Spendersi per un Pound – Iniziative sociali e valori tra i ragazzi della Destra ribelle

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Esiste una cultura di destra? E soprattutto, esiste “cultura” a destra?

casapound-sassariQueste due domande – la seconda in modo decisamente più ironico – sono state poste molte volte da politologi, sociologi, giornalisti e commentatori. Le risposte più svariate si accavallano sui quotidiani o nei vari salotti televisivi ogni volta che l’annoso tema, che cerca di accomunare cultura ed ideali politici, si affaccia all’orizzonte. Eppure la prima cosa che si pensa quanto si visita il sito ufficiale di CasaPound Italia è proprio che si abbia a che fare con persone che fondano le proprie idee su una base culturale forte. Lo si capisce fin dal nome, un riferimento deciso ad Ezra Pound, grande poeta e saggista statunitense dalla vita avventurosa. Convinto che un artista, e principalmente un poeta, non debba rifuggire il mondo in cui è chiamato a vivere, Pound dedicò parte del proprio lavoro letterario al conflitto tra economia e finanza ed al concetto di usura e di lavoro, tutti argomenti decisamente cari a CasaPound.

Una terribile bellezza è nata!”. Con i versi di un altro poeta, l’irlandese William Butler Yeats, si apre la pagina che racconta il movimento. Una storia che nasce nel 2002 con l’occupazione di uno stabile abbandonato in via Tiberina a Roma, da parte dei giovani frequentatori di un locale, il “Cutty Sark”, in cui musica e aggregazione giovanile si pongono come “pietra angolare e non come pericolosa effervescenza da contenere”. Ecco che svanisce da questo momento l’idea delle occupazioni come solo appannaggio della sinistra giovanile dei centri sociali. La svolta si ha comunque circa un anno dopo con l’Occupazione a Scopo Abitativo (Osa) di un altro stabile che viene battezzato con il nome di Ezra Pound: CasaPound, appunto. Il resto è storia molto recente: l’esperimento politico all’interno di Fiamma Tricolore; l’uscita dal partito nel 2008 e la nascita di CasaPound Italia; le accuse di neofascismo; la creazione di spazi sociali e culturali, che hanno ottenuto lo scopo di radicare ancora di più il movimento nei territori in cui è presente.

Qui in Sardegna CasaPound è rappresentata da un’attiva sede nella nostra città che si dimostra sempre in prima linea nelle iniziative di ordine sociale con striscioni, manifesti, volantini ma non solo. Le manifestazioni sono molteplici, alcune decisamente spiazzanti per chi è abituato a relegare CasaPound alla stregua di un semplice movimento di estrema destra di stampo neofascista. La visione largamente sociale, pur non nascondendo simpatie legate al ventennio, ha fatto abbracciare al movimento lotte che da sempre sono state associate alla sinistra antagonista.

E anche qui a Sassari la direzione è la medesima. Il gruppo ecologista di CasaPound Italia, “La Foresta che Avanza”, ha infatti protestato, qualche mese fa, contro l’utilizzo degli animali nei circhi, ribadendo con forza la barbarie di una pratica che educa i più giovani al cinismo e fa perdere ai bambini la vera natura degli animali, relegandoli a meri oggetti di svago.

Forse non l’ultima in ordine di tempo, ma certamente una delle iniziative più sentite a livello cittadino, è stata la donazione di aiuti alimentari alle famiglie in difficoltà. Per sensibilizzare la popolazione sui temi del carovita ed il costante aumento dei prezzi dei beni essenziali, la sezione sassarese di CasaPound Italia ha organizzato in via Bottego, nel quartiere di Latte Dolce, la distribuzione di ben duecento chilogrammi di pasta. L’intenzione è stata quella di venire in aiuto alle famiglie, sempre più colpite dalla crisi economica, e nel contempo di protestare in modo civile e costruttivo chiedendo al governo di intervenire, attuando un blocco dei prezzi dei beni di prima necessità. La proposta è stata quella di investire sulla produzione di grano nazionale in modo da bloccare così le speculazioni sulle materie prime alimentari.

Cultura di destra? Non lo sappiamo. Di certo quando si attuano iniziative di questo tipo si può parlare di “cultura”… senza alcuna ironia.

Francesca Arca

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