L’integrazione nel gruppo di lavoro

L’integrazione nel gruppo di lavoro

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Almeno una volta nella vita vi sarà capitato di dovervi inserire in un gruppo ben avviato o al contrario dover accogliere un nuovo collega nel vostro gruppo.

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Saper gestire l’impatto in questa circostanza è di vitale importanza. Non si può mai avere una seconda prima occasione per presentarsi al meglio e solo in quel preciso istante la curiosità dei colleghi distrarrà del tempo utile al lavoro per riversarlo sulla nuova figura che si sta accogliendo. Insomma, più ci si presenta con un buon biglietto da visita, minore sarà il lavoro di cucitura delle relazioni da quel momento in poi. Passerà addirittura in secondo piano l’aspetto professionale, che è dato per certo, e si metterà in moto la decodifica dell’altro da sé.

Il primo incontro potrà avvenire all’interno di una riunione, in questo modo non solo si avvieranno le presentazioni ma verrà articolato un vero e proprio ordine del giorno, utile per immettere il nuovo arrivato nel vivo delle operazioni.

Il neo assunto potrebbe anche essere invece accolto da un collega, spesso il responsabile del gruppo a cui farà capo, che gli mostrerà a grandi linee la struttura e gestirà in maniera informale le presentazioni di rito.

Meno frequente, seppur reale, è l’assunzione dell’incarico da parte del datore di lavoro, il quale organizzerà il primo incontro come fosse il ritorno a casa del figliol prodigo. In ognuna di queste diverse situazioni vi sono però delle costanti da tenere a mente.

Partiamo dal nuovo arrivato: questi si presenterà sul luogo di lavoro per la sua prima volta ufficiale. Vi è stata infatti almeno un’altra visita ufficiosa, spesa per il colloquio di lavoro, ma in quel caso l’impatto aveva ben altre premesse. Egli sa bene, o alla peggio non si aspetta, che un approccio troppo familiare o eccessivamente distaccato, potrebbe nuocergli per tutto il suo percorso nell’azienda. Per non correre rischi inutili è sempre consigliabile non dare troppa confidenza, neppure quando verrebbe istintivo darla o addirittura quando essa sia incentivata, perché per un collega che l’apprezzerà ve ne potranno essere altri tre che non la tollereranno.

Analizziamo ora le personalità riscontrabili tra i colleghi. Nel microcosmo di un ufficio esistono varie tipologie di persone e prestare attenzione ad ognuna di esse può essere utile. All’interno di un gruppo di lavoro è importante sapere che ciò che conta è portare sempre a termine i propri incarichi. Ciò non significa però che ognuno gestirà il proprio compito in solitudine, soprattutto se i lavori richiedono il coordinamento di più settori o se ragioniamo sul fatto che per otto ore al giorno dovremo convivere con tutti gli altri, spesso all’interno di un’unica stanza. Vi saranno quindi colleghi dal carattere gioviale che non necessitano di cure eccessive ma si aspetteranno altrettanta gentilezza nei loro riguardi. Altri, di contro, non sono fatti per vivere in un gruppo e potranno rendere la vita impossibile a chi dovrà interagire con loro. Per affrontare personaggi di questo calibro è sempre utile essere diretti e formali, così da far desistere qualsiasi ostruzionismo. Vi sono poi coloro che vivono solo per sentirsi importanti e cercheranno in tutti i modi di mostrare la loro bravura, arrivando ad evidenziare le lacune degli altri pur di sentirsi migliori. Un buon modo per lavorare con questi individui è quello di ragionare per intenti, così da porre i fini dell’azienda sopra gli interessi personali.

Altre figure ancor più terribili sono quelle che vivono con il terrore di essere riprese per i propri errori, faranno quindi di tutto per trovare un capro espiatorio utile. Per convivere egregiamente con questa tipologia basterà richiedere un elenco scritto dei compiti in comune e dividere platealmente l’incarico in modo da prevenire qualsiasi incomprensione. Non di rado vi sono i colleghi fantasma. Sono quasi sempre i più timidi ma occorrerà fidarsi poco di questa pacatezza. Spesso essa è, infatti, frutto di un’autoregolamentazione del bisogno di attenzione. Con queste persone, la pausa caffè, se attuata vis-à-vis, potrebbe trasformarsi in uno sfogo su problematiche personali quasi impossibile da gestire. Questo pone l’accento su di un’altra regola fondamentale: gli inviti vanno estesi a tutti, che si tratti di un caffè o che si festeggi una ricorrenza. E’ utile ricordare infatti che una gentilezza non rende migliore chi la riceve, bensì chi la offre. Questo semplice accorgimento vi salverà spesso da situazioni sconvenienti… anche in ufficio!

Daniele Spanu

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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