Sere Nere – L’assassinio irrisolto di Alina Cossu

Sere Nere – L’assassinio irrisolto di Alina Cossu

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(Foto: SONY DSC)

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Porto Torres, 9 Settembre 1988.
Alina Cossu, timida ragazza di 21 anni, studentessa in biologia, per pagarsi gli studi lavora al centralissimo Bar Acciaro.
Alle 23, prima di uscire dal lavoro, mangia un gelato.
Il fratello quella sera non passa a prenderla. E Alina, come era solita fare, non va a cena dai suoi.
La ragazza è vestita in maniera elegante con tacchi alti.
Si incammina, probabilmente, verso il quartiere Villaggio Verde, dove c’è festa.
Percorre diverse centinaia di metri, poi un’auto le si accosta.
Breve conversazione, Alina si siede nell’autovettura. Il conducente è sicuramente un ragazzo o un uomo che conosce bene. L’autista, però, non prosegue verso il Villaggio Verde, ma cambia direzione e va in un luogo appartato. Tenta di sedurla, ma la ragazza reagisce con disperazione. Anche con le unghie.
Il maschio perde la testa e la colpisce con calci e pugni riducendola quasi in fin di vita.
A quel punto decide di ammazzarla. Ha paura che parli.
Alle 23:30 l’assassino si dirige velocemente verso Platamona, zona Abbacurrente, per sbarazzarsi di lei. Alina è esile e la carica sulle spalle. La giovane però dà qualche segno di vita. L’uomo, come stabilirà la perizia legale, la strangola senza pietà.
Quando verrà gettata in mare Alina è già morta. All’alba del 10 Settembre, alcuni pescatori trovano il suo fragile corpo incastrato tra le rocce. Danno l’allarme. Subito si pensa a lei, scomparsa durante la notte. La sorella, accompagnata dagli inquirenti, la riconosce. E’ uno strazio: ha tracce di percosse dappertutto. Il medico legale stabilirà, tra le altre cose, che era ancora illibata.
Si scatena la caccia all’assassino. I sospetti sono  indirizzati verso un giovane operaio portotorrese che da mesi corteggia la ragazza. Ci sono pesanti indizi su di lui. Ha dei graffi in faccia, che non aveva prima del delitto, come confermano i suoi amici, da cui si è separato proprio dopo le 23.
Nel viso della ragazza le impronte delle scarpe usate dal sospettato, che spariranno giorni dopo. E c’è di più. Due pescatori dichiarano alla polizia di aver visto, all’ora del delitto una Fiat Ritmo bianca fare una concitata manovra in zona Abbacurrente.
E’ la stessa auto che possiede l‘indiziato. I testimoni hanno ragione: in varie prove simulate con la polizia, dal mare riconoscono colore e contorni dell’auto, i cui fari, tra l’altro, sono inconfondibili.
Il 24 Febbraio 1992 l’operario viene arrestato. Gli investigatori sono convinti sia lui l’assassino.

Colpo di scena! Il Gip lo rimette in libertà. Secondo il magistrato le indagini destano notevoli perplessità: non è stato delimitato il luogo del delitto, facendo perdere prove importanti.
Le scarpe sono solo state solo fotografate e non sequestrate dagli inquirenti. Non c’è, inoltre, nessun verbale di perquisizione della Ritmo. Infine dei graffi in faccia c’è alcun referto medico.

Sulla vicenda cade l’oblio, anche se gli investigatori rimangono convinti di avere individuato l’assassino. Certo è che sono stati compiuti degli errori clamorosi nelle indagini.

Dopo alcuni anni una persona afferma di avere visto quella sera Alina Cossu incamminarsi verso il circolo di via Alfieri, nel centro storico. Da quel momento le indagini si orientano verso quattro persone  accusate di avere attirato Alina nel luogo di ritrovo e successivamente uccisa. Per anni subiscono la gogna. Anche loro in seguito, risulteranno totalmente estranei alla vicenda.

La famiglia di Alina non si arrende, vuole sapere la verità.
Il tempo passa, inesorabile. La famiglia Cossu riceve, tra le altre, una strana telefonata: una donna dice di sapere molte cose sul delitto e promette di farsi sentire al più presto.
Poi il nulla. La telefonata viene comunque registrata dal padre di Alina, ma non si saprà mai chi c’era dall’altra parte della cornetta poiché il telefono della famiglia non è sotto controllo dagli inquirenti.
Perchè? Nel 2013 anche l’appello a questa misteriosa signora da parte della nota trasmissione “Chi l’ha visto” cade nel vuoto.
Nel frattempo la famiglia di Alina ottiene una vittoria: la riesumazione del cadavere per verificare la presenza delle tracce dell’assassino. Però, nonostante i sofisticati mezzi usati dai Ris, non ci sono più prove. Nemmeno sotto le unghie. Il tempo ha cancellato tutto ed è stato un fedele alleato di chi ha ucciso Alina Cossu, la timida e dolce ragazza.

Sono passati 27 anni da quella notte.
Un assassino gira ancora impunito per le strade di Porto Torres.

Tino Tellini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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