Non sono uno squalo

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rumunduIl biker globetrotter di Sassari nell’anno di Vincenzo Nibali

Gli italiani riscoprono l’amore per le due ruote. I cicloamatori sono sempre stati numerosissimi: e la passione tradizionale per lo sport che ci ha regalato Coppi e Bartali, Girardengo e Binda, Gimondi e Bugno, Moser e Saronni – fino allo sfortunato ed indimenticabile Pirata con la bandana Marco Pantani – resta intatta.

Proprio la tragica fine del grande grimpeur romagnolo – e la lunga serie di delusioni legate ad atleti vincenti solo con l’ignobile uso del doping – aveva creato un generale clima di disaffezione ed il distacco di spettatori e sponsors dalla carovana dei grandi giri a tappe.

Ora si respira un’aria diversa: e la riscossa parte da un severo controllo contro i bari che usano additivi chimici ed un indebito ricambio del sangue ossigenato per migliorare le prestazioni agonistiche ed i guadagni.

La riscossa del ciclismo italiano parte dalle isole mediterranee. Sono la Sicilia del formidabile “squalo” Vincenzo Nibali, trionfatore dell’ultimo Tour de France; e la Sardegna del prode campione di Villacidro Fabio Aru, terzo classificato nell’ultimo Giro d’Italia.

Ma l’abilità sulla bicicletta può essere sprigionata in mille modi diversi. Ad esempio, il biker di Sorso Stefano Cucca ha realizzato un’impresa straordinaria, con il suo giro del mondo di trentaduemila chilometri tra la Cina e l’Australia, gli Stati Uniti e l’Europa.

Stefano non è uno qualsiasi.

Dopo la Laurea in Economia e Commercio, il Master in Progettazione Europea e l’abbandono di un’avviata Startup legata alla tracciabilità dei prodotti alimentari, il giovane e valente studioso si è concesso una riflessione etica e profonda. In questo pianeta le ottantacinque persone più ricche dispongono di una quantità di denaro pari a quella posseduta da altri tre miliardi e mezzo di esseri umani disseminati tra i vari continenti.

Questa diseguaglianza crudele ed abnorme non può essere ignorata a lungo: e si affacciano nella mente le idee e le pianificazioni per combattere queste ciniche filosofie di spietato consumismo sulla pelle di milioni di sfruttati ed esclusi dal benessere e dalla felicità.

Il suo bellissimo progetto è stato individuato tra i quattro più interessanti in campo internazionale a San Francisco, e la Fondazione “Mind The Bridge” lo ha reso suo. Una battaglia per dare voce agli avversari di questo mondo opprimente.

Il progetto “RUMUNDU” è stato un imperioso bolero di pedalate, in una massacrante prova di resistenza alla fatica ed alle avverse condizioni climatiche, agli imprevisti ed ai momenti di debolezza dell’organismo.

Stefano Cucca ha sentito presto il bisogno di conoscenza e fuga dai rassicuranti cortili della piccola vita quotidiana di Sorso.

Il nome del suo sogno ha una radice soave ed intima. Si ispira ad una frase in vernacolo, che la nonna novantenne e saggia dedicava al periodico rientro a casa di questo ragazzo irrequieto e vitale, pronto a piantare armi e bagagli per esplorare nuovi orizzonti e differenti abitudini sociali e culturali da interpretare nella giusta direzione.

Lo studioso si è inventato grande fondista.

La sfida non era solo la dimostrazione di un’invidiabile condizione atletica. Nello sforzo di Stefano era compresa anche una meritoria fase di studio ed analisi, che annotasse scrupolosamente tante storie e sistemi di vita sostenibile, narrata con dovizia di particolare attraverso i media.

Il biker sardo ha poi utilizzato la propria maratona sui pedali per promuovere generosamente e con rara originalità la nostra terra.

Non sono certamente mancate le pause. Stefano Cucca ha esercitato il sovrano diritto di riposare e fermarsi a bere un bicchiere d’acqua, parlare con degli sconosciuti ed osservare dal sellino un panorama mozzafiato, scandire il tempo e respirare la meditazione.

Da questa esperienza Cucca vuole lavorare su un nuovo progetto. Una sorta di laboratorio itinerante, che permetta lo studio di realtà alternative al nostro caotico sistema occidentale per una vita migliore.

Essere un consulente strategico delle aziende ha permesso al ciclista e ricercatore di guardare oltre la tela dello scenario attuale, come un chirurgico taglio spazialista di Lucio Fontana che sottintenda l’universo degli occhi e della mente. Dietro la prigione di uno spazio invaso dai colori c’è un altro mondo. Queste città atroci ed imperfette sono fatte di periferie ghettizzate e di degrado, di affamati e discariche inquinanti, verde che scompare e cemento che avanza senza un mercato pronto ad accoglierlo. Il creatore di “Rumundu” è attirato dall’idea di un eco-villaggio.

Dove non sono arrivate le grandi videoconferenze è riuscito nell’intento un giovane sardo ostinato e coraggioso con le sue due ruote da combattimento, che giro dopo giro hanno portato la Sardegna a tante anime in cerca di speranze nuove e democrazia autentica.

Il mondo feroce delle multinazionali si prepara al tramonto.

Cara e dolce nonna di Stefano, è tempo di nuove domande.

Giambernardo Piroddi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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