Diario semiserio dal pianeta America (2)

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Cari amici di C&C, secondo voi due che vivono in Florida dove decidono di passare le vacanze? In Alaska, of course! Mirko è un grande appassionato di fotografia, abbiamo quindi deciso di concederci dieci meravigliosi e indimenticabili giorni nello stato degli Usa che forse possiede i paesaggi naturali più suggestivi.

L’Alaska è lo stato più grande e più al nord degli Stati Uniti, e noi abbiamo affrontato un lungo viaggio alla ricerca della foto perfetta! Ci sono volute tre ore di volo solo per arrivare da Jacksonville, la città dove viviamo, a Chicago e altre sei per giungere ad Anchorage: un totale di nove ore, quasi lo stesso tempo necessario per arrivare in Italia. Anchorage è la città più grande dell’Alaska ma non immaginatevi palazzoni, downtown o chissà quale metropoli, tutto si riassume in una griglia di stradine con tante case nordiche e basse, quasi tutte costruite in legno. Abbiamo deciso di dividere il viaggio in tre tappe importanti: Valdez, Seward e Homer.

Dopo tutte quelle ore di volo, eccoci di nuovo in marcia verso la nostra prima tappa, Valdez, altre sei ore di auto. La natura in Alaska è veramente incontaminata anche perché è decisamente più forte dell’uomo. Il clima infatti è molto rigido e non è semplice viverci. In estate le temperature si aggirano intorno ai 10°C ma in inverno possono scendere fino a -20°C al sud e addirittura fino a -60°C al nord. Per questo motivo nei mesi invernali non è possibile utilizzare le strade in alcuni punti ed è quindi pieno di piste, anche non asfaltate, per piccoli aerei. Capirete dunque perché è consigliato visitare l’Alaska nei mesi estivi. Noi abbiamo prudentemente optato per la fine di giugno. Il primo impatto col paesaggio che ci circondava è stato forte, tra distese di pini neri, cascate, montagne innevate e imponenti ghiacciai ma soprattutto il sole che non tramonta, cosa che nei primi giorni può creare qualche disagio. Valdez è stata la nostra prima tappa ma anche la città che ho apprezzato di più, ancora del tutto “primitiva” e selvaggia. Gli abitanti sono pochissimi, meno di 4000 persone, tra lavoratori del terminal petrolifero e le loro famiglie. La fauna vive del tutto indisturbata al punto che, come ci è capitato di vedere una mattina, gli orsi escono dal bosco, attraversano la strada e vanno tranquillamente a pescare i loro salmoni al fiume. Stessa cosa per le alci, i lupi e un’infinità di aquile.

La seconda tappa è stata a Seward, una cittadina sulla costa, molto turistica. Mozzafiato la crociera tra i fiordi del Kenai National Park che conclude davanti ad un immenso ghiacciaio dove è possibile ascoltare il rumore dei ghiacci che si muovono. Abbiamo visto le balene, le foche, i leoni marini, le lontre, il puffin – un uccello presente nella zona nord del Pacifico – e i Dall’s Porpoise, dei cetacei bianchi e neri, molto simili alle orche che in italiano vengono chiamati facenoidi, vivono solo nella zona del nord Pacifico e sono molto giocosi e allegri.

Ad Homer invece si respira ancora aria di Russia. Sì, perché l’Alaska fino al 1867 apparteneva alla Russia. Gli Stati Uniti la comprarono e solo nel 1958 divenne uno Stato degli USA. In certe zone si trovano ancora case e paeselli col classico stile russo e le inconfondibili chiese ortodosse con le cupole colorate.

Che dire? E’ stata una vacanza fotografica da ricordare. Ovviamente è un tipo di turismo di nicchia. Non troverete di certo locali notturni, discoteche o chissà quale “vida loca”. Tutto è all’insegna della natura e della pace per cui se sono cose che vi annoiano l’Alaska non fa per voi. Se invece vi attira l’idea di farci un viaggio, ecco un ultimo consiglio: cercate di prenotare tutto con largo anticipo perché sono località particolarmente dispendiose, in questo modo avrete la possibilità di risparmiare. Se vi va di vedere altre foto o i video del viaggio continuate come sempre a seguirci.

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Marta Ciuski

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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