NON DIRE GATTO SE NON C’E’ UNA COLONIA

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La realtà delle colonie feline raccontata da una volontaria

Marta Belfiori

Marta Belfiori

Spesso abbiamo parlato di quanto sia doloroso il fenomeno del randagismo. Ma c’è un’altra realtà che forse riesce a confortare gli amanti degli animali, in particolar modo coloro che amano i mici. Esiste infatti una legge dello Stato, la  l.281 del 1991, che tutela le cosiddette “colonie feline”, cioè quei gruppi di gatti nati liberi che dimorano abitualmente in una zona. Bastano anche solo due mici per poter parlare di “colonia”. Nonostante la tutela, accade spesso che ad occuparsi dei bisogni dei gatti siano dei volontari. Abbiamo per questo motivo parlato con Marta Belfiori che da qualche anno si prende cura di una piccola colonia felina a Marina di Capitana. Diventata volontaria quasi per caso, la giovane ragazza di Quartu Sant’Elena ci aiuta a comprendere meglio questa realtà.

«I gatti delle colonie sono animali molto sensibili che vanno accuditi e seguiti con amore. Non basta solo il cibo ma è bene occuparsi anche delle cure mediche; soprattutto delle sterilizzazioni – così ci spiega Marta Belfiori e continua – Una gatta può anche partorire tre volte all’anno, mettendo al mondo più di quindici gattini. Bisogna garantire vite dignitose a queste bestioline e per questo è importante evitare la nascita di nuovi randagi.»

E il tema della sterilizzazione è spesso uno dei più delicati perché non sempre si è informati sull’argomento. «La IMG-20160128-WA0008sterilizzazione è importante – ci informa la giovane volontaria – non solo per arginare nuove nascite in condizioni di difficile sopravvivenza, ma anche per evitare la trasmissione o l’insorgenza di malattie. Bisognerebbe poter sterilizzare sia le femmine che i maschi. Purtroppo si pensa che la sterilizzazione di un gatto maschio sia un atto sadico o svilente. Non lo è affatto: garantisce invece che l’animale viva in salute evitando disturbi fisici o aggressioni da parte di altri maschi.»

Marta ha già adottato ben quattro gatti provenienti dalla colonia di cui si occupa e si prodiga attivamente sul web per garantire una famiglia anche agli altri. «I social network danno un grosso aiuto. Sono una cassa di risonanza molto forte per sensibilizzare le persone su questo argomento e per garantire ai randagi una sistemazione lontana dalla strada.»

Se voleste decidere quindi adottare un gatto, ricordate che con tutta probabilità vicino a voi ce n’è uno che sta aspettando una famiglia. A volte i social network sono un utile strumento per migliorare una vita… quella del micio ma anche certamente la vostra.

Francesca Arca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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