Sassari ed altri boulevards

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Marina di Stintino

Atmosfere parigine e Sassari in cartolina nelle opere di Gigi Angioy

La città cambia il suo volto, anno dopo anno. Le trasformazioni urbanistiche ed il decentramento, gli interventi di restauro conservativo ed il colpevole abbandono dei suoi gioielli  – la resa incondizionata della liberty Villa Pozzo di Viale Caprera su tutti – minacciano lo smarrimento definitivo di un patrimonio della memoria. Che fare? Restano i custodi orgogliosi ed esteti della sua vita di ieri.

Gigi Angioy è un artista molto conosciuto in città. Sarà la sua passione per le rombanti auto d’epoca. Il look è da vero ed impeccabile dandy, con il Borsalino ed il gilet di panno, il bastone con il pomo d’avorio e le scarpe all’inglese. I modi sono signorili e lievemente teatrali. Sono i particolari eccentrici, che costruiscono il personaggio. Ma il maturo pittore sassarese non passa davvero inosservato all’ora dell’aperitivo nei caffè alla moda di Via Roma, tra qualche bella ragazza ed un avvocato intento a studiare le carte, un frettoloso commesso viaggiatore ed una quieta coppia di fidanzati in languido relax. Il suo bucolico buen ritiro è immerso nel verde di una campagna dolce e silenziosa, quella della regione “La Cruzitta”. Qui Gigi immagina e crea, riproducendo gli scampoli di un capoluogo ancora riconducibile alla sua vera identità ortolana e vivace, senza le brutture di un mondo moderno e senza gusto, le periferie grigie e multi-etniche, i casermoni senza anima di una dimessa filosofia residenziale. Il pittore sassarese veste gaudentemente i colori delle feste, con ampia ricchezza del segno e policroma intensità : come nel memorabile omaggio alla Festa dei Candelieri, nella grande opera decorativa dell’Istituto di Scieze Naturali. Nella complessa esposizione della festa i popolani sono effigiati accanto agli autorevoli accademici ed alle autorità cittadine – si  individua anche una civettuola e perdonabile auto-citazione di Gigi Angioy – e la sacra manifestazione votiva e religiosa presenta tre momenti della Faradda e dei suoi generosi portatori, tra il Duomo di San Nicola, la facciata della secentesca Università turritana e la cupola inconfondibile ed amata della Chiesa di Santa Maria. Altri angoli della vecchia Sassari sono fermati nell’eterea assenza di tempo e con una commovente pace dall’abile disegno del valente pittore. E’ una dolce prigione dei ricordi, che riproduce la città come ancora Gigi  sente ed intimamente desidera. Ci sono le ville ottocentesche e le fontane, i viali alberati ed i colori incontaminati non ancora oltraggiati dagli scarabocchi dei writers ribelli e dei maleducati di una generazione senza sogni e rispetto. Le persone hanno – negli acquarelli tenui e lievi di Gigi – un armonioso rapporto con gli edifici e gli angoli più vivaci del centro. Il rimpianto di una Parigi mai assaporata, e di una Montparnasse del cuore negata ai suoi sogni di ragazzo, vive in questa Sassari vaporosa di colore e boulevards, piazze piccole e segrete, crocicchi dell’innocenza perduta.

La scuola del grande maestro Mario Delitala lo ha abituato al rigore ed alla ricerca instancabile di un miglioramento figurativo e concettuale. La frequentazione della romana Accademia delle Belle Arti ha prodotto una ragguardevole produzione di nudi femminili eleganti e mai volgari, virginali e quasi malinconicamente assorti nella cattura di un attimo di libertà ed assenza dalle pene del mondo. Gigi Angioy ha conosciuto quasi un centinaio di mostre espositive tra la sua Sardegna ed altri importanti luoghi – Parma e Spoleto, Genova e Venezia – senza considerare la pioggia di riconoscimenti alla sua indiscutibile maestrìa. Tante recensioni delle sue opere – anche il grande poeta Alfonso Gatto ha parlato di lui – hanno conosciuto l’approdo di primari cataloghi nazionali, e le sue opere migliori sono state ospitate in grandi riviste di arte contemporanea ed elzeviri di quotidiani a larga diffusione. Gigi Angioy è il testimone cromatico e stilistico della Sassari più vera. Il pittore di facile segno e vigoroso carattere ha raccontato con una nitida purezza le nostre tradizioni del folklore e la natura ancora incontaminata, gli angoli della poesia urbanistica ed i chiaroscuri della gente, gli animali ed i dolci paesaggi dell’entroterra, la femminilità e la devozione. Il suo occhio irrequieto cerca ancora l’ispirazione e la nuova esca, dopo tanti anni di cammino stilistico. La sua voglia di creare e raccontare non langue nella sua bella casa di campagna, dove il riposo non è altro che la vestizione del guerriero in armi verso una nuova avventura dello spirito. Tra un aperitivo alcoolico ed un ricordo accorato dei tempi scapestrati ed impertinenti della sua giovinezza, Gigi sembra trattenere la chiave di lettura di una terra smarrita ed alla ricerca di una spinta per ripartire. Nei suoi acquerelli è forse impigliato il segreto della rinascita.

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