SOGNANDO LA CALIFORNIA D’EUROPA

SOGNANDO LA CALIFORNIA D’EUROPA

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di Laura Fois 

#LaSardegnachenoncè è il progetto di Andrea Balestrino per raccontare i sardi nel mondo

Si chiama Andrea Balestrino, è un ingegnere nato e cresciuto a Cagliari che lavora a Torino e viaggia per lavoro per il mondo.

Come è nata la #lasardegnachenoncè?

Il progetto è nato da un’idea che mi balenava da tempo. La scintilla è stata l’incontro casuale con Benito Siddu a Chicago, arrivato da Villamar 30 anni fa, oggi ha 9 ristoranti. Quella sera cercavo un piatto di pasta invece ho mangiato degli ottimi malloreddus, in più ho trovato un amico. Ho pensato che fosse il momento di raccontare le storie dei sardi all’estero e l’anno scorso ho iniziato da mio zio che vive a San Francisco, arrivato in California 50 anni fa in sommergibile! Da quel giorno su e giù per gli USA ho incontrato 14 sardi e collezionato altrettante video interviste.

L’obiettivo è dinamico, il tutto è nato come un racconto e probabilmente #lasardegnachenoncè finirà per diventar qualcosa di più: un tentativo di sensibilizzare i sardi su tematiche importanti quali la fuga dei nostri talenti, il negativo trend demografico che l’isola sta affrontando, le riflessioni su cosa dovremmo fare “da grandi”, il problema dei trasporti e di una totale mancanza di strategia economica.

Nascerà un docufilm entro Natale.

 

 

Quali aneddoti e incontri ti son rimasti più impressi?

Tutti gli incontri mi hanno lasciato la consapevolezza che siamo un popolo speciale, quando andiamo via dalla nostra terra lo diventiamo ancor di più, sono innumerevoli le storie di successo di sardi nel mondo.

A livello emotivo sono stato felice della chiacchierata che ho fatto con Travis Diener, ex play della Dinamo Sassari. Travis non è sardo ma ha dato e ricevuto tanto dall’isola.

 

 

Sei un emigrato sardo del nuovo secolo. Come è cambiata la tua percezione nei confronti della Sardegna e dei sardi? Tornerai?

Quando sono andato via avevo 23 anni, cercavo un corso di laurea che potesse dare un serio valore aggiunto al mio bagaglio culturale. Raggiunto il traguardo sono diventato un “prodotto” che la Sardegna ad oggi non può assorbire per mancanza di opportunità e per un’economia immobilizzata. Abbiamo il dovere di pretendere di più e smetterla di preoccuparci delle miniere o dell’alluminio sardo che non è più competitivo. Dobbiamo realizzare tutti insieme che possiamo essere qualcos’altro, possiamo diventare l’eccellenza turistica del Mediterraneo, la nostra nautica dovrebbe tirare la testa fuori dal guscio, il nostro artigianato e i prodotti alimentari conquisterebbero mercati ad oggi inesplorati.

Tornare nell’isola è un mio forte desiderio. Il documentario #lasardegnachenoncè dimostrerà che questo è il desiderio di tutti gli intervistati, anche di chi è arrabbiato e si sente rifiutato. Porterò a termine questo progetto puntando i riflettori su una ferita che può diventare un’opportunità. Sogno una Sardegna che ti fa scegliere se partire o restare, ma allo stesso tempo è capace di attirare talenti dalle più svariate aree geografiche. Questo attiverebbe lo scambio, farebbe della Sardegna la California d’Europa.

 

 

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