Emergenza lavoro – Gli esami non finiscono mai

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esamiDopo la laurea non termina mai il tempo della formazione professionale

L’indimenticabile Eduardo De Filippo racchiudeva nella propria commedia  – oltre quarant’anni fa! – una verità amara. Gli esami non finiscono mai: il titolo di un fortunato copione del palcoscenico ora è un modo di dire molto diffuso. Questo concetto dovrebbe essere molto chiaro ai neo-laureati, magari pronti a bruciare i propri libri universitari pochi giorni dopo la tesi. Mi spiace deludervi, dottori di fresca nomina: anche per voi il tempo degli esami non si è esaurito con il bacio accademico. Magari non riprenderete quei tomi, ma altri testi attendono di essere assimilati per un indispensabile aggiornamento.

Il mercato del lavoro è sempre più esigente e competitivo. Le skills richieste si adeguano al mutare della tecnologia e dei media. Rimanere ancorati agli standards obsoleti del lavoro comporta il rischio concreto dell’esclusione dal mondo produttivo. Gli avvocati ed i commercialisti, i notai e gli ingegneri sono categorie di  professionisti chiamate al costante aggiornamento, perché lo studio e la formazione tecnica sono strumenti insufficienti. Occorre potenziare le competenze trasversali. Leggere e studiare significa migliorare il proprio bagaglio di conoscenza.Ogni età e professione hanno qualcosa di nuovo da imparare.

Che cosa pensate della formazione?
Ognuno di voi potrà suggerire un parere positivo o negativo, dettato dalle esperienze personali e dai riferimenti legati alle modalità, alla qualità umana e culturale dei formatori ed ai programmi didattici. La formazione si diversifica in vari ambiti di applicazione. Nella formazione accademica il professore riveste il ruolo dell’educatore, influenzando lo sviluppo morale ed intellettuale dello studente. La formazione professionale è invece quella che serve ad acquisire le competenze tecniche/pratiche, da trasferire immediatamente nel complesso e competitivo mondo del lavoro e della produzione. La formazione obbligatoria riguarda le normative cogenti. La formazione manageriale invece chiama al confronto con differenti realtà produttive del nostro apparato economico, con l’intento di acquisire idonei strumenti per la propria crescita.
Bisogna fare i conti con molte realtà primarie. Parliamo di comunicazione e tecniche di vendita, leadership e molte altre cose, tra le quali primeggia la formazione motivazionale, che è aspetto essenziale di un ciclo produttivo. La formazione in età adulta continua ad incontrare ancora una certa resistenza nei managers e negli imprenditori: il muro della diffidenza è spesso eretto da una conoscenza inadeguata del problema. Chiudersi in un’aula non deve risultare esclusiva pertinenza dell’età scolare, con la scusa banale del tempo rubato al lavoro. Qualcuno sostiene che la formazione sia costosa. Questi preconcetti diventano un pericoloso ostacolo alle nuove modalità per vedere crescere il proprio know-how in modo esponenziale.

Chiudo il mio editoriale con una provocazione. Agli imprenditori scettici, che mi domandano: “se spendo del denaro per i miei collaboratori, e poi li vedo partire?” rispondo sempre: “Cosa succede, se invece non li formi e sei costretto a trattenerli?”.
Ciao, ci vediamo alla prossima.

Roberto Chessa

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