Sassari da amare/6: viaggio alla scoperta delle ville storiche della città

Sassari da amare/6: viaggio alla scoperta delle ville storiche della città

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Prosegue il viaggio nel tempo di Marco Atzeni che ci conduce alla scoperta delle dimore storiche di Sassari, tra aneddoti e curiosità

Testi e foto di Marco Atzeni

 

I portici a sinistra della piazza sono battezzati in onore di casa Crispo, ma fanno parte anche di un altro palazzo, quello costruito affianco nel 1876 dall’impresario edile Andrea Tola che lo vendette, una volta ultimato, al sassarese Giovanni Quesada e alla moglie ozierese Gerolama Mannu. Entrambi nobili, ebbero 3 figli, come i piani della casa.

La più piccola si chiamava Fanny e vi nacque nel 1880, prese lezioni di pianoforte, ma a differenza della sorella Anna, suonava ad “orecchio” perché in realtà adorava cantare. Fanny era istruita e graziosa e fu un friulano di nobili origini, 15 anni più grande, dirigente in un ufficio adiacente al palazzo, a conquistarla ventenne. Mario di Spilimbergo suonava anche il violino e fu con questa scusa che poté entrare a casa. I due si sposarono nel 1901, vissero a Roma ed ebbero una bimba, Giuseppina. Purtroppo Fanny rimase vedova a 35 anni e così ritornò a vivere con la figlia nel palazzo di Sassari, dedicando tutta la vita alla beneficenza. Rispettata dai fascisti (prima), dagli antifascisti (dopo) e benvoluta dagli umili per la sua umanità, a 50 anni il destinò la ripagò aiutandola a (ri)conquistare l’avvocato Peppino Abozzi (suo amore giovanile) che, essendo direttore d’orchestra amatore, la catturò sempre grazie alla musica e con il quale visse un amore maturo durato altri 30 anni. Fanny Quesada morirà 86enne nelle sue stanze nobili su piazza d’Italia, circondata da oltre 1500 spartiti e, passando lentamente vicino al palazzo, chiudendo gli occhi, forse si potrebbe ancora sentirla cantare, come da ragazza.

Il palazzo è oggi ancora quasi tutto degli eredi.

 

 

Quella conosciuta come “casa Cugurra” in via Roma è in realtà un complesso di 3 immobili attigui, con una storia edilizia lunga 25 anni cominciata nel 1880, quando il signor Salvatore Cugurra acquistò un lotto di campagna edificabile di fronte alle carceri. Inizialmente ne usò solo la metà, costruendovi una delle case più raffinate di Sassari, quella sorta di villino basso a U con al centro il patio rialzato e le statue. Nel 1905, coi figli da dimorare, il Cugurra eresse anche una seconda casa, quella che si vede dietro, con la cupola in metallo, che però non fu allineata al villino, ma inspiegabilmente arretrata di diversi metri rispetto al fronte strada. Poiché era vietato erigere case nelle retrovie, il Comune sottolineò l’irregolarità, ma il volpino Cugurra, al posto di sanare la casa contestata, nel 1910 “risolse” costruendovi davanti una terza casa – quella bianca e azzurra a 3 piani – così da nascondere quella dietro.

Signor Salvatore era uomo astuto e sicuro della sua fama, nel 1897, infatti, era stato proprio lui, con la sua grossa impresa edile, ad aver realizzato l’imponente basamento della statua di piazza d’Italia e poi ad aver diretto le manovre per issarcela sopra. Un lavoro prestigioso che richiese un anno e mezzo e per il quale venne pagato 7000 lire. Cugurra, nato povero e senza studi, morì ricco a 72 anni, nel 1916, lasciando “le” case di via Roma ai suoi 5 figli e consegnandosi all’immortalità con una firma nascosta: se osservate bene proprio il basamento, in un angolo troverete la sua incisione: “S. CUGURRA”.

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