Sassari da amare: viaggio alla scoperta delle ville storiche della città/1

Sassari da amare: viaggio alla scoperta delle ville storiche della città/1

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Prima parte del viaggio nel tempo alla volta delle dimore storiche di Sassari, tra aneddoti e curiosità

Foto e testi di Marco Atzeni

 

La bellissima villa di viale Mameli, fatta costruire negli anni ’30 dalla famiglia Rau, “quelli del mirto”, da loro ancora abitata e splendidamente conservata. Il protagonista della storia è però un altro.
Angelo Misuraca, il progettista, nacque a Roma nel 1893 e si trasferì a Sassari nel 1929. Uomo di Mussolini e tesserato del partito della prima ora, divenne architetto di riferimento della dirigenza fascista a Sassari. Oltre a varie ville private, a lui fu affidato l’intero sviluppo urbanistico della zona tra Viale Italia, Via dei Mille e Via Amendola. Costruì i due edifici in via Pascoli, dopo il Ponte Rosello, e ideò anche il plesso scolastico di Piazza Marconi e quello della Facoltà di Lettere in Via Roma.
Nel 1943, con Mussolini ormai in disgrazia, partì l’epurazione di coloro che gli furono fedeli e che, pare, cospirassero ancora in suo favore. Misuraca, tradotto nel carcere di Oristano, vi morì, a sorpresa, per gli stenti. Sparì così, nel mistero e miseria, l’uomo che contribuì a creare una Sassari che ancora oggi conosciamo e viviamo.

Villa di Viale Mameli

 

 

La “Torretta” fu costruita a fine ‘800 ed usata dai nobili sassaresi per cacciare quando il Parco di Monserrato era una tenuta privata.
Tra i vari proprietari del parco vi fu anche un certo Giovanni Antonio Sanna che lo comprò nel 1867 apportandovi diverse migliorie.
Sanna nacque a Sassari nel 1819, imprenditore, politico e con amicizie potentissime fu tra i più ricchi d’Italia. Possedeva la miniera di Montevecchio, la più grande del Regno, la cui scoperta gli fu suggerita da un altro sassarese, un prete amante dei soldi conosciuto a Marsiglia.
Poiché il destino sa essere beffardo, Sanna morì nel 1875 a 55 anni, instabile mentalmente e depresso per i lutti familiari. La maggior parte di noi non lo avrebbe mai conosciuto se non fosse per la figlia che nel 1931 donò soldi e terreno per costruire il luogo in cui vennero raccolti 250 reperti lasciati alla comunità dal padre prima di morire. Questa la storia del signor Sanna… “quello del Museo” di Via Roma.

 

 

Forse non tutti sanno che a villa Ricci (nata nel 1913) venne testardamente custodita per circa trent’anni la statua della Madonna del Buon Cammino, protettrice del gremio dei Viandanti. Poiché i simulacri non possono essere custoditi in abitazioni private, nel 1931 il signor Ricci ottenne un incredibile permesso speciale da Papa Pio XI. Così, dopo i Candelieri e contro il volere del gremio, il simulacro tornava sempre in una apposita cappella nell’abitazione. I nobili sassaresi ebbero anche simili poteri.

 

Come fu possibile erigere questa villa così imponente e sfarzosa in Viale Caprera? Semplice… grazie al formaggio!
I fratelli Caria, che la fecero costruire all’ingegner Sale nel 1927, furono infatti tra i geniali pionieri dell’esportazione del pecorino sardo negli Stati Uniti agli inizi del ‘900.
Oggi la villa è un bene tutelato, così come il loro antico caseificio a Cossoine che fu la fonte di tanta agiatezza.

 

La bella palazzina all’angolo di via Paoli fu costruita a metà anni ’30 dall’impresa Bolognini. Curiosamente l’ingresso presenta due statue di donna seminude, questa scelta inusuale per un’abitazione privata, unita allo stile sbarazzino dell’immobile, alimentò la sempre fervida fantasia dei sassaresi che dissero per anni che in realtà fu una casa d’appuntamento d’alto bordo. Non che fosse impossibile, visto che da qualche parte dovevano pur essere… ma ormai è tardi per sapere la verità!

Palazzina angolo via Paoli

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