FIGLI, SU LO SGUARDO!

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di Gibi Puggioni 

Collaboratore Unione Sarda 

 

Angel Boligan Tutt’Art@ (98)

Con gli occhi fissi sull’Ipad…perdete di vista il mondo 

Con mio figlio condivido la passione per il basket. Così capita spesso che mi inviti a vedere insieme una partita in Tv:  «Babbo, stasera c’è Gigi contro il Panathinaikos. Ce lo vediamo?».  «E chi è Gigi?», chiedo.  «Come chi è! Gigi Datome, l’olbiese che gioca nel Fenerbahce».  «Ah sì, ho capito. Va bene, pronti per la Tv».

All’ora prevista mi raggiunge in soggiorno. Comincia la diretta, subito appassionante. Basket di altissimo livello. Ci scambiamo qualche impressione sul gioco poi una bomba di Datome mi fa saltare in piedi:  «Ma hai visto che tiro? Straordinario».  «No babbo, non l’ho visto, stavo rispondendo a un amico su WhatsApp».  «Mi inviti ad assistere ad una partita in televisione e poi te ne stai a smanettare con il cellulare?».  «Hai ragione, ma dovevo rispondere».  «Una richiesta d’aiuto?»  «E dai bà, che palle». «Ah, che palle io?». Che palle voi, tu e i tuoi coetanei. Ormai non alzate più gli occhi dai vostri smartphone, Ipad e cellulari. È un’epidemia.

Sia chiaro: non voglio crocifiggere mio figlio. Non è fra quelli che trascorrono dieci ore al giorno in modo compulsivo con questi maledetti (o benedetti) gingilli tecnologici. È un web designer che dialoga soprattutto con il suo Mac. Quando rientra a casa recupera post e tweet accumulati sul suo profilo e riprende i contatti con amici e conoscenti. Diciamo che va bene così purché non mi chiami a seguire il basket in Tv e poi si faccia i fatti suoi. Ok?

Avrete capito che ce l’ho con quanti hanno trasformato un’opportunità che la tecnologia ci ha offerto non per vivere in un mondo virtuale e diventare degli asociali, ma per renderci più agevoli i contatti pur stando a grandi distanze gli uni dagli altri. La vita virtuale dovrebbe essere un passatempo, non può sostituire la vita sociale perché gli manca l’anima, quella che voi dovete dargli rinunciando a farvi condizionare eccessivamente da un prodotto tecnologico.

Quando ero fidanzato con la persona che è diventata la compagna di una vita, trascorrevamo l’intera serata insieme. E non ci bastava. Rientrato a casa la chiamavo al telefono e parlavamo come se non fossimo stati insieme fino a poco prima. Un’esagerazione, lo ammetto, ma il telefono allora serviva anche per far sintesi di una giornata e scambiarsi la buona notte. Oggi vi osservo, cari ragazzi, quando vi incontro per strada o in un locale. Testa bassa e occhi sullo smartphone. Magari nessuno vi ha chiamato ma voi dovete controllare il display, non sarà mai che perdiate un commento al vetriolo della Lucarelli o una battuta di Lercio. Testa bassa, lontani dal mondo che vi circonda, tanto lontani da non avvertire neppure il rumore di un treno che sta per travolgervi, come è accaduto in diverse parti d’Italia poco tempo fa.

Non voglio dire che bisogna smettere di utilizzare i social media o smartphone o tablet, semmai che occorre trovare un equilibrio nell’uso che se ne fa. Cari ragazzi, non passate la vita intrappolati nella rete. Cominciate ad alzare gli occhi.

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