PINUCCIO SCIOLA, IMMORTALE COME LA SUA ARTE

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di Laura Fois

Sciola ad un anno dalla morte, la sua umanità è rimasta nella pietra

 

Foto: Nicola Di Mille

 

C’è un patto tra Pinuccio Sciola e le pietre in Sardegna, tant’è vero che assomigliano l’uno alle altre come due gocce d’acqua. Dev’essere la ragione per cui le pietre si lasciano fare di tutto da lui: tagliare, perforare, frammentare. Riesce perfino a farle suonare. Renzo Piano

 

Il maestro di San Sperate Pinuccio Sciola ci ha lasciati il 13 maggio 2016 all’età di 74 anni. Un lutto per tutti e il mondo dell’arte. Non c’è luogo dove lo scultore delle pietre sonore non abbia esposto le sue opere. I suoi lavori si sono ammirati in Messico, in Giappone e in tutta Europa. Non a caso fin dalla notizia della sua scomparsa, non solo in Sardegna, sono stati molteplici gli omaggi alla sua persona e alla sua produzione artistica. Unica e immortale. <<Azzarderei a dire che c’è un’umanità insita nelle pietra>>, soleva dire a chiunque lo intervistasse o bussasse alla sua porta, che lasciava sempre aperta.

 

Foto: Laura Fois

 

Il suo impegno artistico e civile, le sue opere, erano a disposizione di tutti. <<Sai quante volte mi è capitato di suonare e vedere le persone piangere attorno a me? Eppure ci hanno sempre venduto la pietra dura, rigida, muta. Mi sai dare una definizione di pietra? Per cosa è usata oggi? La tecnologia informatica nasce dalla pietra. Essa è elastica, ha un suono in sé. Io mi limito ad accarezzarla. Questi suoni, insiti dentro la materia, sono liquidi semplicemente perché è una pietra calcarea, cioè acqua fossilizzata, per questo a suonare è la memoria. La pietra non è materia morta, è vivissima>>. Quando l’avevo intervistato nel 2015 mi aveva fatto scoprire il Giardino Sonoro, il grande museo all’aperto del maestro, tuttora visitabile durante l’anno, uno spazio artistico e sensoriale dove il tempo resta sospeso e le pietre, oltre ad avere un’anima, profumano di agrumi. <<Avvicinati alla pietra>>, mi aveva detto. Aveva iniziato ad accarezzarla e al ricordo ancora ho i brividi per lo stupore nel sentir suonare pietre che mai avevo visto così elegantemente incise e raffinate, su cui ero rimasta in ascolto. Avevo poi incrociato quegli occhi chiari che sapevano scavare nel profondo inconscio di ciascuno e avevo capito perché certi artisti hanno un rapporto privilegiato con qualcosa di inafferrabile a noi comuni fruitori di bellezze artistiche. Sciola sapeva di avere una missione e la confidava spesso: quella di <<ricreare un nuovo rapporto con la natura. E so che chiunque, una volta che esce fuori dal portone di casa, instaurerà una nuova relazione con essa>>. Il suo studio è un libro aperto di appunti, testimonianze, libri e acquerelli. Lettere di artisti come Vinicio Capossela (“e che so, usare qualche suono registrato che viene dal cuore delle vostre pietre…”), quadri e pensieri di Maria Lai (“Finalmente si capiva che trasformare l’ambiente, migliorarlo, vuol dire proporre una nuova morale, creare nuovi rapporti di vita, combattere le piaghe sociali“), foto con capi di stato. Nonostante i tanti viaggi, il maestro ha sempre preferito tornare a San Sperate, che proprio a lui deve l’accezione di paese-museo. Andate a vedere perché…

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