Kebì, cose turche cucinate alla sarda

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kebìIn via Capitano Bellieni il kebab è sardo, il cibo è “etno steeet”: storia di una sfida nata a Cala Gonone… e ispirata al Medio Oriente

Il kebab è un piatto che ormai è entrato a far parte del nostro quotidiano già da tempo. In arabo significa molto semplicemente “carne arrostita” e la carne arrostita è certamente qualcosa in cui noi sardi sappiamo eccellere.
Chissà se è a questo che hanno pensato Marco, Giovanni, Andrea, Giacomo, Francesco e Sara quando hanno dato vita al marchio “Kebì”, il primo kebab “made in Sardinia”.

Dopo un incontro casuale durante una vacanza a Cala Gonone è partito un progetto innovativo che ci dà modo adesso di assaggiare piatti che fondono i sapori etnici del Medio Oriente con la tradizione e la qualità delle materie prime sarde. Tutto ciò è intuibile non appena si varca la soglia del nuovo locale aperto di recente a Sassari in Via Capitano Bellieni.
Niente è lasciato al caso: i colori, il pavimento, l’organizzazione dello spazio ma soprattutto la certosina “trama sarda” che è posta a decoro e ornamento un po’ ovunque e che caratterizza realmente l’estetica di Kebì.
Dalle tovagliette, ai fazzolettini si respira immediatamente aria di casa, eppure il locale con le sue ampie vetrate richiama atmosfere un po’ più internazionali. Basta però controllare il menù e leggere nomi come “Candelieri”, “Mamuthones”, “Ardia”, “Sant’Efisio”, “Cavalcata”, “Lunisanti”, per tornare nella nostra bella isola. Ogni piatto infatti porta un nome che è di riferimento ai maggiori momenti di aggregazione popolare in Sardegna.

Eppure il kebab ha origini turche; è un piatto dai sapori forti. La carne viene arrostita sul tradizionale spiedo verticale e servita generalmente insieme al pane arabo e condita con varie salse. Qual è quindi l’innovazione apportata dai ragazzi di Kebì? La ricetta, che è stata brevettata, regala sapori molto cari a noi sardi.
Le carni di agnello, maiale e pollo infatti, mai macinate ma cotte a strati, vengono marinate con bacche di mirto e rosmarino. Una volta giunte a cottura sono servite con il “pane lentu” cioè la “prima cottura” del pane carasau; quella che precede l’ultima cottura che donerà poi alla “carta da musica” la classica croccantezza. Anche tra le salse a corredo del kebab troviamo accanto ai sapori esotici il tocco della nostra isola: la ricotta di pecora.

La fusione sarebbe già ampiamente avvenuta con successo con il solo kebab, ma i ragazzi di Kebì hanno deciso di esplorare anche altre possibilità di cibo etno street. Possiamo quindi assaggiare l’hamburger sardo con all’interno il pecorino di Onifai che si scioglie durante la cottura o il panino con la “purpuzza” la saporita salsiccia senza pelle.

Ogni pasto che si rispetti, consumato con calma a tavolino o velocemente nella pausa pranzo si conclude degnamente solo con un dolce. E a conclusione Kebì ha pensato di deliziare il palato dei golosi con una crepe sarda, fatta con il “pane lentu” e la nutella oppure delle piccole seadas che possono essere gustate anche mentre si cammina.

Un bel matrimonio tra l’etnico e la tradizione. Una bella sfida vinta, a riprova che la nostra isola non sforna solo buon cibo ma anche buone idee e persone in grado di realizzarle.

Francesca Arca
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