Gianfranco Foddai, da Tissi a Seattle la musica cambia eccome!

Gianfranco Foddai, da Tissi a Seattle la musica cambia eccome!

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Intervista di Andrea Loi
© riproduzione riservata

Qual è il sogno di ogni musicista? Il più semplice: vivere di musica. Dove? A Seattle, stato di Washingtonversante Pacifico; città degli Stati uniti d’America, ma dall’anima profondamente canadese. 

Seattle, che ha dato i natali ad un certo Jimi Hendrix, è iconicamente riconosciuta come una delle capitali mondiali della musicaombelico del mondo nei primi Anni Novantaè stata culla del Grunge – il movimento musicale che ha spopolato per un decennio – e ha visto nascere Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden e Queensrÿche

Il rock si è reinventato qui. 

 

Giafranco Foddai, 36 anni, ha studiato piano, composizione e musica elettronica al conservatorio di Sassari. Ha insegnato alla scuola di percussioni di Sassari Bateras Beat e ha lavorato come fonico. Sardo nella carta d’identità e nell’anima, con la complicità di un incontro voluto dal caso, Gianfranco ha realizzato entrambi i sogni di cui sopra. 

Benvenuto sulle pagine di City&City. 

 

Da Tissi a Seattle, raccontaci 

Tutto è nato da una profonda crisi depressiva che cinque anni fa mi fece spegnere il telefono e, zaino in spalla, mi portò in Spagna a percorrere il Cammino di Santiago, dove una serie di indescrivibili coincidenze mi fece conoscere Jenny, la donna con la quale ora sono sposato. Lei di Seattle, io di Tissi; per un po’ ce la siamo cavata con aerei e FaceTime, ma  volevamo vivere insieme. Sardegna o StatesLa soluzione migliore era Seattle, quindi, dopo infinite lungaggini burocratiche eccomi qui, laptop in mano, a rispondere alle tue domande dal mio appartamento dall’altra parte del mondo. 

Si prova in quel di Seattle! Scene di ordinaria amministrazione nello studio.

Si può parlare di una rinascita? 

Non la chiamerei proprio rinascita, preferirei qualcosa come Capitolo Secondo. 

 

Tu sei un musicista e sei capitato a Seattle, non potevi chiedere di meglio 

Già! E tutto questo fa molto figo! Vivere di musica è sempre stato il mio sogno e Seattle mi sta dando questa possibilità. 

 

Parlaci del circuito musicale in città e di come ti sei inserito 

Qui ci sono tre categorie di musicisti: gli amatori, gli indied i professionisti. I primi suonano nepubs, i secondi nelle venues – locali dedicati alla musica dal vivo, un po’ come era l’Aggabachela ai tempi d’oro -, ed i terzi suonano nelle venues più importanti, palchi, casino’, tv…  

Con un post sul gruppo Facebook dei musicisti locali mi sono proposto come tastierista/polistrumentista. Qui i pianisti/tastieristi scarseggiano, ho ricevuto una marea di richieste ed ho potuto quindi filtrare i soli professionisti; al momento mi ritrovo a suonare in pianta stabile soul/rock con un artista locale, James Anaya (https://jamesanaya.bandcamp.com). Inoltre sono stato di recente assunto in veste di polistrumentista – tastiere, fisarmonica, mandolino – dalla cantante country Miller Campbell, cugina del noto Glenn Campbell. Suono anche nei pubs dell’area fuori Seattle con una cover band amatoriale, i Doubleshot; non voglio farmi mancare il piacere di suonare spensierato nelle peggiori bettole del posto – che spesso sono quelle nelle quali hanno esordito i grandi –! 

 

Seattle

Seattle

Negli States il lavoro del musicista pare rispettato…  

Qui il valore sul campo viene pienamente riconosciuto, mi sento quindi professionalmente rispettato, ma c’è anche qui chi si fa il mazzo con la musica, ma per campare consegna pizze.  Io sono stato fortunato, ho trovato fin da subito un lavoro in una scuola di musica, la Fingerprint School of Music come insegnante a domicilio.  

 

Cosa ti ha colpito di questa città americana dalla mentalità canadese? 

In primis il fatto che le persone non usano l’ombrello nonostante piova per nove mesi l’anno! Se lo fai, qui sei straniero o strano! Qui si sono sviluppate realtà che hanno cambiato globalmente la società, Amazon e Microsoft, per citarne un paio; qui puoi imbatterti facilmente in Tesla di ultima generazione o mezzi di trasporto hi-tech. Qui Alexa è connessa a qualsiasi dispositivo casalingo e ci sono app per ogni cosa: ad esempio fai la spesa via Amazon e in mezz’ora te la ritrovi davanti al portone di casa! 

 

Com’è stato il salto da un piccolo centro della Sardegna ad una realtà così grande? 

Impegnativo! A volte vorrei poter uscire di casa a piedi per andare al bar di Ugo, l’Hollywood Cafè a Tissi, bermi una  birra con gli amici e passare un’oretta a lamentarci del più e del tutto, come succedeva prima di partire. 

James Anaya & The Current graced Art Zone with their talent in this week’s show.

E lo stile di vita? 

Completamente differente: qui tutto è a portata di mano e di telefono. Puntualità e serietà professionale – mi spiace dirlo: poco diffuse in Sardegna – qui sono la normalità. La città è pulitissima e l’educazione stradale appartiene ad un altro pianeta se paragonata alla nostra. 

Naturalmente non tutto è rose e fiori: il tasso di depressione è molto elevato e i prezzi esorbitanti. 

 

Domanda fatidica: tornerai un giorno in Sardegna? 

Chi lo sa? Può darsi. Per ora ci stiamo concentrando a raggiungere i nostri obiettivi qui. 

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