolico, necessariamente anche contro anche certa casta “rossa” o intellighenzia culturale radical chic cattomunista o nichilista, dove ancora prevale il pensiero unico ideologico». Insomma ce n’è per tutti, e quel Gramsci che secondo l’autore è stato «stravolto da verminai di glossatori, è il tempo di rilanciarlo: ha anticipato la scienza dei media persino in chiave progressista». E se si può anche in chiave futurista, poiché «Gramsci captò eccome la rivoluzione incompiuta del futurismo», forse anche, chissà, quella del comunismo, giudicata da Guerra una «utopia fallimentare e criminale, tranne parzialmente il PCI, eccezione mondiale, ovviamente da storicizzare, riformattare nei suoi archetipi positivi». Ovvero la via italiana al socialismo di Berlinguer, «il socialismo “scientifico” e “utopico”, compresi futurismo e rivoluzione liberale, verso l’era ormai 3.0». A Renzi Guerra riconosce il merito aver «tagliato – e nessuno come lui – il congenito complesso di Stalin nella sinistra italiana». Che è – il congenito complesso di Stalin – uno squisito endecasillabo di cui Guerra non ha potuto fare a meno.

 

 

 

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