«Le polemiche scorrono, gli eventi restano», intervista a Luciano Serra

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Per la Sardegna una prima assoluta e per Sassari una grande vetrina

«Antiquario per passione e professione, viaggiatore curioso, innamorato della vita, della Sardegna e della Corsica». Così si legge nel profilo Twitter di Luciano Serra, antiquario sassarese, presidente dell’associazione degli antiquari sardi, organizzatore della mostra “Caravaggio e i caravaggeschi”, tra gli artefici – per non dire il principale artefice – dell’associazione “Sassari Rinascimento” che si propone da ormai un anno di ripensare la città come baricentro della vita sociale, economica e culturale di una parte consistente dell’isola, se non di tutta la Sardegna.
Un’associazione ambiziosa e creativa che per presentarsi alla città ha puntato su una grande iniziativa culturale, una ‘prima volta’ per la Sardegna: la mostra di Caravaggio e dei suoi seguaci, nella cornice di Palazzo Ducale, da giugno fino al 30 ottobre.

È presto per fare un primo bilancio?

Direi di sì, la mostra finisce il 30 ottobre ed è appena iniziato settembre.

Però il buongiorno si vede dal mattino, o no?

Sinora la stragrande maggioranza dei visitatori ha espresso un parere più che positivo. Numerosi, com’era prevedibile, i turisti dato che la mostra è cominciata a luglio.

Scelta cronologica non casuale, sembrerebbe

Infatti non è un caso e non ne abbiamo fatto mistero, anzi è stato detto chiaramente nella conferenza stampa di presentazione della mostra: l’amministrazione comunale si è mostrata da subito favorevole all’evento ed a un’autentica scommessa. Agli assessorati alla Cultura e al Bilancio il merito di aver messo in piedi un grande evento dicendo sì alla proposta di “Sassari Rinascimento”.

Quale?

Attrarre grazie al richiamo di una mostra di grande respiro quanti più turisti possibile a Sassari durante i mesi estivi.

Ci siete riusciti?

Io direi di sì, dato che la mostra a Palazzo Ducale quest’estate ha viaggiato nella media di 150-130 visitatori al giorno e più del 90% erano turisti. Mi pare più che soddisfacente. Dopo ferragosto la media è anche salita. Non siamo ancora ai ventimila-trentamila visitatori che ci aspettavamo, ma restiamo fiduciosi. Del resto era immaginabile che luglio fosse un mese “difficile”. Non tutti avranno rinunciato ad una giornata al mare per amore dell’arte.

Commenti?

Ne ho sentito molti ogni giorno. Dentro la sala Duce ovviamente.

Tenore dei commenti?

La stragrande maggioranza positivi. Tanti turisti, e visitatori da ogni parte della Sardegna. Le impressioni erano quasi sempre positive. Solo in un caso ho visto delle persone tornare indietro perché è esposta una sola opera di Caravaggio.

Hanno ritenuto il titolo “Caravaggio e i caravaggeschi” uno specchietto per le allodole?

Proprio il titolo dà subito ad intendere che il filo conduttore della mostra è il rapporto tra Caravaggio e i suoi seguaci, tra il maestro e i suoi eredi. Comunque, è probabile che sia anche un limite di questa mostra avere una sola opera di Caravaggio. Così come bisogna anche dire che a Roma, per citare un caso soltanto, in passato hanno fatto a piazza Mignanelli una mostra con un solo Caravaggio. E nessun caravaggesco. Chi andava, andava per ammirare Caravaggio e basta.

Accettiamo dunque anche le critiche?

Per carità, accettiamo tutto, purché siano costruttive e non fatte per sparare nel mucchio.

Per esempio?

È stato detto che la mostra è eterogenea, ovvero poco omogenea, e non ha un filo conduttore. Io credo che il filo conduttore, che è quello appunto dei vari percorsi seguiti dai caravaggeschi nel dopo-Caravaggio, sia stato ampiamente rispettato. In questo senso la mostra non può che essere eterogenea: ciascun artista rilegge Caravaggio in maniera propria. E meno male.

Il curatore Sgarbi in questo che responsabilità ha? 

È a Sgarbi che va il merito (o il demerito a seconda dei punti di vista) di aver scelto le opere dei trenta caravaggeschi. Su mia richiesta, dopo che avevo avuto la certezza, per questa mostra, di poter contare sulla Medusa Murtola di Caravaggio. E mi sembra che quel corpus di opere – tre dall’estero e il resto da ogni parte  d’Italia – sia goduto appieno dalla maggior parte dei visitatori, che sono entusiasti.

Anche delle nature morte?

Se consideriamo che la natura morta nasce appunto con Caravaggio… La più straordinaria è quella di Tommaso Salini. Non pensavo di avere questa fortuna, poter contare su una natura morta di quel valore in una mostra di cui sono organizzatore.

Si è molto parlato, in termini positivi, della Decollazione di San Gavino del calabrese Mattia Preti, proveniente dalla Chiesa delle Cappuccine di Sassari.

Il quadro, come auspicato anche in conferenza stampa di presentazione da Antonio d’Amico direttore artistico della mostra, verrà restaurato e volerà in Piemonte, per un’altra mostra di caravaggeschi. È il Mattia Preti più importante del momento.

I quadri della mostra sassarese sono assicurati?

Tutti. Ci mancherebbe.

È stato complicato “trattare” con i proprietari?

Separarsi, anche se per una esposizione, dai propri quadri è sempre doloroso. Ma tutti i proprietari si sono mostrati consapevoli del prestigio e della qualità di questa mostra; fieri che l’immagine dei loro quadri fosse stata stampata in un catalogo altrettanto prestigioso.

Secondo alcuni la sala Duce di Palazzo Ducale non era la più adatta a ospitare questa mostra. Buia e dagli spazi troppo angusti?

All’inizio si era parlato anche del Palazzo della Provincia come sede papabile, ma non ero favorevole a quella scelta. Conosco bene la sala Duce e non da ora, dato che ormai molti anni fa e in tempi non sospetti organizzai proprio lì una mostra di retabli che sembravano fatti apposta per quegli spazi. Ora, dopo i recenti lavori, ritengo la sala uno spazio straordinario. È la mostra che deve essere costruita per lo spazio che la ospita, e non il contrario.

Dopo Caravaggio cosa attende la città di Sassari?

Ancora Caravaggio e dintorni. Stavolta con un convegno all’Università, su Mattia Preti e Caravaggio. Tra i relatori Vittorio Sgarbi e Keith Sciberras. E scusate se è poco.

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