QUEL CHE RESTA DEL FEMMINISMO

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Alessandra Giudici: «Non esiste il cameratismo femminile. Le mie più acerrime nemiche? Erano donne ».

Si definisce “intellectual snob”, riscoprendosi poco tollerante. Autocritica, a tratti blandisce la sua arguta ironia squarciando il velo di severità. E’ una ragazzina del ’68 Alessandra Giudici, e ben conosce lo slancio della rivoluzione collettiva, foriera di conquiste e cambiamenti che schiudono un varco anche alla sua consapevolezza. Dopo la decennale esperienza alla presidenza della Provincia, la scuola richiama all’appello Alessandra, con lezioni di inglese da preparare e studenti da formare. Ci incontriamo oltre l’orario scolastico. Il suo piglio rassicurante segna il passo ad una piacevole conversazione. Sotto il segno del femminile pragmatismo, dilatato nei rinnovati sorrisi.

Presidente della Provincia di Sassari dal 2005 al 2015. Quale contributo pensa di aver portato alla politica come donna?

Zero virgola zero periodico. Per una donna è difficilissimo inserirsi in un mondo di completo predominio maschile. Io ho pagato le conseguenze della mia presenza in un ambiente dove non capivo bene a che punto arrivasse il concetto di politica e iniziasse quello, a me totalmente estraneo, dei compromessi. E ancora, far buon viso a cattiva sorte e abbandonare le proprie opinioni. Probabilmente ho sbagliato tutto io. Anzi, sicuramente.

Difficile crederlo con due mandati …

Il primo mandato è stata una scommessa. Non avevo nessuna idea di candidarmi. In quel periodo ero vice presidente alla Camera di Commercio, e la mia “carriera” fino ad allora era andava avanti nell’imprenditoria come presidente dell’Api Sarda a Sassari – ex associazione delle piccole e medie industrie – e vice presidente Regionale. Allora c’era il mito dell’ imprenditore prestato alla politica. I grandi partiti sono molto attenti ai cambiamenti, anche dal punto di vista mediatico, e una donna, imprenditrice, allettava. Mi sono ritrovata tra politici senza che mi conoscessero, ed io conoscessi loro. Parlo in generale come fossero una lobby: molto coesa da un punto di vista e completamente disgregata dall’altro. Quindi, catapultata in politica, vinsi il primo mandato grazie al partito che comunque mi aveva sostenuto. Ritrovandomi però sola contro tutto e tutti. Basti pensare che i primi contestatori furono proprio i miei sostenitori. Il secondo mandato l’ho vinto con i miei voti. E da quel momento in poi sono andata avanti per conto mio. Sapevo di poter contare solo sulle persone che avevano la mia stima e la mia fiducia. Ho lavorato molto, ma è stato logorante. Fortunatamente mi ha dato una mano la mia ironia.

In questo periodo le donne in politica sono giudicate per le capacità di leadership o per il loro sesso?

Queste domande sono veramente pericolose. Credo che l’ esteriorità, il fascino, non possa non essere il punto di forza di una donna in politica e, in generale, nel lavoro. E’ chiaro però che non può limitarsi a questo. Intorno ad una donna che fa politica c’è un mondo maschile. Mi spiace dare un messaggio così sconfortante ma, personalmente, le delusioni sono state tante. Come le amarezze.

Ad un uomo non si chiede mai cosa significa fare politica. Ad una donna sì. Perché?

Rispondo con un piccolo aneddoto. Da mio padre, io e mia sorella abbiamo ereditato un’azienda metal meccanica che si occupa della produzione di carpenteria metallica pesante. Per far fronte alle necessità siamo andate a lavorare in officina, cosa che nessun uomo, erede, avrebbe mai fatto. Abbiamo dovuto dimostrare le nostre capacità perché chi veniva da noi, in ufficio, non dava credito alle nostre competenze. Se al nostro posto ci fossero stati due fratelli non avrebbero dovuto mostrare alcunché. Ecco, la stessa cosa avviene in politica.

Arriverà mai il trionfo femminile in politica?

Questa cosa mi amareggia moltissimo. Sono grande, ho vissuto il femminismo in uno dei suoi momenti più accesi. Ricordo che con la mia amica andavo in piazza a fare un casino mondiale. Ero una bambina. Ho avuto un’evoluzione nella mia vita e soprattutto sono stata cresciuta da due genitori molto intelligenti e aperti che hanno permesso di forgiare il mio essere. Qualsiasi cosa era una conquista naturale. Assodata. Non ho mai rinunciato alla mia femminilità o desiderato scimmiottare certi atteggiamenti. Ora, tutto ciò che è stato conquistato, a fatica e con tanta passione, è andato perduto.

Come mai le donne che paiono aver tanto bisogno di identificarsi in un modello femminile politico, di fatto sembrano non votare le donne?

Per un retaggio ancestrale. Gli uomini riusciranno sempre a fare gruppo, le donne no. Non esiste il cameratismo femminile. Le mie più acerrime nemiche erano donne.

Per concludere, un suo pensiero sugli innumerevoli casi di femminicidio. E’ possibile che l’uomo non accetti l’emancipazione femminile?

Questo è il segno dei tempi. Stiamo tornando indietro. Non è solo femminicidio, ma un attacco contro tutti. Di fatto l’emancipazione non esiste più. Un ritorno al medioevo che mi sta spaventando molto, anche se dobbiamo valutare che viviamo nell’era di internet e, la notizia è immediata. Chissà quanti altri casi di omicidio si sono perpetuati nel tempo, di cui noi non abbiamo saputo niente.

 

 

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