Gli anni della SIR (parte seconda)

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rovelliFormidabili quegli anni?

SIR, splendori e miserie del Polo chimico tra cronache e aneddoti / parte 2

Nel 1978, a 18 anni dalla costruzione dei primi impianti della Sir di Porto Torres, Nino Rovelli sembra un uomo finito. Solo qualche anno prima nel suo petrolchimico lavoravano 20 mila persone. Ora arrivano a 14 mila e in continua diminuzione. Quello che preoccupa maggiormente l’imprenditore varesino sono gli enormi debiti accumulati dalle sue società. E la pressione da parte delle banche.
Inoltre, Amintore Fanfani, leader della Democrazia Cristiana -partito predominante assieme al PCI di Enrico Berlinguer- sostenitore del Ras della chimica italiana dell’allora Eugenio Cefis e della Montedison, ha definitivamente vinto la guerra petrolifera all’interno dello scudo crociato. Il perdente è niente meno che Giulio Andreotti, protettore della Sir e dei suoi interessi.
Per Rovelli è il colpo definitivo. Il ko. Nino Rovelli volle fare politica come Enrico Mattei, ma di quest’ultimo, vecchio partigiano e furbo come una volpe, non ebbe mai la statura e la conoscenza delle questioni energetiche.
E’ di sicuro un uomo fuori dal comune; intelligentissimo ed impavido, ma più che un manager è uno scaltro avventuriero che impiega soldi non suoi. Ad ogni modo, in Sardegna compra tutto: squadre di calcio, pallacanestro e giornali. Una grossa fetta di politici e sindacalisti locali. Per contro, la politica nazionale si serve abbondantemente di lui e, al momento opportuno, lo lascia alla deriva, in balia del proprio destino.
Mattei, invece, non si fa imbrigliare nelle beghe di partito. Paga tutti, indistintamente, e crea dal nulla un miracolo imprenditoriale, il colosso industriale Eni. A livello internazionale, pesta troppi piedi pagando con la vita il suo inesauribile impegno in un incidente aereo, le cui dinamiche non sono state mai chiarite.

Alla fine del 1978 Rovelli esce di scena, anche se la sua vicenda civile e giudiziaria durerà anni. Neanche l’amico socialista Giacomo Mancini riesce a salvare il buon Nino, anzi. Alla fine degli anni ‘70 sono proprio i socialisti, tra cui, la stella emergente Bettino Craxi, a mettere le mani su Eni, concorrente di Sir e Montedison. A quei tempi, la cosa passa in sordina. Un Consorzio di banche creditrici, fra cui l’IMI, prende le redini della Sir e consociate, ad un’unica condizione; la testa di Rovelli servita su un piatto d’argento, attraverso l’inchiesta del magistrato Infelisi sui traffici illeciti dell’imprenditore varesino, dai baffi alla Clark Gable. L’era delle banche, a dir poco tumultuosa, dura fino al 1981.

Nel 1982 il petrolchimico passa all’Eni, con il controllo diretto da parte dello Stato.
L’operazione viene favorita in particolar modo da Craxi e De Michelis. Il cane a sei zampe diventa, per lungo tempo, il feudo quasi impenetrabile dei socialisti fino a primi anni 90, quando tutto il sistema politico italiano viene decapitato da Di Pietro e dal pool “Mani Pulite”. Dal 1982 in poi nel petrolchimico di Porto Torres si sente parlare di allontanamenti e tagli del personale.
Il grande sogno chimico sardo finisce definitivamente nel 2009, quando nello stabilimento lavorano non più di 1500 unità. La fabbrica viene riconvertita in Matrica, joint venture fra Eni e Novamont, leader del settore delle bio plastiche. Più conosciuto come Chimica Verde. Degli impianti della vecchia Sir, quella in cui lavoravano fino a 20mila persone, rimane attualmente solo quello delle Gomme. Gli altri sono stati smantellati.

Attualmente sono in forza allo stabilimento un migliaio di unità, ma l’economia e il benessere di quei tempi sono un lontano ricordo. Resta invece un territorio inquinato e compromesso, per la maggior parte da bonificare. I danni maggiori alle persone e all’ambiente sono avvenuti proprio ai tempi di Rovelli, in cui la sensibilità ambientale era pari allo zero e nel cui stabilimento è stato compiuto di tutto: dagli scarichi a mare di idrocarburi, al sotterramento dei rifiuti che hanno violentato intere vallate, compresa quella di Minciaredda, meglio conosciuta come la Collina dei Veleni. Ora per questa zona è in corso, da parte dell’Eni, un progetto di risanamento, denominato Progetto Nuraghe, al vaglio del Ministero e degli Enti Locali.

E Rovelli? Rovelli muore a Zurigo nel 1990. La questione della Sir lo arrovella fino all’ultimo giorno di vita. Intenta da subito causa all’IMI, facendosi difendere dall’on. Cesare Previti, che viene a sua volta condannato perché nella stessa causa paga un’ingente tangente al collegio giudicante. La vicenda, fra vari e clamorosi colpi di scena, dura anni. Il risarcimento dell’IMI alla famiglia Rovelli è impressionante. Quasi 700 milioni di euro. Il procedimento non è ancora finito; tra ricorsi, cause giudiziarie e carte bollate, non si sa che fine abbiano fatto quei soldi. Di sicuro, un familiare o assistente di Rovelli li tiene ben nascosti in qualche parte del mondo o paradiso fiscale. Come nei migliori film…

Nello sfondo della vicenda rimane un mondo irripetibile e controverso. Un intero territorio che oltre 55 anni fa ha cambiato la sua vocazione da agricola in industriale, conoscendo inquinamento ma anche tanto benessere.
Dagli anni ‘60 agli anni ‘80 Porto Torres conosce uno dei tenori di vita più alti d’Italia. Anche Sassari e il circondario ne traggono beneficio. La città turritana diviene la capitale del divertimento. I ristoranti colmi di gente di ogni età. Ben otto discoteche registrano il tutto esaurito. I commercianti e gli artigiani fanno affari d’oro; l’edilizia conosce uno sviluppo vertiginoso, il porto diviene il nono scalo d’Italia ed il primo in Sardegna per traffico merci. Poi, negli anni 90, il crollo.
La città e le sue attività seguono il triste destino del petrolchimico. Ora Porto Torres è l’emblema della crisi. E, mentre Sassari cerca a fatica di stare a galla, Alghero dà importanti segnali di ripresa grazie al turismo.
Proprio da questi presupposti si dovrebbe ripartire. Con la consapevolezza che un nuovo tipo di industria, ecocompatibile e legata al territorio, possa convivere col turismo stesso.
E’ questa la grande sfida del futuro, sulla quale si dovrebbe lavorare con intensità. Senza inutili integralismi.

Gli Anni della Sir ( parte prima)

Tino Tellini
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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