IL GIORNO DEL GIUDIZIO

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Nuoro celebra Salvatore Satta con un convegno nazionale a lui dedicato

downloadUn romanzo postumo, in cui i morti risorgono. Risorgono per essere liberati «in eterno della loro memoria», ma anche per fare entrare nel canone del Novecento letterario italiano e nella memoria indelebile di ogni lettore un capolavoro assoluto come “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta. L’assessorato alla Cultura del Comune di Nuoro non poteva dunque celebrare con iniziativa migliore di un convegno nazionale di studi a lui dedicato il quarantesimo anniversario della scomparsa dell’insigne giurista e scrittore nuorese . “Salvatore Satta – L’impegno civile di una vita”, questo il titolo dell’importante appuntamento che il mese scorso nell’Auditorium della Biblioteca “Satta” del capoluogo barbaricino ha visto protagonista l’autore de “Il giorno del giudizio”, la cui opera è stata ampiamente scandagliata e dissezionata, di fronte ad un pubblico partecipe e con notevole presenza studentesca, da diversi studiosi che hanno affrontato l’opera sattiana attraverso le loro approfondite relazioni: Bruno Pischedda, professore di letteratura italiana contemporanea dell’università Cattolica di Milano (ma di origini sarde, ndr); Dino Manca, nuorese, docente di Filologia italiana all’università di Sassari; Salvatore Borzi, docente nei Licei ed esperto dell’opera sattiana; Manola Bacchis, sociologa dell’università di Cagliari; ed infine Francesco Mercadante, filosofo del diritto ed amico dello stesso Satta, che attraverso il confronto con figure del calibro di Rosmini e Capograssi, Schmitt e Del Noce, ha sviluppato nei suoi scritti un pensiero giuridico d’ispirazione cattolica aperto alle sollecitazioni più problematiche e attuali del mondo contemporaneo; e che non ha esitato a porre sul podio della narrativa del Novecento “Il giorno del Giudizio insieme a “Fontamara” di Ignazio Silone e al “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa». Dopo il saluto del sindaco Andrea Soddu e dell’assessore alla 41Emnw9REKL._SX321_BO1,204,203,200_Cultura Sebastian Cocco, è toccato ad Ugo Collu, organizzatore del convegno, introdurre i lavori coordinati dal giornalista Ottavio Olita e sapientemente inframmezzati dalle letture degli attori Gonaria Delogu, Vittoria Marras e Marco Moledda dell’associazione culturale I segni delle radici. Radici nuoresi de Il giorno del giudizio, appunto, apparso postumo per la prima volta nel 1977 nelle edizioni Cedam, fatto «di uno stile conversevole ma alto – ha precisato Bruno Pischedda nella sua lunga e dettagliata relazione – vocato all’assoluto, in cui i dati di materialità concreta fuggono senza sosta nella trascendenza. Uno stile sublime che non sa di rovelli retorici o esibizioni di colore». Con tutta probabilità ciò è avvenuto poiché, come ha spiegato diffusamente Dino Manca, sottotraccia nel romanzo è ben viva «la lingua e dunque la cultura sarda, antropologicamente connotata, per secoli modellata sull’oralità primaria ed a lungo esclusa dai circuiti e dal canone dei sistemi letterari nazionali. Il segno letterario non può certamente prescindere dal suo sostrato, sardo nel caso di Satta, che è il codice linguistico. Del resto la rivoluzione culturale novecentesca ha inevitabilmente messo in crisi, insieme al concetto di stato-nazione, anche l’idea stessa di letteratura nazionale monolitica e monolingue. Oggi non ha più senso parlare di letteratura italiana o di letteratura sarda, quanto semmai di comunicazione letteraria degli italiani o dei sardi. Ed un nuorese come Satta non poteva permettere che la sua isola fosse dimenticata, nel giorno del giudizio.

Giambernardo Piroddi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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