PIREDDA, IL DAVID A CASA MIA

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di Laura Fois

Mario Piredda, belle enfant del cinema sardo, vince il prestigioso premio dell’Accademia del Cinema Italiano

 

Foto: Peppe Di Caro

 

A Casa Mia” del sassarese Mario Piredda ha vinto il David di Donatello come miglior cortometraggio per essere “una storia non banale che racconta della ricerca di felicità e di un sentimento di speranza destinato ad alimentarsi nel tempo, nonostante le circostanze avverse. Quasi una metafora delle ambizioni del miglior cinema italiano”.

Mario, le motivazioni della giuria hanno davvero colto il senso del suo lavoro?

Il soggetto è nato cinque anni fa, come spesso accade è rimasto chiuso in un hard disk. Dopo tempo, una prima bozza di sceneggiatura l’ho fatta leggere a Ivan Olgiati di Articolture, una casa di produzione con cui da tempo c’era un reciproco corteggiamento. La storia è piaciuta, insieme a Giovanni Galavotti è stata riscritta, presentata al bando regionale in Sardegna e al Mibact, dove è stata ritenuta meritevole e in seguito finanziata.

Leggere il giudizio di una giuria esperta e autorevole come quella dell’Accademia del Cinema Italiano mi commuove e mi dà gli stimoli per andare avanti. Sono molto contento di questo premio e dei feedback positivi ricevuti.

 

Foto: Peppe Di Caro

 

Quando hai capito che avresti voluto e potuto diventare un regista?

Non c’è stato un momento particolare ma un processo lento negli anni. La voglia di fare questo lavoro è tanta, forse il mio vero obiettivo nella vita. Nonostante i miei 37 anni mi sento ancora un giovane regista. In Italia è l’età media per il primo lungometraggio, ma penso io stesso di essere pronto solo ora ad affrontare e dirigere il primo film.

 

“A Casa Mia” non è il tuo primo lavoro, ci sveli qualche altro progetto che ti sta particolarmente a cuore?

Sì, ho avuto varie esperienze sia di cortometraggi sia di documentari, fondamentali per il mio percorso di crescita. Occorrono tempo e terreno per la sperimentazione e per prendere confidenza col mezzo. Ho molto rispetto per il cinema e sento la necessità di studiare tanto prima di raccontare una storia per immagini. Un lavoro a cui sono molto affezionato e che mi ha dato molte soddisfazioni è “Io sono qui”, un cortometraggio del 2010 che ha vinto circa 70 premi e mi ha portato in giro per il mondo. Inoltre nel 2011 entrò in nomination ai David di Donatello.

 

Come ti trovi a Bologna? Ci vuoi raccontare o vuoi anticipare qualcosa rispetto ai tuoi prossimi impegni lavorativi?

Vivo a Bologna da 17 anni, ormai è la mia città e anche se cambiata nel tempo riesce ancora a stupirmi. In questo momento sono all’estero per un progetto europeo che sto portando avanti con la mia casa di produzione, l’Elenfant Film di Bologna. Siamo impegnati nella realizzazione di sei cortometraggi che fanno parte di una serie, ambientati in diverse città d’Europa. Ora siamo a Siviglia, poi ci sposteremo a Lisbona, Tolosa, Amburgo e Riga. L’episodio di Bologna è stato girato qualche settimana fa e ho firmato la regia.

Contemporaneamente sto scrivendo la sceneggiatura del mio primo lungometraggio, prodotto sempre da Articolture. Il titolo è “L’Agnello”. Sarà un anno movimentato!

 

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