L’ANNO ZERO DI MURONI

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di Laura Fois

Politica o giornalismo?: «Per ora penso al mio blog»

 

«Mi piacerebbe confrontarmi con voi, se avrete voglia di interagire con me. Sarà un piacere”. È l’invito che Anthony Muroni, ex direttore dell’Unione Sarda, fa nel suo blog, www.anthonymuroni.it, che in due mesi dal lancio ha registrato un vero e proprio boom di visualizzazioni (quasi 400mila) e contributi (300 articoli).  «Tutti spontanei», ci tiene a precisare il giornalista nato in Australia da genitori sardi e  «sardo fino al midollo». Da quando non è più direttore dello storico quotidiano isolano, in tanti si son chiesti se il suo prossimo orizzonte fosse quello della politica. In quest’intervista non lo esclude, ma spiega meglio le sue intenzioni e i suoi progetti per un 2017 che deciderà lui stesso se far svoltare in una direzione o in un’altra.

Di certo Muroni riparte, ancora una volta, dal giornalismo.  «Non l’ho scelto io, il giornalismo ha scelto me. Da ragazzino volevo fare il classico e poi studiare lettere all’università, i miei genitori invece mi hanno indirizzato verso tutt’altro! Sono perito informatico e ho studiato giurisprudenza. Scrivere però era una passione che avevo da bambino e presto ho iniziato a collaborare con la Nuova Sardegna, mi occupavo di cronaca dal mio territorio. Nel 1998 ho conosciuto Carlo Figari, ex vicedirettore dell’Unione, l’ho aiutato a realizzare una serie di reportage sui desaparecidos tresnuraghesi sequestrati in Argentina. È stato uno scoop a livello internazionale e ha vinto diversi premi. A novembre del ’99 lavoravo per Radio Planargia quando ricevetti una telefonata proprio da Figari, il quale mi propose tre mesi di prova all’Unione. Il capodanno del 2000 è stato il mio primo giorno di lavoro per il giornale e lo ricordo come se fosse oggi. Avevo coperto un omicidio a Borore». All’Unione Sarda troverà anche l’amore.

 

 

Il 10 settembre 2016 si dimette da direttore e lascia dopo 17 anni il giornale più letto in Sardegna.  «Dopo aver rassegnato le dimissioni, non volevo lasciare sospesi i discorsi che avevo lasciato aperti con le battaglie sul giornale. Il blog l’ho fatto anche perché mi serviva non sparire troppo dal dibattito che riguarda la Sardegna a 360°». Subito riceve proposte di lavoro, sia politiche sia da parte di importanti aziende. Muroni le declina tutte.  «Ora sto gestendo il blog, all’interno del quale insieme a una squadra di comunicatori facciamo un lavoro aperto, di sinergia, perché vogliamo essere facilitatori del dialogo. Sono una persona che sin qui riesce a dialogare con tutti, sono un punto d’incontro, è proprio quello che volevo fare. Mi dispiace che non venga capito l’intento innovatore che c’è, ma è vero che ci sono anche tanti che lo capiscono. Avevo già un posto che mi assicurava soldi e potere, non è ciò che voglio. Se vuoi fare un discorso nuovo non puoi utilizzare modalità vecchie. Il mio impegno in questa fase qual è quindi? Se avessi voluto incardinarmi nei due poli tradizionali ed entrare in politica, avrei già tentato la scalata. Il mio impegno è diverso, è quello di essere con altri lo strumento per dare gambe nuove a idee fresche, in netta discontinuità con tutto quello che è stato fatto in Sardegna, non solo a livello politico, negli ultimi vent’anni. Non mi dispiace e anzi mi aspetto che tutti pensino che mi candidi in politica. È sicuramente ora di finirla di farci scegliere da fuori i nostri candidati per la Sardegna». Oltre al blog, il progetto di Muroni prevede anche incontri disseminati in tutta l’isola.  «Il 13 gennaio sono stato invitato a Mamoiada, poi andrò a Pozzomaggiore e il 10 febbraio ci sarà un grosso evento a Sassari dove sarà ancor più chiaro il messaggio che vogliamo mandare. Cerco persone che immaginano un futuro diverso, non certo comodo. Non è che ci si può sempre lamentare con un spritz in una mano e lo smartphone nell’altra. Oltre a me, si sono unite anche altre persone, giovani e anche con più esperienza, con delle idee che sto più che volentieri assecondando, in modo da pluralizzare il più possibile questo progetto. Certamente tra i miei interlocutori privilegiati c’è il gruppo culturale che fa riferimento a Pepe Coròngiu, che ha fatto una battaglia per la lingua sarda comune».

Quest’anno usciranno due libri a firma di Muroni, uno già in primavera,  «legato alla mia carriera da giornalista, che racconterà i retroscena di incontri che ho avuto con personaggi quali il Papa e Cossiga. Per esempio con Bersani ho fatto una chiacchierata molto piacevole, di Tremonti e Mentana invece non ho un ricordo molto gradevole. Berlusconi è stato gentilissimo, Renzi quando l’ho incontrato ai tempi delle primarie non era conosciuto da nessuno ed era come un pulcino bagnato. Il secondo libro invece sarà un saggio, ci sto lavorando da tre anni e mezzo e avrà come titolo “Perché non possiamo dirci italiani”. Esprimerò la mia visione non soltanto del processo storico, ma anche del presente e del futuro che noi sardi dobbiamo avere anche nei confronti di ciò che sta accedendo a livello europeo e nel mondo. Io non credo per esempio che l’organizzazione dell’Europa sopravviva alla nostra vita».  Non solo libri. Muroni collaborerà quest’anno  «con un’azienda editoriale e con alcuni enti pubblici, non regionali, per promuovere l’immagine della Sardegna fuori, da professionista dell’informazione». E poi?  «Molto presto ci sarà la fase due. Non so ancora se nel futuro ci sarà la politica: per ora non c’è. Certo, quest’occasione non tornerà mai più, di avere partiti tradizionali così deboli, forse anche il Movimento 5 Stelle, chi lo sa, magari chi riesce a governare lo farà per i prossimi vent’anni. È arrivato il momento di prendersi delle responsabilità, troppo comodo stare a guardare. Bisogna fare facendo. Bisogna creare classe dirigente. E siccome ce n’è, sia dentro sia fuori la Sardegna, sto stimolando le persone capaci ad occuparsi della cosa pubblica. Questo è un momento propizio». Anche per Muroni, se vorrà spendersi in prima persona. Come ha sempre fatto, d’altronde.

 

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