SPACCATI DI VITA, SPERANZE E DOLORI NE “IL GRANDE STUPORE”

SPACCATI DI VITA, SPERANZE E DOLORI NE “IL GRANDE STUPORE”

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Il frontman Matteo Passante: «È l’album dell’immaturità »

 

Parla così, Matteo Passante, del suo terzo disco. Il Grande Stupore è stato prodotto artisticamente da Lele Battista e suonato con la Malorchestra.

“Credo che nell’immaturità si abbia il coraggio di osare, rischiare. Se è vero che ha volato solo chi ha osato farlo, allora io sono fiducioso perché con questo album ho osato quello che a vent’anni mai avrei fatto. Ho tirato fuori tutto. Ne sono uscite cose coraggiose e interessanti, piccole sfide, nuove sonorità, cose che faranno storcere qualche naso, ma di certo è venuto fuori quello che c’era nel fondo del mio stomaco”.

Grande attenzione per i temi della storia, della quotidianità e delle vicende umane narrati senza clamori né enfasi, con un linguaggio delicatamente poetico.

“Le mie canzoni sono sempre nate come esigenza personale – spiega Passante – e trasformano trafiletti di giornale con notizie improbabili o un battito cardiaco più accelerato per troppo stupore, per amore o per rabbia, in qualcosa di fruibile per tutti, in qualcosa in cui riconoscersi. Scrivo quasi sempre di getto. Quasi tutti i testi de ‘Il Grande Stupore’ sono nati in macchina nel tragitto che va da casa a lavoro. Le musiche vengono sempre da sé”.

 

 

 

 

IL GRANDE STUPORE

Gli undici brani del Grande stupore sono una sorta di osservatorio su spaccati di vita, pezzi di umanità tra avventure, traversie, speranze e dolori, narrati dal frontman Passante e dalla Malorchestra con discrezione, tatto e ironia.

“In questo album mi è capitato di parlare ad esempio del bambino congolese sbarcato in Italia in giacca e papillon, perché la mamma prima di partire gli aveva detto che qui lo avremmo accolto con una grande festa… Mi è capitato di scrivere di un paese fatato in cui si fabbricano aerei con fogli di giornale e le bombe a mano si fanno con riso siciliano: sarà il mio piccolo omaggio al mondo di Sergio Endrigo, uno dei più grandi cantautori italiani. Ho raccontato anche del ‘Museo degli amori finiti’ di Zagabria, in cui ognuno può portare un cimelio del proprio amore finito. Mi aveva incuriosito la storia del tizio che dopo la guerra nella ex Jugoslavia aveva portato la propria protesi e ha lasciato un biglietto: ‘Questa protesi è durata più del nostro amore’. Non è fantastico?”.

 

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