EVENTO PORSCHE ITALIA IN BARBAGIA

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Tra le strade della Sardegna con la nuova Porsche 718

 

di Andrea Loi   foto Tore Serra

 

Un evento per giornalisti russi, francesi, svizzeri e italiani che ha avuto una appendice enogastronomica organizzata dall’Hotel Edera di Belvì (un grazie particolare a Marianna Cadau e Sebastiano Pranteddu per l’accoglienza e il supporto). L’occasione è stata quella della presentazione dei nuovi modelli Porsche Cayman e Boxster GTS della casa automobilistica tedesca.
Gli suggestivi scenari dell’isola, hanno fatto da contorno e disegnato gli itinerari che hanno portato i drivers da Villasimius nell’entroterra sardo.

 

Tradizione che ha fatto ovviamente da padrona di casa: tutto il cibo è stato preparato sul posto sotto i secolari castagni che decorano le colline tra Belvì, Aritzo e Tonara: siamo nel cuore della Barbagia, l’anima profonda della nostra terra. Quella Barbagia arcaica e immobile che racconta ancora oggi storie autentiche e genuine.

Una simpatica nonnina quasi novantenne, faceva scivolare le sue dita sapienti su una tavola di legno rigato, da cui prendevano forma i Malloreddus. Fin da bambina ha lavorato  chissà quante migliaia di piccoli pezzetti di pasta fresca tramandando la tecnica di lavorazione come la tradizione insegna, ai figli e nipoti. Un lavoro fatto di abilità ma anche di grande pazienza e concentrazione.

 

Particolare menzione merita il torronaio Sebastiano Pranteddu, abilissimo nel preparare davanti ai nostri occhi il popolare dolce, prodotto in modo unico e naturale, che delizia palati e ricordi. L’impasto di mandorle e la dorata fluidità dei migliori mieli sardi creano, insieme ad albumi d’uovo e ostia, un contrasto unicamente sardo. È lui l’organizzatore della location che ha ospitato l’evento.

Lo storico torronaio aritzese è tra i pochissimi a tenere alto il valore di questa ricetta dolciaria. L’arte del torrone quale è depositario da generazioni, esprime al meglio la sua creatività. Durante il pranzo ha allietato i commensali con lo spettacolo della lavorazione a mano. Una cottura lenta e cadenzata  che richiama le gestualità e i ritmi di uno strumento musicale; un rispetto dei tempi come solo i veri maestri sanno fare. Dopo il pranzo non può mancare il dolce e il torrone caldo (su Morigheddu) appena fatto è una prelibatezza  per gli occhi e per il palato.

Ha stuzzicato la nostra curiosità, anche il suo omonimo Sebastiano Pranteddu, un giovane ragazzo di Tuili, che ci ha deliziato con il suo gelato: La Carapigna è una freschissima prelibatezza, fatta con metodi tradizionali. Ebbene sì! I sardi, fin dal 1600 facevano il gelato. E utilizzavano la neve che da queste parti cadeva abbondante, per conservarla fino all’estate successiva all’interno di fosse opportunamente isolate e coibentate. Il ghiaccio, dopo diversi mesi,  veniva tirato fuori nei mesi caldi e  utilizzato insieme a particolari infusi di limone per creare una delizia per palati sopraffini. La tecnica di preparazione sfida le più misteriose leggi della fisica e vedere all’opera Sebastiano è uno spettacolo che riempie gli occhi.  Lui è uno dei pochissimi mandatari di questa misteriosa quanto affascinante tradizione di famiglia originaria di Aritzo, che da generazioni porta nelle piazze dell’isola l’antica tradizione aritzese del gelato fresco e artigianale a base di acqua, zucchero e succo di limone.

 

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