THE BOY IS BACK IN TOWN

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L’attore sassarese racconta la sua maturazione artistica e i prossimi impegni

Attore, appassionato di cinema, ha prestato voce e presenza al teatro, alla televisione e alla pubblicità. Ultimamente anche per Netflix. Daniele Monachella – madre sarda e padre siciliano – dopo aver trascorso la sua vita professionale prevalentemente tra Roma e Milano, è rientrato a Sassari, la sua città, per un anno sabbatico… per modo di dire. <<Da quando sono tornato credo si sia sparsa la voce. Suonano il campanello per qualsiasi collaborazione!>>, racconta divertito mentre impara il mestiere più difficile del mondo.

Quello del papà. <<Continuo a viaggiare tanto, ho sempre una valigia in mano ma rientro dalla mia famiglia>>, confessa mentre bollono in pentola impegni importanti. <<Sarò nel cast del cortometraggio cinematografico Sandhalia, prodotto da Stefano Piroddi, e il 20 ottobre leggerò a Sassari, durante il Festival Ottobre in poesia, le poesie dell’avvocato Angelo Mundula. Il 27 e 28 ottobre invece ri-debuttiamo, sempre a Sassari, al Palazzo di Città con lo spettacolo Titu Andronicu. Sa mudadura, tragedia giovanile di Shakespeare adattata in lingua sarda-comune, di cui sono ideatore e regista>>.

Non contento, e fedele al suo anno sabbatico, è rientrato da poco da Lugano <<dove ho registrato alcune puntate del Dottor Zivago che andranno in onda nel canale svizzero. Imminente è la mia partecipazione al festival Storicamente, nel Mielogu, dove porterò in scena Un anno sull’altipiano; un progetto presentato in ebook di cui ho diretto 64 voci del panorama nazionale, edito da Emons. Ancora, è prevista in autunno inoltrato l’uscita su Rai 1 della fiction Questo nostro amore 80, con Anna Valle e Neri Marcorè, dove ricoprirò un ruolo ricorrente>>.

Qualche mese fa Monachella ha vissuto un’esperienza <<molto intensa e difficile, ma arricchente>>.

Per Netflix ha dato voce a uno dei protagonisti della fiction israeliana Fauda. Sono le tappe professionali di un’artista che ha ben chiaro quello che dev’ essere il suo ruolo nella società: <<Muovere le menti e portarle alla riflessione critica. L’artista prova a tradurre la realtà, e attraverso l’opera d’arte spera che lo spettatore venga portato a contemplare la bellezza nella sua accezione più alta. Essere artista significa avere la responsabilità di creare bellezza, per vivere meglio>>.

Nel pieno della sua maturità artistica, Monachella affronta anche il rapporto quotidiano col suo lavoro: <<il teatro e il cinema ti portano a convivere con le persone, quindi a rispettare la persona altrui. Questo è un lavoro di stretta connivenza umana, la fiducia è fondamentale>>.

Il ritorno a casa di un attore vorace di cinema ha dato adito anche a una riflessione sulla produzione isolana: <<Mi ha appassionato moltissimo L‘arbitro di Paolo Zucca, mentre guardando La stoffa dei sogni ho quasi pianto. Poi sono un amante dell’arte della commedia di De Filippo, nella mia formazione è stato onnipresente. Credo che i registi sardi siano tutti molto prolifici. Consiglio vivamente di vedere il cortometraggio di Mario Piredda A casa mia, nuova leva del cinema isolano col quale mi piacerebbe lavorare>>.

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