QUANDO NEL PUGILATO ERAVAMO RE

QUANDO NEL PUGILATO ERAVAMO RE

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Tore Burruni

Tore Burruni

La Sardegna negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 è uno dei regni del pugilato europeo e mondiale. A Porto Torres il mitico maestro Baciccia Martellini ed i suoi pugili sono fra i più temuti d’Italia e d’Europa: un evento straordinario, visto che la cittadina turritana negli anni ‘50 non arriva a 10.000 abitanti. Mario Solinas, Francesco Fiori, Gavino e Mario Iacomini, Bruno Striani, Pino Mura e Mario Altana diverranno atleti di valore internazionale e mai dimenticati dal pubblico.

Ma è Cagliari in quel periodo la capitale del pugilato italiano e fra le città più attive al mondo nel settore. Grande merito è dell’organizzatore Antonino Picciau. Il suo braccio destro è il maestro Lello Scano. Con lui crescono i migliori pugili cagliaritani di sempre: Gianni Zuddas, Gian Paolo Melis, Piero Rollo, Fortunato Manca, Franco Udella, Tonino Puddu e tanti altri, tutti di valore mondiale. Teatro della grande epopea  è la mitica palestra “Sardegna” di Via Barone Rossi. Franco Udella diventa campione del mondo dei  mini mosca nel 1975. Piero Rollo invece è l’idolo dei sardi negli anni ‘50 e ‘60, un peso gallo di valore mondiale, più volte campione d’Europa. Nel mondiale trova la strada sbarrata dal brasiliano Eder Jofre, uno dei più grandi di tutti i tempi. Rollo lo affronta a Rio de Janeiro nel 1960.

E’ una grande battaglia e Rollo è costretto all’abbandono per una ferita all’arcata sopraccigliare. Jofre racconterà più tardi che il pugile cagliaritano è stato fra quelli ad averlo messo in maggiore difficoltà. I match di Rollo all’Amsicora sono leggendari, come quello vinto contro D’Agata nel 1958, titolo europeo in palio. Fortunato Manca da Monserrato non gli è da meno. E’ stato probabilmente il più grande picchiatore di tutti i tempi espresso dal pugilato sardo. Non era eccellente dal punto di vista tecnico, ma aveva un’aggressività ed un coraggio al limite della follia.

Fortunato Manca sale sul trono europeo dei welter nell’Ottobre 1964 sconfiggendo il francese Pavilla a Roma. Solamente due mesi dopo sfiora il mondiale dei Welter pesanti contro Sandro Mazzinghi. Gli appassionati sardi non hanno scordato Gianni Zuddas, un gallo cagliaritano medaglia d’argento alle olimpiadi di Londra nel 1948 e guanto d’oro nel 1959 a Chicago, il più alto riconoscimento mondiale ad un pugile dilettante. Gian Paolo Melis fu un altro Welter cagliaritano di valore internazionale, che svolse parte della sua attività in Francia, dove si trasferì per mancanza di lavoro. Da giovanissimo nel 1951 sconfisse nella sua tana il fuoriclasse francese Gilbert Lavoine, futuro campione europeo.

Grandissimo pugile è stato anche Tonino Puddu, cagliaritano del quartiere Villanova. È stato uno dei leggeri italiani più forti di tutti i tempi, probabilmente inferiore solo ad Arcari, di cui però era più potente. Nel 1971 diventa Campione Europeo, sconfiggendo per KO allo stadio Amsicora di Cagliari lo spagnolo Velasquez. Il 27 Ottobre 1973 Tonino Puddu fallisce la conquista del mondiale a Los Angeles contro il messicano Rodolfo Gonzales, al termine di una vigilia a dir poco travagliata. Da sottolineare la bravura di Fernando Atzori da Ales, un mosca che è stato medaglia d’oro alle olimpiadi di Tokio nel 1964. Nel 1967 diventa campione europeo nei professionisti, battendo a Firenze il francese Renè Libeer. Difende il titolo varie volte, sconfiggendo autentici campioni come Kamara Diop. Fernando Atzori tenta anche la scalata mondiale, ma nella semifinale viene sconfitto dal fortissimo filippino Villacampo. La scuola sarda ha però sfornato altri talenti.

Ad un passo da Porto Torres è giusto ricordare la scuola sassarese, il cui alfiere è stato sicuramente il grande Gavino Matta, un mosca eccellente che divenne campione italiano ed europeo e che diede vita ad epici match contro il portotorrese Solinas, appena dopo la guerra. Di quegli infuocati incontri, valevoli per il titolo, si parla ancora oggi. Sono passati settant’anni. La scuola algherese ha invece dato luce al più grande pugile sardo di tutti i tempi: Tore Burruni, campione europeo nei gallo e nei mosca. A Roma in quest’ultima categoria Burruni conquista il mondiale contro il thailandese Kingpetch. E’ il 23 Aprile del 1965. Il piccolo grande sardo difende il titolo in Australia a Sidney contro Gattellari, sconfiggendolo per KO alla tredicesima ripresa.

Il catalano si arrende nel 1966 al fortissimo Mc Gowan, al termine di un combattimento comunque favoloso. Dopo altri trionfi Burruni a 36 anni decide di ritirarsi, dopo una carriera irripetibile, che lo pone fra i più grandi pesi mosca della storia. La scuola algherese espresse a quei tempi ottimi pugili, come Casabona, Priami, i fratelli Spanedda, Silanos e Chessa. Una menzione particolare va al valoroso Spinetti, che in un torneo a Mosca del 1957 (in piena guerra fredda) sconfigge in finale il terribile russo Zasukin, dopo aver sconfitto nelle eliminatorie pugili di valore mondiale del calibro di Kamara Diop e dello Iugoslavo Mitrovic. La vittoria di Spinetti avrà un’eco mondiale. L’infaticabile maestro di quegli atleti si chiamava Franco Mulas, una leggenda algherese. Di lui va ricordata una massima celebre: «la boxe morirà quando l’uomo nascerà senza braccia.» Per finire è giusto onorare la memoria di Nicolino Locche, argentino ma figlio di emigrati sardi. Nicolino conquistò la corona mondiale dei welter nel 1968 e la mantenne sino al 1972. Aveva i riflessi di un cobra e fu soprannominato “El Intocable”: grazie alle sue schivate nessuno riusciva a colpirlo. Nei Welter è tuttora considerato uno dei più grandi di sempre ed in Argentina per fama pugilistica è superato solo da Carlos Monzon.

Argentino Tellini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

(stralcio da un lavoro editoriale di prossima pubblicazione)

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