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Il Palazzo della Provincia da oltre cent’anni scandisce il tempo di Sassari

Da oltre cento anni scandisce le ore dei sassaresi e i più distratti neanche se ne accorgono. Eppure, sollevando di poco gli occhi al cielo, si sa immediatamente che ore sono. Altrimenti basta osservare i tanti anziani che portano ancora al polso un orologio che necessita di essere ricaricato una volta al giorno. Questa operazione è un rituale: pollice e indice sulla corona, lo sguardo verso quelle lancette che dall’alto dominano Piazza d’Italia, e il gioco è fatto.

Sì, perché l’orologio sulla facciata del Palazzo della Provincia, oltre ad essere un capolavoro di tecnologia tra i pochi nel suo genere in Sardegna, è anche molto preciso. Forse non tutti sanno che anche quell’orologio necessita di una ricarica.
L’orologio ha un movimento a pendolo ed un peso al termine di un lungo cavetto d’acciaio, che finisce in un cunicolo alto quanto il palazzo stesso. L’operazione è emozionante: lateralmente all’ingranaggio viene inserita una lunga manovella e fatta girare lentamente. Il peso comincia a risalire dal fondo del pozzo; il tutto dura, cambio di mano compresa, più di dieci minuti.

Costruito dalla ditta dei Fratelli Granaglia di Torino, entra in funzione il 10 luglio 1880. Da allora riceve una costante manutenzione, negli ultimi decenni consolidata da una ditta che nel centro di Sassari ha ancora la sua storica bottega – in via del Carmine – proprio all’angolo con Carrera Longa. Un luogo che profuma di buon legno stagionato ed è tutto un inseguirsi di ticchettii.

Ma la storia recente dell’orologio della Provincia inizia qualche anno fa, quando un ragazzino che fa la prima media ha, come padrino di cresima, quell’Eugenio Cossu Penna che aveva già fatto la storia dell’orologeria a Sassari. Quel ragazzino si chiama Giuseppe Dettori, e il suo primo stipendio lo ha ricevuto proprio da padrino Eugenio. Si tratta di una paghetta mensile, per la quale deve svolgere un compito di assoluta fiducia: arrivare in Piazza d’Italia, entrare nel palazzo, salire le scale e arrampicarsi in quella che all’epoca era solo una soffitta. E lì girare quella manovella fino a dare nuova carica all’orologio. Ma quella piccola stanzetta è un luogo speciale e magico, dove risiede l’anima di quel meccanismo perfetto, collegato con dei tubi concentrici alle lancette che si affacciano sulla piazza. Un incarico che ha un valore colmo di misticismo.

Da quel momento è una passione che diventa arte, mestiere, professione. Per tanti anni Giuseppe revisiona e restaura orologi, consultando istruzioni che a volte sono più antiche dell’orologio stesso; e quando il pezzo non si trova lo realizza lui stesso, al tornio, per restituire vita a piccoli gioielli di meccanica da polso.

Oggi Dettori è un giovane pensionato che non manca di far visita alla bottega dove ha passato tutta una vita, per consigli e consulenze che necessitano del parere di un esperto. Mentre l’orologio di Piazza d’Italia continua a scandire il ritmo della nostra Tathari Manna.

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