Primo Cittadino – Nicola Sanna, nuovo sindaco di Sassari, disegna la città del futuro

Primo Cittadino – Nicola Sanna, nuovo sindaco di Sassari, disegna la città del futuro

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nicola-sannaPrimo Cittadino” è un modo di dire che può suonare trito. Si capisce istintivamente che sia sinonimo di “sindaco”. Ma se andiamo a ben vedere, che significato diamo a questa rituale espressione? Può voler dire che sia un cittadino migliore, più importante, gerarchicamente al di sopra degli altri. Oppure semplicemente colui che gli altri guida, il primo della fila. Nicola Sanna ha decisamente scelto una terza strada nel suo primo mandato come sindaco di Sassari. Ci accoglie in modo molto informale nel suo studio. E’ un uomo sorridente Nicola Sanna, sorridente ed indaffarato. E’ quasi ora di pranzo ma non guarda minimamente l’orologio. Il telefono non smette di squillare anche se in modo discreto. Una sottile vibrazione sul tavolino. Non ci riceve alla sua scrivania, benché sia atteso da una importante riunione che fra qualche ora deciderà la giunta cittadina. Ci fa accomodare sui bellissimi divani d’epoca che rendono palazzo ducale così affascinante. Con sguardo amichevole inizia lui stesso la conversazione e ci invita a porgergli delle domande.

Adesso dobbiamo chiamarla “signor sindaco”. Qual è stata la prima reazione non appena l’ha saputo?

Sorride in modo divertito.

“Certamente è stato bello! Anche se il momento, non dico più emozionante, ma quello in cui ho davvero preso coscienza del ruolo che andavo a ricoprire e della responsabilità che ne scaturisce è stato il passaggio di consegne.”

Perché crede che i cittadini le abbiano accordato così tanta fiducia, al di là della condivisione del suo programma politico?

“Trovo importante che un sindaco debba essere un uomo raggiungibile. Qualcuno in cui le persone possano riconoscersi subito e col quale sentano di poter condividere parte del proprio vissuto. Ho semplicemente cercato di creare un legame tra le istituzioni democratiche e l’elettorato. In questo senso le primarie sono state importanti. E’ stato un modo per far riavvicinare la gente alla politica, specie in un periodo storico come quello attuale. Il cittadino partecipe deve sapere di essere determinante. E’ così che darà fiducia alla persona più adatta a ricoprire questo ruolo, quella più vicina al proprio sentire. Un sindaco deve essere al servizio dei propri cittadini!”

La sfiducia nei confronti della politica è una cosa ormai diffusa. Oltre gli scandali che conosciamo, quali pensa siano le ragioni profonde di questo disamore?

“Io sono figlio di un servo pastore. Conosco la storia di chi ha sempre lavorato, facendo sacrifici per stare dietro ad un processo economico che provoca sofferenza. Un tempo le persone avvolgevano la loro valigia nello spago e andavano all’estero a cercare fortuna. Oggi accade la stessa cosa, solo che i nostri giovani sono costretti ad avvolgere nello spago il loro titolo di studio. Lo smarrimento nei confronti della politica nasce anche dal fatto che una volta chi era figlio di un operaio sarebbe diventato egli stesso un operaio, il figlio di un imprenditore allo stesso modo sarebbe stato un imprenditore. Oggi questo sistema sociale è venuto meno. Si può essere figlio di un contadino o di un servo pastore e laurearsi, diventare qualcosa di diverso. Questo però crea una crisi coscienza che la politica non è riuscita ancora a risolvere.”

E lei come pensa di ovviare a questo sentire così diffuso?

“Sono convinto che le forze debbano lavorare molto per cambiare. Non si combatte abdicando ma partecipando, scegliendo ciò che è più simile a noi. Chi si astrae, chi non sceglie, dà ragione alla politica sporca. Il cittadino non deve comportarsi come un suddito! A me ad esempio piacerebbe poter partecipare alle Assemblee d’Istituto nelle scuole che sono ormai quasi solo un giorno di vacanza. Se si riuscisse a far capire ai ragazzi che dalla scuola può arrivare un’enorme onda d’urto, che loro possono essere determinanti nelle decisioni della politica, diventerebbero dei cittadini consapevoli e partecipi.”

Crede di poter riuscire a spiegare la politica ai giovani?

“La comunicazione deve andare oltre il messaggio, bisogna creare empatia. La politica è una cosa semplice fatta soprattutto di coerenza tra le idee che si esprimono e come si è in grado di metterle in pratica. Non si può portare avanti un principio in ambito politico e poi discostarsene nella propria vita. In questo modo non si è autentici! Gli elettori non sono stupidi, se ne accorgono ed è per questo che si allontanano dalla politica. Ho detto più volte che le persone si dividono in tre categorie: un 40% è fatto di gente assolutamente onesta, un altro 40% è speculare e contrario al primo, cioè è composto da individui che non hanno remore nel fregare il loro prossimo, e poi rimane un 20% che ondeggia tra i due estremi. Noi dobbiamo riuscire a conquistare questo 20% di persone e portarlo definitivamente nella serietà, nell’onestà, attraverso i valori comuni e la voglia di fare e di partecipare. Non saremo mai come i tedeschi o gli inglesi – ed è un bene da molti punti di vista – ma dobbiamo sconfiggere l’ipocrisia di fondo che ancora permane!”

