RUMORI FUORI SCENA

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Fabio Loi: «Amo follemente la Sardegna ed è qui che il teatro può essere un lavoro»

foto: Laura Francesconi

foto: Laura Francesconi

Il teatro è il luogo del sogno, quel rifugio senza tempo in cui i nostri occhi si cibano di storie. Il teatro ha il profumo delle cose sospese tra la realtà e la favola e in questa nicchia di vita fatta di racconti e di immaginazione si muove lo scenografo. Come un demiurgo che dà respiro a materia inanimata lo scenografo ferma l’orologio del tempo ed è in grado, per primo e più di ogni altro, di regalare un mondo intero a chi guarda la scena. Fabio Loi lo sa bene perché il teatro è da sempre il suo mondo. Scenografo, costumista, fotografo, a dispetto della sua giovane età vanta già una notevole esperienza, premi internazionali e collaborazioni di prestigio oltre ad importanti progetti all’orizzonte che lo vedranno protagonista di nuove sfide.

La forza creatrice che spinge il suo lavoro artistico si ciba di empatia e coralità. Dare vita alle proprie idee non è semplice ma con fiducia incrollabile ed un immenso amore per la sua terra, Fabio Loi ha scelto la strada forse più impervia, quella di non essere tra coloro che trovano la via della realizzazione all’estero ma nutre le fila di quelli che rimangono a dare speranza al nostro territorio.

«La mia scelta di rimanere qui può apparire un po’ folle ma è frutto di riflessione. Amo infinitamente la Sardegna e se posso coltivare il mio amore per la fotografia anche viaggiando è qui che voglio invece portare avanti il mio lavoro di scenografo e costumista. La natura di ogni uomo è quella di preservarsi, non certo di morire di fame, e credo che qui in Sardegna si possa sperimentare la possibilità, che c’è e che io già conosco, di creare un mercato relativo al mondo dello spettacolo e principalmente al teatro. Follemente, da imprenditore, credo che sia giusto intercettare un mercato in espansione.»

Bozzetto di Fabio Loi per il costume del Cappellaio Matto (interpretato da Nicola Virdis)

Bozzetto di Fabio Loi per il costume del Cappellaio Matto (interpretato da Nicola Virdis)

La sensibilità è il filo conduttore della vita e del lavoro di Fabio Loi che dopo esperienze peculiari alla ricerca dello scatto perfetto, come condividere lo stile di vita insieme ad una famiglia di circensi o con i gitani dell’est, dopo numerosi lavori con la compagnia de La Botte e Il Cilindro, ci racconta un metodo di lavoro in cui bisogna sempre tenere presente il proprio obiettivo.

«Mi riservo sempre di fare ciò che trovo giusto, per questo rinuncio anche a dei lavori. So che in questo momento storico sembra una cosa da pazzi ma credo in quello che faccio e pian piano ho imparato anche a saper dire di no a ciò che non è compatibile con le mie esigenze. I “no” sono più formativi sei “sì”. Selezionare è importante. Scelgo quello che può arricchirmi in termini di esperienza perché anche dal punto di vista della collaborazione è importante che ci sia empatia. È sempre un lavoro artistico.»

Proprio perché l’occhio dell’artista non può fare a meno della passione è con grande affetto che Fabio ha ricordato alcuni dei suoi compagni di lavoro: «Ho imparato molto dal regista Pierpaolo Conconi. È un uomo di grande esperienza e grande raffinatezza. Inizialmente mi scioccava facendomi delle richieste che erano vere e proprie sfide. Le persone come lui danno stimoli talmente potenti che ti permettono di lavorare bene e crescere professionalmente. Recentemente ho lavorato con Nicola Virdis e Sara Barozzino. Anche loro come me danno grande importanza al lavoro di gruppo. Nessuno deve rimanere indietro. Nicola e Sara rappresentano questo tipo di atteggiamento che mi ha subito coinvolto.»

foto: Piera Tirotto

foto: Piera Tirotto

Teatro e fotografia sono due facce della medaglia che Fabio Loi riesce a mischiare, a scomporre e a ricomporre con la maestria e il fascino di un giocoliere. «Il lavoro del fotografo è abbastanza simile, da un certo punto di vista, a quello dello scenografo perché la base della fotografia è la composizione, la gestione dello spazio che per lo scenografo è tridimensionale mentre nella foto è bidimensionale. Fotografare vuol dire scrivere con la luce. Crei un’immagine ferma che nella realtà non esiste. Ma anche lo spazio scenografico non esisterebbe senza la luce. Le due cose coabitano in me. Cerco di trovare il meglio in un ambito e di investirlo così anche nell’altro.»

Siamo sicuri che l’eclettica sensibilità di Fabio Loi ci stia per regalare ancora qualcosa di nuovo «ma per ora è una sorpresa» ci dice, e noi la attendiamo come un regalo da scartare.

 

 

Francesca Arca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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