Purtroppo sono un tifoso

Purtroppo sono un tifoso

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La disarmante malattia di Zuppetta, irriducibile seguace della Dinamo

roberto-piuIl nome di Roberto Piu non scalda l’immaginario collettivo, e non genera chissà quali ricordi nella memoria della gente.

Ma se scomodiamo il suo divertente pseudonimo, che lo ha reso leader incontrastato dei cinquemila del Palaserradimigni intenti ad inneggiare ai propri colori, tutti conoscono Zuppetta.

Il tifoso allegro e simpatico, sportivo e corretto che adora viaggiare senza orario e comodità e con pochi soldi in tasca, capace di conquistare l’amicizia di assi avversari come Alvin Young, è il romantico pioniere di un periodo della nostra storia, che non ci vedeva in lotta per uno scudetto. Anni di sacrifici e di sponsor difficili da trovare, di giocatori di dubbio valore e di organizzazione societaria affidata all’entusiasmo del volontariato e l’improvvisazione di provincia. Questo innamorato romantico che sopravvive alle mode ed alla rapida espansione del fenomeno ci piace e merita un ritratto.

L’INTERVISTA

Come è nata la tua passione per la nostra squadra, in un’epoca nella quale non era automatico essere accanito tifoso?

Sono trent’anni, che seguo le vicende dei nostri colori. Fattivamente la mia militanza cronica di appassionato nasce nel 1988, appena ho terminato il servizio militare. La squadra stava per raggiungere la Legadue.

Hai conosciuto gli anni eroici, quelli dei piccoli palasport e dei piccoli centri. Quali sono i viaggi più avventurosi da rievocare?

Mi ricordo un viaggio senza fine per raggiungere Sora, il paese della Ciociaria in provincia di Frosinone, Mille viaggi e migliaia di chilometri, con la cartina in evidenza e gli orari dei bus e dei treni annotati…

Inizialmente eravate un manipolo, ed orasiete un esercito di appassionati della Dinamo disseminati in tutta l’isola. Che cosa ti senti di dire ai nuovi tifosi, che si avvicinano al basket?

Non voglio essere polemico, ma in molti casi è solo una moda ed un fenomeno di costume. Tutti si riempiono la bocca del nome del banco e sembrano i più fanatici supporter, ma alla prima sconfitta sono delle belve che si accaniscono con le accuse gratuite e le critiche più severe. Il tifoso è un’altra cosa. Il tifoso è un innamorato che resta vicino nella buona e cattiva sorte della sua squadra, e la segue senza discussioni.

Essere tifosi della Dinamo vuole dire anche partecipare ad eventi di carattere sociale…

Oh, sì. Mi ricordo quando ci siamo schierati nella vicenda ambientale della E-ON. Mi piace che la mia squadra segua anche certe dinamiche del territorio, e ci renda protagonisti di buone battaglie.

Come è nato il mitico striscione “ ZUPPETTA C’E’ ”?

E’ la mia seconda pelle, quasi un tatuaggio trasferito in un lungo lembo di stoffa. Ero partito al seguito della squadra per lo spareggio di Imola. Molti erano scettici sulla mia adesione alla trasferta, e tra questi un mio amico. Era una delle rare occasioni televisive della Dinamo, che non era mica la grande squadra di oggi ed aveva poca visibilità. Nel settore riservato agli ospiti ho esposto in bella evidenza il mio panno ed ho dimostrato la mia partecipazione. E’ diventato il mio simbolo ed il mio talismano.I tuoi compagni di squadra sono di varia estrazione sociale, ma uniti dal comune denominatore della fede sportiva… Mario e Giovanni, Umberto e Costanzo sono i più abituali. Ci basta uno sguardo ed un cenno di intesa,  e ci muoviamo all’unisono.

Come trovi il tempo per esercitare il mestiere di supertifoso?

Negli Anni Novanta ero un dipendente e non un libero professionista. Bisognava ogni volta ritagliare spazi di tre giorni consecutivi per giustificare la mia assenza dal lavoro. Inizialmente sono stato costretto ad inventarmi delle balle spaziali per partire, ma nel tempo la mia popolarità è aumentata ed ha conquistato la gloria dei giornali locali. Ho dovuto confessare: purtroppo sono un tifoso!

Il ricordo più caro e l’aneddoto più gustoso?

Non dimentico mai una vigilia di Natale e la mia solitudine indisturbata in un settore riservato ai tifosi avversari. Eravamo a Frosinone, ed erano sbalorditi i giocatori della Dinamo nel vedermi accanto a loro. La società della Veroli ed i suoi tifosi sono stati molto carini e disponibili con me, mi hanno accolto calorosamente  emi hanno permesso di parcheggiare la mia autovettura nello spazio interno del palazzetto. I nostri campioni mi avevano invitato a cena, ma mi attendeva un pasto caldo nel ristorante dell’albergo ed ho declinato l’offerta. Anche a Milano per la storica vittoria di Supercoppa è stato esaltante: siamo partiti in otto ed avrei mille cose da raccontare. Non escludo che un giorno questi aneddoti diventeranno il mio libro di ricordi, quando avrò smesso di girare l’Italia per la Dinamo!

Roberto, avresti mai detto che un giorno avresti festeggiato una Coppa Italia ed una Supercoppa ?

Assolutamente no, e mi sembra ancora un sogno. Ma anche dopo l’eliminazione dall’Eurolega e dopo un’eventuale uscita dal primo turno dei play-off non cambio idea. La Dinamo si ama senza condizioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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