Sogno e son desto – Il nuovo disco in italiano e le idee chiare degli Istentales

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istentalesIl momento più suggestivo è stato nel nome del padre.

Quando Gigi Sanna e la sua barba nerofumo hanno magistralmente eseguito “A muso duro” con il valente Alberto Bertoli è stato come il passaggio del testimone di una staffetta. Alberto ha raccolto con rara dignità ed impegno da musicista autentico l’eredità del suo grande genitore Pierangelo Bertoli, che dalla prigione della sua carrozzina ha donato all’Italia le sue struggenti ballate di impegno civile e rabbia sociale, amore disperato ed accorata nostalgia. E’ stato come un addio al celibato di un giovane sposo.

La due giorni di musica e moda – sono state presentate le collezioni di alcuni dei maggiori stilisti isolani – folk ed eccellenza enogastronomica, è stata un evento di grande richiamo.

Gli Istentales lasciano l’ombrello protettivo dei grandi maestri e si preparano a correre da soli, dopo un grandissimo consenso nelle piazze della Sardegna, una serie di prodotti discografici vincenti, la storica vittoria al Festival di Napoli e l’amica benedizione di altri grandi maestri del calibro di Roberto Vecchioni ed Eugenio Finardi.

La svolta è in questo nuovo prodotto coraggioso e forte, che le Voci di Maggio – finalmente sassaresi, dopo un paio d’anni di illuse promesse – hanno degnamente battezzato in un tripudio di folla.

Il nuovo capitolo della storia della band nuorese ospita nove tracce.

I testi sono in grande parte in italiano.

Stavolta spaziano dall’omaggio al grande professore milanese di “Chiamami ancora amore” e “Luci a San Siro” – è “Il testamento del poeta” – al tema della “Sora Morte” visitato con amara ironia; dall’intimo viaggio nei frammenti dell’infanzia di “Lettere nei ricordi” alla vibrante protesta dei lavoratori licenziati davanti al Palazzo della Regione ed alla cagliaritana “Via Roma”, attraverso l’omaggio all’amore per la vita nella “Campagna Amica” ed una toccante dedica ai giorni dell’alluvione, fino ai “Sogni ad occhi aperti” notturna e di gucciniana tenerezza, che offre il titolo al nuovo album.

Non mancano i due titoli in limba, per non tradire una consolidata vocazione alle radici della propria identità: la commovente “Bene bennios” ispirata dalla tragedia dei migranti clandestini e la dolente “Narami” cucita intorno al rinnovato dolore della nostra gente.

L”Isola ribelle” dei cassintegrati completa il vibrante messaggio di lotta.

Hanno suonato la batteria di Luca Floris, che quest’estate ruberà mille segreti al portentoso Tullio De Piscopo; il basso impeccabile di Sandrino Canova; le tastiere melodiose e la fisarmonica dell’eccellente Daniele Barbato; la chitarra acustica e puntuale di Davide Guiso.

Il nuovo disco accoglie i cori e la voce di Tonino Litterio ed il giro armonico delle tastiere di Sandro Savarese.

L’impronta dolce e naturale come un ramo di lentischio arriva dalla voce inconfondibile di Gigi Sanna, nobilitata dal timbro inconfondibile del mamoiadino ad honorem Roberto Vecchioni nel “Testamento” ispirato e speciale, fatto di stelle danzanti e lune in attesa, utopie di uomini coerenti e tramonti rossofuoco, nuvole e gesti discreti.

Il concept è stato registrato e mixato da Marino Maillard e Joel Flateau a Capitana, in uno studio alle porte di Cagliari.

Il suono sottolinea il cambiamento.

Gli arrangiamenti sono più pop ed intimisti in questo manifesto di un inquieto e consapevole rinnovamento, che accompagna gli Istentales verso una dimensione nazionale ed una stagione di raggiunta maturità.

Il cammino è stato lungo e faticoso.

Questo fortunatissimo esordio a Sassari – ancora più vincente della scorsa edizione ad Olbia – ha sottolineato inoltre lo spirito imprenditoriale del gruppo barbaricino, che gestisce con grande accortezza i propri eventi.

Si moltiplicano le collaborazioni con tanti importanti nomi della scena nazionale: e gli Istentales sembrano essere diventati come Paolo Fresu, i più autorevoli ambasciatori del Made in Sardegna.

A questo proposito è stato vincente il coinvolgimento della Coldiretti, che ha allestito nella due giorni sassarese una grande festa popolare, che la gente ha mostrato di apprezzare moltissimo.

La formula adottata dalle Voci di Maggio sembra la nuova via.

Non è più tempo di contributi a pioggia degli enti locali, e l’economia deve girare con il coinvolgimento di tante realtà che investano sulla cultura in cambio di un immediato tornaconto.

Il mondo cambia.

Ed ecco perchè la bandiera dei quattro mori ed i mamuthones non sono certo ripudiati dagli Istentales, ma presentati ad un uditorio più grande e curioso nei riguardi della Sardegna.

La lingua italiana è solo un ponte per raccontare un’isola magica.

Dai cortili della vecchia Nuoro alle grandi piazze italiane è un sogno da vivere con gli occhi vigili e spalancati di un guardiano del Supramonte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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