Il nuragico dal cuore ribelle

Il nuragico dal cuore ribelle

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Da mettere Andrea Mulas, misterioso ambasciatore della Sardegna alla maratona di New York

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, proprio perché valicano il limite della consuetudine. Scavano nelle potenzialità umane e fanno riflettere.

Quella di Andrea Mulas, giovane artigiano oristanese, ci conduce in terre antiche, in cui forte è il richiamo ancestrale della sua amata Sardegna.

Una storia inimmaginabile che inizia nel 2007, si snoda tra Oristano, Amsterdam, l’Egitto, Berlino e approda a New York, dove tutto è possibile.

Andy Nuragico Bostro, come si fa chiamare Andrea, non a caso, colpisce per la semplicità che ogni volta lo porta a stupirsi dei suoi racconti così limpidi e carichi di emozione.

Durante una camminata con un amico l’eco di una voce familiare, pur nella sua singolarità, invita Andrea a riscoprire la sua terra. E a raccontarla correndo con orgoglio per mari e per monti. Inizia così il suo nuovo percorso costellato di segni, che solo chi sa guardare oltre riesce a comprendere.

Superando i preconcetti di chi, per pigrizia mentale, non è capace ad accogliere ciò che è fuori dagli schemi, il Nuragico comincia ad allenare il corpo e la mente. Corre lungo il Sinis e percepisce la storia della sua isola come una forza impressa nella natura: terra dei nuraghi, dei giganti avvolti nel mistero, dei pozzi sacri che marcano il territorio e si fondono con esso. Questi impalpabili flussi di energia spingono Andrea a saperne di più. Per correre più lontano. Si iscrive alla prima maratona, quella di Amsterdam, indossando l’abito sardo, poi è la volta di Dubai, Atene, il Cairo, Berlino. Gli innumerevoli atleti notano il singolare maratoneta e con lui iniziano a conoscere un po’ della nostra isola. Attraverso una testimonianza di solidarietà e pace da inizio a “Messagexxx”, il movimento che coinvolge amici e conoscenti di ogni età. Tutti animati dallo stesso spirito: promuovere la Sardegna.

Mulas1Ogni volta che Andrea brandisce lo stendardo con i simboli della sardità, si immerge nelle proprie origini, riscoprendosi più forte di prima e assumendo una coscienza di popolo. Durante la corsa i suoi passi sono scanditi dalla consapevolezza della straordinarietà del suo cammino, a tratti percorso in uno stato d’estasi, in cui gli sembra di udire i suoni ancestrali degli Shardana.

La sua voce sottile racconta per immagini sensazioni indimenticabili. E pare di vederlo coi lucciconi agli occhi, mentre a Luxor, in Egitto, lo appellano come “Inshallah”. E questo grido di speranza rafforza la sua volontà.

L’arrivo alla Grande Mela è per lui la grande occasione per divulgare assieme alla cultura della Sardegna tutte le sue problematiche, riferite con dignità propriamente sarda. Ricettacolo delle grandi testate giornalistiche, la maratona internazionale è un’occasione da non perdere per il nuragico dal cuore pragmatico. Indossa di nuovo l’abito tradizionale e, ispirandosi a Tommy Smith e John Carlos – gli atleti neri che alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico sollevarono il pugno col guanto per protesta contro le discriminazioni – dipinge il volto con lucido nero e alza il pugno contro tutto ciò che percuote il territorio sardo. Scarpe al collo dal 41° km percorre i rimanenti mille metri scalzo, votato al suo richiamo atavico.

Siamo certi che per Andrea ci saranno altri viaggi, altre persone da coinvolgere. Soffieranno altri venti per il gigante di Mont’e Prama dei nostri tempi.

Roberta Gallo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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