Beh, in qualche modo possiamo dire che lei ci sia riuscito. Non trova?

“Io credo solo di aver esternato ciò che sento e che sono. Ho fatto e faccio parte di quel 40% di persone oneste e probabilmente chi ha votato lo ha capito. Ci siamo dati reciproca fiducia. Sapere di aver fatto sentire la gente parte di un processo rende la mia responsabilità ancora maggiore. Ora ci saranno molte scelte da fare.”

Quali sono le cose che ritiene più importanti?

“Innanzitutto vorrei che la ZTL diventasse una sorta di mercato naturale. I grandi centri commerciali ricostruiscono oggi un paesaggio finto. Vorrei semplicemente fare in modo che i cittadini si riappropriassero di un paesaggio naturale. Dobbiamo creare un centro storico che sia sicuro, piacevole, attraente e crei quell’aggregazione tra le persone che ancora manca. “

E il suo asso nella manica? Tutti ne hanno uno!

“Mi piacerebbe molto riuscire a realizzare il collegamento tra l’aeroporto di Fertilia e la ferrovia Sassari-Alghero. In questo modo Sassari potrebbe realmente diventare una città turistica. Ovviamente tutti questi progetti non si impongono ma si condividono. Ho pensato per questo motivo ai comitati di quartiere, saranno dodici. Che tra l’altro è un numero che per me ricorre spesso in questo periodo.”

Il dodici? C’è la Cabala di mezzo?

“Ma no! Il dodici è un numero importante” – ride divertito – “il mio programma elettorale aveva dodici punti! Io sono il ventiquattresimo sindaco di Sassari e ventiquattro è un multiplo di dodici. E poi il dodici è il numero che si può contare sulle dita di una mano quando si usa il pollice e le falangi delle altre dita. Sono esattamente dodici. E’ un metodo di calcolo molto antico, si tramandava oralmente. Lo usava mio nonno che era un mugnaio. Oggi, seguendo lo stesso metodo, hanno creato le tastiere per i cellulari.”

Ci ha parlato di suo padre, di suo nonno… ma lei che bambino e che ragazzino è stato?

“Da bambino facevo il chierichetto a San Nicola, proprio qui di fianco! Don Gino Porqueddu radunava tutti i bambini della città e il centro storico all’epoca era molto abitato. Metà città abitava qui! Una volta fecero una sorta di concorso tra noi chierichetti e io diventai Capitano dei chierichetti! A dieci anni poi, ero Vice Capo Squadriglia degli Scouts di Santa Maria. Quando fui un po’ più grande mi interessai subito di politica e a 17 anni e mezzo mi ricordo che parlai prima di un comizio di Enrico Berlinguer. L’anno dopo diventai segretario provinciali dei Giovani del PCI. “

Quindi lei è sempre stata una persona molto impegnata fin da ragazzino. Ma quando ha del tempo libero come lo impiega? Quali sono i suoi hobbies? 

“Io amo tutto ciò che è legato alla terra. Come ho detto, mio padre era un servo pastore, mio nonno aveva un mulino nella Valle del Logulentu mentre mia madre è pugliese, figlia di un boscaiolo. Quando ho tempo mi piace passarlo in campagna con la mia famiglia. In campagna non mancano mai le cose da fare. Poi lì c’è anche il nostro cane e c’è Ficchetto, il gatto. Si chiama così perché è un curiosone e si infila dappertutto! “

E le piacciono gli sport? Li segue, ne pratica qualcuno?

“Mi piace sciare, perché io sono nato in Germania. Amo l’idea della neve, che per noi sardi è così strana. Lo sci è uno sport molto rilassante anche se faticoso. Mi piace anche molto la bicicletta, mi muovo spesso in bicicletta!”

Ci dica un’ultima cosa: se domani venisse qui un suo amico dall’estero che non conosce Sassari, quale posto gli mostrerebbe?

“Che domande! Certamente San Nicola! Da ragazzino facevo il Cicerone per i turisti mostrando e spiegando tutto della basilica. La mia paga era il gelato da Flavio o al Bar Sanna! Io ci sono cresciuto qui, è casa mia!”

Il telefono continua a squillare silenziosamente sul tavolino, come è accaduto per quasi tutta la nostra piacevole conversazione. Questa volta però la telefonata non può essere rimandata. L’ora di pranzo è ormai passata da un pezzo e la riunione è invece vicinissima. Ci salutiamo con calore e cordialità e capiamo che Nicola Sanna non ha scelto di diventare Primo Cittadino per essere il più importante, né per essere il primo della fila. Ha scelto una terza strada, quella di essere il Primo Cittadino a prendere iniziative in mezzo agli altri cittadini.

E C&C non può che fargli gli auguri per il suo mandato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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