MASSIMO MELE, IL VALORE DELL’IDENTITA’

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«L’aspetto peggiore dell’omofobia è la sua negazione»

Ritiene che descriversi sia la cosa più difficile, eppure il suo acume lo racconta fin dalle prime battute. Massimo Mele, una tesi di laurea pronta e mai presentata dal titolo “L’influenza del movimento omosessuale sul formarsi del pensiero nazista”, commutata in un diploma in lingua tedesca, preso in Germania. Carismatico e propositivo, leader storico del MOS -movimento omosessuale sardo- Massimo è spinto da sempre dal leitmotiv << se le cose non vanno bene la colpa è nostra >>. Nel 1992 crea il MOS con un gruppo di amici. Sono i tempi in cui internet è assente, la possibilità di conoscersi quasi inesistente. E i “diritti al cuore” un miraggio.

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Massimo, cos’è l’omosessualità?

L’ omosessualità è una variante naturale del comportamento umano. Già da  piccoli si dovrebbe insegnare, anche nelle scuole, che esistono tante sfumature della sessualità. E che le persone devono essere rispettate in qualunque modo esse siano. Quando si afferma che non è possibile inserire questo argomento nel programma scolastico, la difficoltà non è costituita dai bambini, i quali, piuttosto, vengono strumentalizzati per creare paure ingiustificate. Ma comprensibili. E così i concetti si confondono e creano allarmismo. Nell’ultima manifestazione a Roma, un cartello riportava la scritta: “gender, sterco del demonio”. Mal interpretando l’accezione di gender.

Definisci il gender.

Il ‘gender’ è il genere. Una costruzione culturale relativa al sesso biologico, che si costruisce nel tempo: il ruolo e l’identità. Il ruolo di genere è quello che la società si aspetta che tu faccia in quanto uomo e in quanto donna. Funzioni che cambiano a seconda dell’organizzazione. E dei tempi.

La manifestazione “Diritti al cuore” ha portato gli effetti sperati?

Si. E’ chiaro che, ogni volta, ci auguriamo siano presenti più persone. “Diritti al cuore” è un evento molto complesso; un pride esteso un po’ a tutti. Noi facciamo una similitudine tra i vari tipi di discriminazione: omofobia, razzismo e sessismo. Affinché si capisca che la convivenza si basa sul rispetto dell’ altro, in qualunque suo significato. Ci dobbiamo abituare a considerare la diversità, non in relazione alla normalità,ma ad altre diversità. Tutti noi siamo differenti. Ora, fortunatamente, i diritti vengono riconosciuti, sebbene con estremo ritardo rispetto al nord Europa, in cui le leggi contro l’omosessualità sono sempre state una realtà. Un’opposizione dichiarata, che nega l’esistenza, porta ad una reazione politica. Ragion per cui, i movimenti formati prima sono stati più solidali. Più comunitari. In Italia, invece, la repressione è stata demandata alla religione, al cattolicesimo. Ed è una soppressione di tipo morale, diffusasi come repressione sociale, dove non è la polizia o il carcere, ma la censura degli altri a valutare sbagliato ciò che sei. Non illegale. Sbagliato. Quello che per il nord Europa è rabbia, per l’ Italia è vergogna.

Non ti pare ci sia troppa ostentazione nei pride? Troppa smania di normalità per qualcosa che ancora così normale non è?

Il ‘pride’ è un momento di liberazione. Non è una semplice manifestazione politica. E’ uno spazio in cui gay, lesbiche e trans vanno in piazza per dire: << io non mi vergogno più. Sono orgoglioso di me stesso, qualunque cosa sono >>. E’ la fierezza della propria identità. Non della propria sessualità. Che non è un’identità condivisa (i gay non sono tutti uguali!).E’ l orgoglio di essere se stessi. Di chi smette di avere paura e dice: << Sono così. A me va bene così. Fatevelo andare bene anche voi >>. Come in tutti i momenti di liberazione, l’espressione e la creatività sono molto più forti. E’ proprio in quegli stati di gioia e festa -visti come carnevalate-  che si abbattono tutte le distinzioni. Se ci si spoglia è perché c’è caldo e non per ostentare. Infatti, durante i raduni invernali, si rimane coperti.

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Qual è l’aspetto peggiore dell’omofobia?

La sua negazione. Un problema di confine tra lecito e illecito. Tra opportuno e inopportuno. Tra opinione personale e istigazione all’ odio. Una barriera minima,che bisogna riconoscere.

Massimo, secondo te l’omofobia è diminuita?

Ha cambiato forma. Nel senso che quando si pensa all’omofobia si fa riferimento a gesti eclatanti. Un po’ come il sessismo, lo si pensa quando c’è il femminicidio. In realtà l’omofobia è presente nella quotidianità. E’ quell’ insieme di comportamenti e pensieri che noi abbiamo interiorizzato. Da una parte si condanna l’aggressione, la violenza e l’omicidio, dall’ altra si impedisce di parlare di omosessualità a scuola.

Il 5 giugno è entrata in vigore la tanto discussa “legge Cirinnà” che regolamenta le unioni civili tra le persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze di fatto etero e gay prive di vincoli giuridici. Che ne pensi?

E’un atto dovuto,soprattutto,  per le convivenze riconosciute già dal secondo dopoguerra. Tuttavia serviva una legge che permettesse di non andare in tribunale per riconoscere i propri diritti. Dopo tanti anni di lotte, per le unioni civili è un’ occasione mancata; nella gran parte dei paesi occidentali avanzati, sono state superate dal matrimonio egualitario. Non che un atto sia meglio dell’altro, ma l’esistenza  di una legge che differenzia in base all’orientamento sessuale di per sé è un esempio di disparità. Si invita la gente a non discriminare gay e lesbiche, quando la legislazione è la prima a farlo. Esiste un matrimonio che è un contratto e non ha nulla a che fare col sentimento religioso. Stiamo parlando delle leggi di uno stato democratico. Non vedo perché non debba essere esteso a gay e lesbiche. Cioè, non capisco perché ci siano cittadini a cui è vietato accedere ad un contratto,cosi come riconosciuto dallo stato. A diritti e doveri della copia. Trovo fortemente discriminante l’aver fatto una legge parallela poiché la differenza è in rapporto ai bambini. Eppure tutti gli studi scientifici dicono che gli stessi crescono benissimo con coppie gay o lesbiche, perfino meglio rispetto alla media. Se vogliamo puntualizzare, a queste coppie non capita di avere bambini non desiderati. Per non parlare dell’alta percentuale di violenza sul minore che avviene all’interno della famiglia etero. Questa legge, nonostante i tanti anni di lotta, non ci offre la possibilità di celebrare una vittoria. Ci ha tolto il diritto a festeggiare i nostri diritti.

Massimo, dove si va se si punta diritti al cuore?

Si va ai sentimenti che superano le ideologie. E oltrepassano la contrapposizione biologica, ché non fa bene a nessuno. I diritti devono essere libertari. Non privilegi.

di Roberta Gallo  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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