Imparare… ad abolire la noia

Imparare… ad abolire la noia

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PensoPositivo1Come pianificare l’apprendimento senza sforzi

 

Capita, a volte, che materie scolastiche noiose diventino di colpo interessanti per il semplice motivo che è cambiato il professore. Cosa è accaduto visto che la materia è sempre la stessa e per noi era pallosissima? E’ accaduto che probabilmente il nuovo professore propone qualcosa di diverso alla classe, consapevolmente o meno.

Intanto ha la capacità di creare il cosiddetto “rapport” e cioè di instaurare un rapporto di fiducia, empatia e coinvolgimento; è coerente in quello che dice, nel tono e negli atteggiamenti del corpo.

In secondo luogo sa che esistono diversi stili e strumenti di comunicazione e ne fa largo uso. Sa che, oltre alle parole, sono importanti le immagini, le sensazioni e la capacità di trasmettere emozioni. Fa uso di esempi e brevi racconti, coinvolge la platea e la fa partecipare attivamente alla lezione.

Possiamo quindi dire che l’interesse per la materia e la capacità di apprenderla dipendono dalle qualità del professore. E che fare se a noi è toccato il prof. noioso?

Penso Positivo2Una risposta può essere quella di piangere per la sfortuna, non impegnarsi, rassegnarsi a prendere una sfilza di bassi voti e ripetere l’anno nella speranza di trovare un nuovo professore più interessante. Questa può essere una soluzione che porta con sé la “piccola” controindicazione che allunga il nostro periodo di permanenza nella scuola e l’incertezza sulla qualità dell’insegnamento dell’anno successivo. Questo modo di ragionare può rientrare nella cosiddetta “cultura dell’alibi” che significa dare la colpa a eventi esterni per tutto quello che ci capita. Non vado bene in quella materia perché il prof ce l’ha con me, perché spiega male, perché è noioso e per tanti altri “buoni” motivi. La domanda da porsi è: tenuto conto che non posso cambiare il professore, c’è qualcosa che posso fare io in alternativa al piangermi addosso?

Un’altra possibilità c’è ed è quella di iniziare a considerare la giornata scolastica come primo tassello per un corretto approccio allo studio e quindi all’apprendimento.

Se pensiamo che sia meglio sfruttare a dovere le cinque ore al giorno che dobbiamo obbligatoriamente trascorrere a scuola proviamo a organizzarci:

  • Cerchiamo una posizione nella classe dalla quale sia possibile ascoltare il professore e vedere la LIM o eventuali altri supporti alla lezione;

  • Facciamo in modo di conoscere in anticipo l’argomento oggetto di lezione. In questo modo aiutiamo il nostro cervello a capire che tipo di lavoro dovremo fare e il contesto nel quale opereranno gli argomenti della lezione;

  • Stiamo attenti al tono della voce del professore, all’atteggiamento non verbale, all’importanza che dà ad alcune parti del discorso, ai punti nei quali afferma di fare maggiore attenzione e ricordare;

  • Teniamo a portata di mano l’occorrente per prendere appunti e segnare le parole delle quali non comprendiamo il significato. Uno dei maggiori nemici dell’attenzione è la cosiddetta “parola malcompresa” che può creare un vuoto nella memoria e perdita di attenzione. E’ bene chiederne subito il significato, o verificarlo nel dizionario immediatamente o al termine della lezione o, al più tardi, al rientro a casa.

  • Impariamo a fare domande su quanto è stato spiegato senza temere il giudizio altrui. E’ un ottimo sistema per mantenere l’attenzione e fissare meglio i concetti. Spesso si scopre che la risposta è di grande interesse anche per i compagni. Se proprio non amiamo esporci in pubblico (ma all’interrogazione lo saremo comunque) possiamo segnare la domanda e chiederla in separata sede al prof.

  • Stiamo attenti durante le interrogazioni e prendiamo nota delle domande che vengono fatte ai nostri compagni chiedendoci se avremmo saputo rispondere. Stare concentrati in questa fase può darci un’idea delle questioni di maggior interesse per l’insegnante e ascoltare l’esposizione ci può facilitare l’apprendimento.

  • Se ne abbiamo la possibilità facciamoci interrogare volontariamente in modo da pianificare meglio lo studio e evitare sorprese (dovrebbe anche rendere l’insegnante maggiormente disponibile nei nostri confronti).

Cambiare l’approccio in aula può quindi aiutarci a trascorrere dei pomeriggi più rilassati, da dedicare quasi esclusivamente al ripasso e memorizzazione delle cose apprese al mattino.

In definitiva abbiamo un grande potere che è quello di fare in modo che il nostro andamento scolastico dipenda da noi, sia sotto il nostro controllo e la nostra responsabilità.

Renato Satta (coach dell’associazione Happy Coaching and Counseling)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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