Gli anni della SIR

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rovelliFormidabili quegli anni? SIR, splendori e miserie del Polo chimico tra cronache e aneddoti / parte 1

“Una domenica primaverile del 1960, un imprenditore varesino, con i baffetti alla Clark Gable, visita Porto Torres accompagnato dal suo collaboratore. A pranzo trangugiano una favolosa zuppa di pesce da Zia Giuditta, nell’angiporto turritano. Un poco ebbri di vermentino, si incamminano verso la bellissima spiaggia della Marinella, situata ad un passo dalla stazione ferroviaria. E’ la spiaggia preferita dai sassaresi. Platamona non è ancora entrata loro nel cuore. Meglio raggiungere Porto Torres con il barrocciu, carretto che trasporta merci e persone, trainato da cavalli. Sono tempi miseri, ma epici. La guerra è finita da soli 15 anni, con i suoi grandi lutti. Tutti hanno una gran voglia di vivere e ci si accontenta di nulla. Da qui a poco arriverà il boom economico che a Porto Torres toccherà una delle sue vette più alte.
Ma dove siamo rimasti? Già, a Clark Gable e al suo aiutante.
In breve tempo i due raggiungono Ponte Romano. Poco prima osservano alla loro destra quella bellissima spiaggia brulicante di persone, che ancora mangiano e si scambiavano nel loro tipico ed inconfondibile dialetto. Poi si avviano verso l’interno attraverso un piccolo sentiero, bordato di rovi secchi e spinosi. Per il caldo si arrotolano i pantaloni dell’abito e allentano il nodo della cravatta.
Qui facciamo il Fenolo” – indica Clark Gable al suo fido compagno – “Più in fondo il PVC. In mezzo il Polietilene, la Centrale vicino al mare ed il Pontile presso quella riva“.
Elio, l’attendente, è un giovane alto e magro con gli occhi azzurri. Pure lui varesino, di oltre 20 anni più giovane. Rimane allibito dalle parole di Clark Gable, ma non osa replicare.
Trascorrono tre ore abbondanti. Il capo non si ferma più e lui ne ha abbastanza di chimica, impianti, sole e spine. Finalmente Clark decide di tornare in città. I due hanno una sorpresa: a Porto Torres non c’è un albergo, ma solo una piccola e dignitosa locanda vicino al porto, gestita dalla mitica signora Elisa Rais. E loro non la ritengono all’altezza. Prendono, dunque, un taxi per Sassari. Cenano in un ristorante di via Roma e alloggiano al Jolly. Prima di chiudere occhio Clark Gable sussurra all’amico: “Domani sarà una grande giornata! Il mio progetto sarà accolto dalle autorità locali. L’avvocato Coggiolu ha preparato tutto per bene, Ignazietto Sanna di Porto Torres ha già comprato tutti i terreni. E poi Giulio ha garantito ampiamente. Vedrai, avremo tutto ciò che chiederemo!“. Elio ascolta senza proferire risposta, vinto com’è da Morfeo. Clark però ha ragione: nessuno il giorno dopo avrà da ridire. In pochissime settimane forniscono tutte le autorizzazioni del caso. E vengono erogati gli imponenti finanziamenti, pubblici e privati. Determinante l’intervento presso banche e ministeri di Giulio Andreotti e del suo braccio destro Giulio Pastore, poi Ministro per il Mezzogiorno”.

Clark Gable è l’imprenditore Nino Rovelli. Chiamato così per la somiglianza con l’attore americano.
Lui, per anni, condiziona la vita socio-economica della Sardegna. Il suo giovane compagno di gita e futuro punto di riferimento in fabbrica, è Elio Pedrotti. Un signore di 86 anni, ancora residente a Porto Torres, e narratore di queste giornate. A Porto Torres, agli inizi degli anni ’60 si crea uno dei più grandi petrolchimici italiani, che tutti chiamano Sir, Società Italiana Resine.
Nel 1973, periodo di maggiore fulgore, lavorano ben 20.000 persone. Per l’isola comincia una nuova era ricca di sviluppo, contraddizioni ed inquinamento. A beneficiarne non è solo Porto Torres, ma molti paesi limitrofi, i cui abitanti per lavorare in fabbrica si allontanano dalle campagne.
Anche Sassari ed Alghero vengono investite dallo tsunami chimico. Le loro realtà sono distanti da quelle attuali. Sassari nel 1960 ha circa 85.000 abitanti. E’ la comunità decritta mirabilmente dalle più importanti canzoni folcloristiche sassaresi, con i suoi riti e personaggi. Il centro storico è più vivo che mai; ricco di attività economiche e zilleri, come quello di Beniamino Oggiano in Porta S.Antonio e di Facci Nieddu in Piazzetta Frumentaria. La borghesia è ben radicata. In essa si distinguono le famiglie Segni e Berlinguer. Il bar alla moda è La Gabbia in Piazza Azuni. I ragazzi cattolici frequentano La Fuci, dove furoreggia Don Enea Selis, prete giovane e fascinoso, gran combinatore di matrimoni, come quello poco fortunato (dicono i maligni) di Francesco Cossiga.
In quegli anni, Alghero, comincia a farsi un nome nel turismo. Non ci sono ancora le estati caotiche di questi tempi, ma già da ora la località viene presa di mira da inglesi e scandinavi. Tutti parlano il catalano, diversamente da oggi. Sono almeno duemila gli algheresi che lavorano al petrolchimico di Porto Torres. I soldi vengono spesso investiti nell’edilizia, che, all’inizio degli anni ‘60 ha uno sviluppo prodigioso. I locali alla moda di questi tempi sono il Bardana di Gianvittorio Vacca, artista di fama, il Fuego e La Siesta del sanremese Bob Truffo. Quest’ultima teatro nel 1964 di una rapina dall’eco mondiale.
A Porto Torres, invece, tutti fanno i soldi. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: negli anni di Rovelli vengono compiuti i grandi danni ambientali di cui ancora paghiamo le conseguenze.

Gli scarti delle lavorazioni vengono gettati in mare, i rifiuti solidi sotterrati. Il depuratore viene costruito solamente nel 1986, a 24 anni dalla costruzione del primo impianto, il Fenolo. La straordinaria parabola di Nino Rovelli in Sardegna dura quasi 20 anni. Fino al 1978, anno della sua rovinosa caduta.

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Tino Tellini
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