Strada facendo

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articolo di Fiammetta Moretti
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La 131 di Carlo Felice, quella degli anni ’60 e quella di oggi

Per i nativi digitali è una striscia blu in itinere anticipata da una grossa freccia; per quelli con nipotini al seguito un lontano incubo di 5 o 6 ore per volta; per gli ideatori, il percorso che avrebbe finalmente unito il nord con il sud dell’isola; per i detrattori invece, un’opera inutile della quale i sardi non vorranno servirsi perché avvezzi a cavalcare attraverso monti e valli. 

 

Ed eccola snodarsi per i suoi 231 Km, da Porto Torres a Cagliari, con i suoi incroci a raso e i suoi infiniti cartelli tondi bordati di rosso ripieni di numeri sotto il 90; è la 131, croce di sardi in movimento e di turisti in vacanza. 

Costò ben 4 milioni delle nuove Lire, sette anni di lavoro e la forza di braccia di 900 detenuti la strada che permise il comodo scambio di merci tra  il capo di sopra e quello di sotto. 

Finalmente, oltre ai ferri di cavallo, la via fu aperta a quello delle ruote di carrozza. 

Fino al 1823 i collegamenti fra il nord e il sud dell’isola, possibili solo in groppa al prode destriero – ma più spesso sulla schiena di quello dalle lunghe orecchie – si basavano su tratti scollegati tra loro dell’antica via romana; poi un certo Carlo – la cui felicità è nota alla storia d’Italia – re di Sardegna e duca di Savoia, promosse l’iniziativa. 

Oggi una striscia d’asfalto a lui dedicata collega i porti di Cagliari e Porto Torres, mentre varie vie Giovanni Antonio Carbonazzi, Stefano Manca di Villahermosa, Giuseppe Manno, Vittorio Pilo Boyl rimangono intitolate nelle nostre città ad ignoti ingegneri, marchesi, segretari e baroni, promotori, fautori ed artefici dell’opera. 

Certo è che se la strada passa per di là, taglia fuori un di qua 

E se è di qua che abitano i propri interessi, meglio una deviazione. 

Con buona pace del segretario algherese di sua maestà però, la strada venne ricalcata su quella più logica e naturale tracciata dai romani. 

E la manutenzione? Fu pensata dall’ingegner Carbonazzi già da prima della conclusione dei lavori, in anticipo sulla prima buca: case cantoniere disseminate sul percorso affidate ad una nuova figura professionale: il cantoniere, colui che le abitava e che aveva l’onere di prendersi cura in forma stabile e continuativa del tratto di strada affidatogli.  

Una storia dai contorni romanzeschi che i dettagli di corte rendono simile ad una fiaba; i disagi, la fatica e i pericoli di un viaggio da far West si disperdono in quel velo di nebbia che il passato è capace di stendere sugli eventi quando i testimoni oculari non godono più di buona salute. 

Ma prima che comparisse lo spartitraffico centrale a dividere le attuali due corsie per senso di marcia, ci fu un tempo nel quale la Carlo Felice offriva una sola corsia a chi andava ed una sola a chi veniva. 

E vuoi i tempi più recenti, vuoi i testimoni sani e con voglia di raccontare, le nebbie del passato oggi si diradano e lasciano spazio ad epici racconti di viaggio. 

 

Negli anni ’60 ogni venerdì sera rientravo a Sassari per ripartire la domenica pomeriggio per Sant’Antioco. La 131, che lasciavo a Sanluri, attraversava diversi paesi. Soprattutto nel viaggio della domenica pomeriggio, in ognuno di questi era in corso la passeggiata della gioventù del tempo. La via per le vasche era una, quella principale; la stessa che io e tanti altri percorrevamo in macchina; a passo d’uomo, dall’ingresso all’uscita del paese! 

Quando nevicava, di rientro verso Sassari, il venerdì sera, oramai notte, la salita per arrivare a Macomer, il tratto dell’altopiano di Campeda, la discesa di Bonorva o le curve fino a Cossoine ci esponevano a rischi oggi inaccettabili. 

Gege, 79 anni, Sassari 

 

Ricordo ancora che in alcuni dei centri che si dovevano attraversare, si incontravano asini usati per trasportare merci all’interno del paese. Mi fermavo per rifocillarmi ogni volta in un paese diverso per non fare torto a nessuno dei baristi. 

Giovanni, 82 anni, Sennori 

 

Il viaggio da Sassari iniziava con le curve scavate nella roccia di scala di Ciogga: un bell’inizio per un viaggio che sarebbe durato 5 ore! Poi Codrongianos, Bonnanaro, Torralba, Macomer, Paulatino… In ognuno sapevo dove fossero cabina telefonica o posto telefonico pubblico; era da lì che chiamavo casa per dare un riferimento – molto ampio! – sull’ora di arrivo. 

Giovanna, 78 anni, Cagliari 

 

Cagliari – Sassari: una Via Crucis di dossi, curve, infiniti paesi da attraversare e una sola corsia per senso di marcia. In breve: sorpasso impossibile! 
Ricordo l’incubo del camion davanti e la possibilità di dover stare loro dietro fino alla fine.
A volte il camionista mosso a compassione rallentava, si portava ben sulla destra e faceva segno di via libera con il braccio dal finestrino. Lo si sorpassava, ma ricordo la fiancata della mia 124 a pochi centimetri dalle sue gomme! 

Michele, 76 anni, Alghero 

 

La 131 è ancora la principale arteria di collegamento sarda; una superstrada ad alta percorrenza con limite massimo di velocità 90 km/h e deroga a 110 in due tratti. 

Oggi la si percorre sotto la tutela del Redentore bianco a Sanluri e l’occhio vigile del gendarme giallo di Monastir; l’uno promette protezione, l’altro minaccia notizie per raccomandata all’indirizzo del guidatore con il piede pesante! 

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