LATTE DOLCE, DOLCE FAVOLA

LATTE DOLCE, DOLCE FAVOLA

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Esordio in Serie D per la matricola sassarese, entrata nella storia del calcio sardo

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Mister Paba. Foto: Alessandro Sanna

di Tino Tellini

Nel 1961 il Presidente della Repubblica Italiana, il sassarese Antonio Segni, volle la costruzione di un quartiere alle porte della città, per dare una casa popolare dignitosa agli sfrattati, alle famiglie che abitavano negli spazi angusti del centro storico e agli abitanti delle ex caserme ” Corea” sulla Carlo Felice. Quasi tutti i terreni su cui si doveva costruire erano ubicati a sud di Monte Rosello e siestendevano fino alla zona di S.Orsola. Il proprietario dei grandi appezzamenti era il conte Ledà d’Itiiri, che si avvaleva nella loro gestione del famosissimo fattore Nicolino Oggiano.

Il conte da quell’operazione divenne ancora più ricco, il quartiere che nacque, il Latte Dolce, fu per tantissimi anni un popoloso ghetto, privo di qualsiasi servizio. Almeno sino agli anni 80. A fine anni 70 inoltresi aggiunsero le case popolari destinate agli abitanti di Monte Lepre. Nel quartiere si giocava nel piccolissimo campo in terra battuta dei preti, dove nacque e giocò per tanti anni in seconda categoria la squadra Latte Dolce. I derby con le altre squadre minori sassaresi erano a dir poco infuocati. Epiche furono le sfide contro il Monte Rosello, la Logudoro di mister Manunta e la Sampdoriana, che aveva il suo quartier generale nel centro storico cittadino.

Per gli avversari in trasferta, a seconda di come si metteva la partita, era persino difficile battere un calcio d’angolo. Nella bolgia del piccolo campetto di quartiere infatti volava di tutto. Ne sapevano qualcosa gli arbitri e quelli della Turritana, la squadra di Porto Torres, con cui il Latte Dolce aveva una fiera rivalità, per usare un eufemismo. Gli spogliatoi del campo erano in pratica una piccola stamberga buia e spesso non c’era nemmeno l’acqua per lavarsi.

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Il portiere Garau. Foto: Alessandro Sanna

Ma allora non ci si lamentava, doveva ancora arrivare il tempo dei calciatori con i phone e tatuaggi. A meta anni 80 venne costruito un nuovo campo, il quartiere si popolò di nuovi abitanti, specie di case “cooperativa”. Finalmente a Latte Dolce, diventato nel frattempo il rione più popoloso della città, si videro i primi servizi. Iniziò, specialmente grazie al Presidentissimo Gianni Sanna, gestore del bar più frequentato del rione, l’epopea della squadra, che negli anni successivi scalò tutte le vette del calcio sardo.

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Verbale di riunione del 1973, l’anno di nascita della Società

Programmazione, cura del settore giovanile, tanta passione di dirigenti, giocatori e tifosi sono state le ricette del miracolo. Ora il Latte Dolce calcio è in serie D, con una società all’avanguardia e sponsor prestigiosi come Abinsula, la software house Made in Sardinia. Il team è guidato dal Presidente Massimo Fresu e contende addirittura alla Torres lo scettro della più importante squadra di Sassari. Al grande campo in terra battuta si è aggiunto anche il manto in erba sintetica, ma i bianco blu del Latte Dolce giocano le loropartite casalinghe nel mitico Acquedotto. Qualche giorno fa la squadra ha disputato il derby con la Torres, sfiorando addirittura la vittoria e facendosi raggiungere solo nel finale. Chi l’avrebbe mai detto negli anni 70? Per fortuna nel calcio esistono ancora le favole a lieto fine

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