REMEMBER STING

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Sting aka Gordon Sumner photographed at a Photocall to launch 'Nothing Like The Sun' album and tour London, England - 13.09.87 Featuring: Sting aka Gordon Sumner Where: London, England, United Kingdom When: 13 Sep 1987 Credit: WENN **Only available for publication in USA**

Sting  photographed at a Photocall to launch ‘Nothing Like The Sun’ album and tour
London, England – 13.09.87  Credit: WENN

di Angelo Pingerna

E a  Sassari arrivò l’english man. Rock-pop di classe, sesso tantrico e tutela dell’Ambiente

Quell’anno, il 1994, sembrava non dovesse accadere niente nella sonnolenta e ‘siestosa’ Sassari. Le solite discese a mare e le facce cotte dal sole. Qualche prova in cantina e concertini qua e la. La solita estate, insomma. Come sempre.

Un giorno, la notizia arrivò in sordina: “Hai sentito? Quello di “Roxanne”, si, quello che canta “Every breath you take”, Sting! Deve suonare allo stadio!”“Quale stadio?”“ L’acquedotto di Sassari”“ Ma dai! Ti pare che uno come lui viene a Sassari”.

Poi, le voci iniziarono ad essere più insistenti fino alla comparsa dei manifesti e delle prevendite. Ricordo ancora quando ricevemmo i carnet dei biglietti nel “regno della musica”, dove lavoravo. Tra la diffidenza generale, i fan li acquistarono assaliti dal complesso dell’amante abbandonata: ultimo gesto di un amore non corrisposto.

Tuttavia, si ebbe la sensazione che l’intera città avrebbe partecipato all’evento del secolo. Avrei voluto avere una telecamera nascosta per documentare l’illimitata fantasia umana. C’era da sbellicarsi dalle risate, ma anche da rimanere attoniti davanti a certi espliciti commenti da parte delle donne, affascinate dall’arte del sesso orientale.

Tra dubbi e perplessità, i biglietti furono venduti, come il pane, in tutta l’isola. E non solo. Essendo l’unica data italiana di Sting- appellato ormai come “lui”- centinaia di continentali affezionati prenotarono viaggio e concerto per godersi il loro eroe che, all’epoca, aveva preso le sembianze e lo stato di un guru internazionale.

La ciliegina sulla torta arrivò con la notizia che a muovere il baraccone, per scherzo, per scommessa e per attirare l’attenzione sulla piaga degli incendi nell’isola, sarebbero stati  i Tazenda con Andrea Parodi. E che proprio loro avrebbero apertola serata.

Con quasi 20mila biglietti venduti, il concerto iniziò ad avere contorni epocali e tutta l’isola ebbe gli occhi puntati su Sassari.

Senza neanche rendercene conto, si giunse al fatidico D-Day ,il 22 Settembre del 1994. L’impatto dello stadio stracolmo di gente fece impressione; senza contare i portoghesi accampati nel piazzale intenti a scolarsi pinte di birra e divorare panini ‘caddozzoni’.

A migliaia i “io non pago per entrare alla torrese” duri e puri. Qualcuno preparò pure sigarette di strana fattura.

Fra odori di cipolle e salsiccia rosolati, I Tazenda salirono sul palco accompagnati da un lunghissimo boato. Andrea Parodi saltellava ovunque, sciorinando il repertorio migliore e scaldando la folla come tutti gli apripista. Ma il pubblico conosceva il loro valore aggiunto, e la risposta fu tutt’altro che fredda. L’apoteosi si scatenò quando Andrea iniziò ad intonare l’”Ave Maria” di Maria Carta, scomparsa all’alba del giorno del concerto.

Poi di nuovo a rockeggiare, fino a quando non accadde l’incidente. L’entourage di “lui” diede il time out ai Tazenda senza preavviso e la band venne zittita dal fonico e allontanata dal palco in fretta e furia.

Il tempo di digerire uno sgarro cosi oltraggioso ed ecco che la band di Mr Sting salì sul palco accompagnata da una fragorosa ovazione. Il pubblico aveva già dimenticato. Sting rodò il suo nuovo album “Ten Summoner’s tales”.

Intorno a me qualcuno annoiato iniziò a parlare a voce alta con la leggenda metropolitana: “oh ma a lu sai undi ha drummiddu Sting? Era a Porto Conte e l’ hanno visto uscire stamattina presto con una di Sassari”. Il tempo di riprendermi dal gossip e partirono i pezzi dei Police. Uno dietro l’altro. Il pubblico impazzì. La band, che all’epoca era considerata fra le migliori al mondo, con Vinnie Colaiuta e Dominique Miller, suonò in maniera impeccabile con un piglio mai sentito da queste parti. E poi “English man in New York” fece cantare tutto lo stadio. E così con un “goodnight Sardinia” il biondino londinese che faceva andare in visibilio tutte le femminucce presenti, lasciò il palco.

Afferrato lo zainetto, le mani in tasca mi diressi, come sempre a piedi, dall’altra parte della città con un chiodo fisso: “chi sarà la tipa che era con Sting a Porto Conte?”  Di sicuro, l’indomani, avrei comprato un bel manuale sul sesso tantrico. Continuai la strada pensando a Joey Ramone, che avrei visto la settimana successiva. Bella estate quella del 1994, tutto sommato.

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