In ricordo di Pino Careddu /22

In ricordo di Pino Careddu /22

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Pino Careddu è stato il mio maestro. E’ grazie a lui se sono riuscito a coronare il sogno di fare il giornalista. Se n’è andato il 20 gennaio del 2008. Era nato a La Maddalena il 18 settembre del 1933. Aveva 74 anni e negli ultimi anni era riuscito a superare pesanti problemi di salute. Il suo cuore malandato si è fermato alcuni giorni dopo un banale intervento chirurgico alla vigilia delle dimissioni dall’ospedale.

Ci eravamo incontrati per la prima volta nella redazione del suo giornale, Sassari Sera, in vicolo Bertolinis, a due passi da piazza Azuni. Un primo incontro per valutare la possibilità di un mio inserimento in redazione. La risposta fu positiva. Era il 1969, ci resterò fino al 1978. Avevo ventidue anni e un diploma di abilitazione magistrale. Sapevo che avrei lavorato per un periodico battagliero, informatissimo anche su cose scottanti, con un direttore dalla schiena dritta, che non guardava in faccia nessuno, tanto meno i rappresentanti di quella casta che governava la Sardegna e occupava i posti chiave degli enti di sottogoverno e delle banche.

Pino dirigeva Sassari Sera fin dagli anni ’50. Con l’escamotage del numero unico per qualche tempo era riuscito a fare uscire il giornale in edicola senza registrare la testata in tribunale. Quando pestò i piedi a qualcuno, il questore lo invitò a regolarizzare immediatamente la posizione del giornale pena il divieto di stampa. Così nel febbraio del 1960 Sassari Sera fece la sua uscita in edicola sotto la responsabilità del suo direttore Pino Careddu attestata dalla gerenza. La storia di questo giornale di denuncia è finita nel gennaio del 2008, dopo 48 anni, con la scomparsa improvvisa del suo direttore. L’ultimo numero, che era ancora in tipografia, è stato completato da me e da Gavino Sanna.

La prima pagina dell’ultimo numero di Sassari Sera

Quindi, con un gruppo di amici abbiamo subito deciso che dovevamo onorare la memoria di un giornalista straordinario e coraggioso, di un caro amico e ricordare l’importanza del ruolo svolto da Sassari Sera sul fronte del giornalismo d’inchiesta. Per prima cosa abbiamo messo al sicuro la collezione del giornale: 48 volumi trasferiti temporaneamente nella sede di Confindustria grazie alla disponibilità del direttore, Marco Tarantola. Fatta questa prima operazione, abbiamo cominciato a lavorare al progetto per ricordare Pino e il suo giornale che per tanti anni ha supplito alle carenze e ai vuoti di memoria della stampa ufficiale. E’ nata così la mia idea, condivisa, di scrivere un libro sulla storia di Sassari Sera: “Buongiorno Eccellenza, ancora a piede libero?”, editore Carlo Delfino. Era il novembre del 2008.

Un anno dopo il pubblicitario Gavino Sanna, collaboratore prezioso del giornale fin dai suoi esordi, ha raccolto in un prezioso volume le caricature realizzate per Sassari Sera, fino all’ultimo visto che la prima pagina del numero uscito dopo la morte di Pino riportava un’immagine caricaturale del mio maestro con un’aureola sulla testa e una breve didascalia: “Ciao Pino”. Al volume con tutte le sue caricature Gavino Sanna aveva voluto dare un titolo curioso, “Vipere insieme”. Un titolo vero perché Pino indicava il personaggio e Gavino realizzava la caricatura sulla base del momento politico che viveva la Sardegna o delle vicissitudini personali dei vari politici o comunque uomini di potere. Una grande opera edita da Carlo Delfino. Io intanto lavoravo ad un secondo libro sulla storia di Sassari Sera, “I migliori danni della nostra vita”, uscito nel 2010.

Questi furono i primi passi del progetto in memoria di Pino. Poi, su proposta di Marco Tarantola, abbiamo istituito un premio nazionale intitolato a Sassari Sera e al suo fondatore da assegnare annualmente a un giornalista d’inchiesta. Otto le edizioni organizzate dal 2009 al 2016. Un albo d’oro di tutto rispetto. Il primo premio lo abbiamo consegnato a Pino Maniaci, direttore di Tele Jato di Partinico, per il suo impegno contro la mafia. Quindi a Stefania Petyx di Striscia la notizia (2010), a Milena Gabanelli per la trasmissione Report (2011), a Gian Antonio Stella, inviato del Corriere della Sera, per le sue inchieste sugli abusi nella pubblica amministrazione (2012). Nel 2013 abbiamo costituito la Fondazione Sassari Sera onlus (oltre 120 soci), indispensabile per realizzare la seconda parte del progetto: la digitalizzazione dell’intera collezione del giornale. Nel frattempo abbiamo affidato in comodato d’uso la collezione cartacea del giornale alla biblioteca comunale per favorirne una agevole consultazione.

Per la quinta edizione del premio la giuria ha scelto Fabrizio Gatti, inviato dell’Espresso, per le sue inchieste sull’immigrazione e la tratta dei “nuovi schiavi” (2013). A seguire (2014) un altro autorevole rappresentante del giornalismo d’inchiesta, Domenico Quirico, inviato de La Stampa, per sei mesi tenuto prigioniero in Siria da una banda di jihadisti. Quindi il primo premiato di origini sarde, Luigi Offeddu, nativo di Nuoro, dal 2007 corrispondente del Corriere della sera da Bruxelles per tutta l’Europa. Era il 2015. L’attività è andata avanti fino al 2016 nonostante le dimissioni del presidente e ci ha consentito di organizzare l’ottava e ultima edizione del premio, ritirato da Lirio Abbate, inviato de L’Espresso, da anni sotto scorta della polizia per le sue denunce contro la mafia e le altre organizzazioni criminali.

La storia della Fondazione si è conclusa con questa edizione. Su decisione del Cda l’avanzo di bilancio è stato devoluto al “Fondo di solidarietà per giornalisti in difficoltà” aperto dall’Associazione della Stampa sarda. Pino avrebbe apprezzato.

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