DEMIS E LE VITE DEGLI ALTRI

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di Giovanni Dessole

Pasquale Posadinu si racconta: dai Primochef del Cosmo alla carriera da solista

 

«C’è un futuro di cose prevedibili: canzoni, disco, collaborazioni, storie, emozioni, idee più o meno brillanti ma di sicuro nuove. E c’è un futuro un po’ matto, in cui la musica ti chiede di re-inventarti, di scrivere delle regole che siano tue, di non piangerti addosso perché quello che fai non diventerà mai un lavoro o perché è sempre troppo difficile suonare fuori dalla Sardegna».

 

Foto di Antonello Franzil

 

Pensiero di Pasquale Demis Posadinu. Nato nel 1980, vive a Nulvi, per 10 anni è stato parte della band Primochef del Cosmo: due dischi e show sui palchi dell’Isola e della penisola. Nel 2015 l’album omonimo pubblicato da Desvelos Records (Audioglobe) e prodotto da Giovanni Ferrario. Tre i video estratti dall’album: Coraggio ai poveri, Musica TV e Michela. Al presente una bimba, live in tutta l’Isola accompagnato da Peppino Anfossi, Matteo Anelli e Marco Manca, collaborazioni con artisti sardi e incontri con i grandi della scena italiana, come Gianni Maroccolo. In un continuo ed emozionale work in progress.

Parole e musica: come, dove, perché?

«Scrivo canzoni da sempre e le scrivo per me, forse perché sento che mi serve. Il punto di partenza è quasi sempre il mio vissuto, anche se mi impegno a non sprofondare nell’autobiografia pura o, peggio ancora, nella celebrazione dei miei drammi esistenziali. Racconto quella parte di me che si ricollega a una visione più universale, quei pensieri che possono appartenere anche alla vita degli altri. Cerco di scrivere in modo personale ma senza inventare nulla, non so se ci riesco sempre, credo si possa però dire che ho un mio stile e per me questo è molto importante».

 

Foto di Antonello Franzil

 

Il contest 1M-next, l’assalto al palco del Primo Maggio, il traguardo sfiorato e tanti concerti..

«L’avventura Primo Maggio è stata stranissima. Nelle prime fasi ha votato il pubblico, cosa che ha favorito lo svilupparsi e crescere di un’onda d’entusiasmo con epicentro Nulvi, il mio paese, che si è poi espansa coinvolgendo un numero importante di persone in tutta l’Isola, e non solo. Erano anni che non andavo in Rai, stavolta sono finito sul Tgr. Poi si vince, si perde, si arriva quinti e non tra i primi tre, ma poco conta. Cerco di guardare alla sintesi migliore di quanto accaduto e sono contento, ho una decina di date già fissate per l’estate, ne arriveranno altre, è forse il risultato migliore in cui potevo sperare».

Domani?

«L’unica certezza che ho è che voglio fare meglio. Vorrei migliorare come autore, come cantante, come uomo, come manager di me stesso. Non ho obbiettivi di avanzata verticale, non voglio scalare nulla: la musica ti porta in alto e poi ti lascia cadere senza paracadute, i sogni non si consumano mai ma a volte ti svegliano e quando capita c’è bisogno di pensare ad altro. Al di là di tutto, oggi che la mia vita affronta un periodo incredibile e intenso a livello personale, la prima cosa che vorrei è scoprirmi un bravo padre, presente, sorridente, altruista, cosa che poco o nulla c’entra con la musica. Di certo però si tratta di una prerogativa che viene prima di qualsiasi risultato artistico».

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