Sassari da amare/4: viaggio alla scoperta delle ville storiche della città

Sassari da amare/4: viaggio alla scoperta delle ville storiche della città

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Quarta parte del viaggio nel tempo per conoscere le dimore storiche di Sassari, tra aneddoti e curiosità raccontate con passione da Marco Atzeni

 

Testi e foto di Marco Atzeni

 

Col piano di espansione che portò alla nascita dei quartieri di Cappuccini e San Giuseppe, veniva predisposta anche una lottizzazione minore di una zona presso Santa Maria che prendeva il nome di “Fosso Fiorentino”, ricompresa tra le vie Coppino, Margherita di Savoia e Angioy. Il lotto numero 7, ad angolo, fu acquistato nel 1909 da Bartolomeo Pesce, l’industriale sassarese che nel 1874 aveva fondato il glorioso pastificio in attività per quasi un secolo e figlio del fabbro ligure Ambrogio. La scelta di quei 496mq fu per comodità: l’enorme pastificio sorgeva proprio di fronte e bisognava solo attraversare la strada per raggiungerlo (via Coppino all’epoca era un meraviglioso viale alberato senza traffico). Il costo del terreno fu di 1,50 lire al metro e poiché il Regolamento Comunale imponeva agli acquirenti di costruire entro due anni, si desume che la casa sorse tra il 1910-‘12. Negli anni ‘30 e ‘40 vi abitarono invece Monsignor Ingolotti e l’architetto Angelo Misuraca con la moglie Eugenia Catanzaro Santini, quest’ultimo vi adibì anche il suo studio, in cui ideò, tra i tanti, i plessi scolastici di Piazza Marconi o i rioni di Porcellana. Proprio da qui, nel ‘43, Misuraca venne prelevato con l’accusa di apologia del fascismo e, tradotto nel carcere di Oristano, vi morì poco tempo dopo. Oggi la casa è tristemente abbandonata per problematiche dovute a vincoli artistici e legali.

Lotto n 7 Fosso Fiorentino

 

La villa di via Oriani fu realizzata nel 1932 dall’impresario Giovanni Maria Ticca che, oltre a costruirla, la abitò. “Gianni” Ticca era nato a Dorgali nel 1895 ed era figlio di ziu “Zizzu”, un nuorese che tramandò l’intraprendenza ai suoi numerosi figli. Laureatosi in ingegneria a Bologna nel 1923, dopo un periodo di gavetta Gianni fondò la“Costruzioni Ing. Ticca” nel 1928. L’ingegnere aveva notevoli capacità che, unite alle simpatie politiche, lo resero un potente impresario. Le opere realizzate furono imponenti e prestigiose tra le quali gli acquedotti di Sassari, Osilo, Florinas e Sorso, collaborò alla realizzazione dell’aeroporto di Pratica di Mare, degli argini del Po, delle fortificazioni del Vallo Alpino e delle mitiche “bonifiche fasciste” nell’agro romano. Viaggiava costantemente, dividendosi tra Sassari e Roma ed in via Oriani nacquero due dei suoi tre figli avuti con la moglie Maria Luisa Cao. Ticca non si fece mancare il titolo di “Conte” (conferitogli dal Papa) e nel ‘42 quello di “Cavaliere del Lavoro” (uno dei più giovani della storia). La villa di Sassari, all’epoca nell’immediata periferia, era circondata da un ampio terreno che nei decenni venne smembrato per costruire i palazzi oggi attorno. Curiosamente, anche come residenza romana Ticca scelse una villa e, a testimonianza del suo amore per Sassari, la chiamò “Villa Torresina”. Ticca si spense a Roma nel ‘66 ed in via Oriani casa sua è oggi immutata.

Villa Via Oriani Sassari

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