La Coppa è dei Campioni

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dinamo-sassari-ccIl roster approntato da Stefano Sardara e Federico Pasquini prometteva faville dall’inizio della stagione, con quella batteria di stelle USA.

Non puoi arruolare un piccolo grande play come Marques Green – appetito da mezza Europa cestistica – al posto del partente Travis Diener, vedere rientrare in un delirio di tifosi sassaresi il figliol prodigo, e poi pretendere di passare inosservato agli occhi della critica e degli avversari. Non puoi presentare al Palaserradimigni e nei palazzetti avversari una trazione anteriore composta dai due stratosferici cugini del Wisconsin, aggiungere un eclettico ed esplosivo califfo come Omar Thompson; e subito dopo annunciare un’annata di transizione e di economie, come un qualsiasi depresso Walter Mazzarri in povere braghe di tela interista. Se nella batteria dei lunghi arruoli nuovamente il fortissimo Drew Gordon, al posto del deludente e smarrito Linton Johnson, hai delle ambizioni di vittoria largamente annunciate: e non puoi davvero sottrarti ai pronostici. E’ appena arrivato il lunghissimo nigeriano Benjamin Eze, pronto con i suoi centimetri ed un vasto magistero di alta classifica ad allungare la grande panchina del Banco di Sardegna guidata da Meo Sacchetti.

Ma tutto questo non basta a spiegare la grandezza dell’ impresa del Banco di Sardegna, che nella nuova casacca della prossima stagione esibirà un’inedita ed emozionante coccarda tricolore all’occhiello. La nuova regina ha presentato nel suo amato teatro del Palaserradimigni – in una festa ubriacante di tutta l’isola – la scintillante Coppa Italia catturata al Palassago, dopo avere piegato la superbia di Milano, la giovanile incoscienza di Reggio Emilia e la stanca assuefazione al successo della pentacampione Siena in un rossiniano crescendo di qualità e coraggio. Una società solida e bene organizzata è un eccellente punto di partenza. Un cartello di sponsors coinvolti in questo moderno progetto di sport ed immagine è un altro tassello indispensabile per costruire un organico largamente competitivo, perché gli scudetti e le coppe sono dei campioni. Non lasciatevi ingannare dagli assertori del gruppo coeso e delle tattiche rivoluzionarie, della preparazione fisica maniacale e dei capricci della dea bendata: contro Armani e Montepaschi vinci solo quando hai un gruppo esplosivo, un allenatore di assoluto rilievo e le idee chiare. Il vero miracolo è nei tempi di costruzione di questa grande squadra, che oggi entra a vele spiegate nella galleria dei vincenti italiani. Il Banco era – appena tre anni fa – una matricola che entrava nel tempio. Nella primavera del 2003 ancora lottava in terza serie. La velocità di crescita è esponenziale. La scalata imperiosa verso la vetta è figlia di una programmazione capillare, di scelte apparentemente visionarie ed audaci e sempre ideali per ulteriori scatti in avanti, fino al traguardo di oggi.

Romeo Sacchetti è insieme tattico di rara finezza e motivatore di uomini, manager accorto e padre protettivo dei suoi ragazzi. La Club House è una dimora accogliente ed invidiata da tutta l’Italia, che fa sentire a casa propria spaesati ragazzoni americani, che invece possono trovare nel sorriso dei tifosi, nel caldo ambiente di un circolo ricreativo e nella birra di mezza settimana con i compagni di allenamento una molla per trovarsi a proprio agio, e rendere al meglio del potenziale. La tifoseria entusiasta e civile, spesso protagonista di gesti inimitabili di fair play ed impegno sociale, è un’altra colonna portante di un giocattolo perfetto, che al depresso territorio del Nord-Ovest sardo insegna l’arte del tenace ottimismo e della progettualità nella sete di emancipazione. Ogni cosa – nel grande sogno sassarese – ha avuto un senso. Dal campetto dell’Azuni al palazzetto moderno a 5000 posti. Dalla conduzione patriarcale allo staff del terzo millennio. Da Emanuele Rotondo e lo zoccolo duro degli italiani alla pattuglia di grandi americani, che sono pronti a sventolare la bandiera dei quattro mori con una sbalorditiva integrazione nell’orgoglio dell’isola. Questa è una grande vittoria che arriva da lontano. E’ una società modello, che ha saputo fare tesoro di tanti errori del passato ed emendare, sempre migliorandosi anno dopo anno.

Ma non è finita. Ora c’è da onorare un cammino continentale arduo ed affascinante. Esiste l’impegno di conservare una delle otto migliori posizioni della regular season, e possibilmente prepararsi alla massacrante maratona degli scontri diretti da una posizione abbastanza favorevole. Il pubblico di casa è il sesto uomo sul parquet, anche se la Dinamo ha detto all’ Italia intera che può battere ogni avversario fuori dalle mura amiche dei Diener e della sua panchina di italiani – il capitano Vanuzzo, De Vecchi e Sacchetti junior, Chessa e Tessitori – ha ampiamente dimostrato di essere degno corredo della grande classe delle stelle USA.

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