Dall’Iride si vedeva il mare

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28822_126694287351114_5579469_nAlla conquista dei “pettini”: l’estate era una romantica avventura

Il Lido Iride è un sogno che arriva da lontano. E’ la storia della visione profetica ed ispirata di un grande concittadino: Oreste Pieroni, il sindaco democristiano della rinascita. In quelle ruggenti stagioni di fermento e ritrovata armonia, l’illuminato amministratore aveva partecipato con passione ed impegno all’evoluzione del vecchio borgo, dopo le  ristrettezze della guerra. Ricominciava l’abitudine alle feste danzanti. Gli alberghi sassaresi accoglievano i viaggiatori, e nei circoli si beveva il vino di proprietà spillato dalle botti delle campagne vicine. Ripartivano l’attività manifatturiera ed il commercio: e le vetrine delle modiste esponevano con cautela i modelli per le signore della buona borghesia, mentre la città cambiava il proprio aspetto.

Era stata varata la Cavalcata Sarda, che presto sarebbe diventata  un simbolo del capoluogo turritano, come il padiglione dell’I.S.O.L.A.  – l’ente pubblico deputato alla promozione e la valorizzazione del nostro prezioso ed inimitabile artigianato – nell’ampio e verde spazio dei giardini pubblici, affacciati sulla stazione degli autobus dell’ Emiciclo Garibaldi. Sassari offriva il nuovo volto, con gli interventi consolidanti ai principali monumenti, la bella colonna dello scultore Giuseppe Tavolara in Piazza Sant’Antonio e la Colonna Mariana dedicata alla Madonna, omaggio all’Anno Santo del 1950 proclamato dal Papa Pio XII. Presto sarebbero arrivati il rock’n roll ed i grattacieli di Piazza Castello, le nuove sale cinematografiche ed i ristoranti alla carta.

Ma il mare era tanto lontano. Era un sospiro di spuma e di odori selvaggi: un teatro di vento e silenzio tra le torri diroccate, come nelle esotiche canzoni di Paolo Conte. Poche persone avevano l’automobile. Gli scooters non erano inclini ad avventurarsi nella lunga strada che portava alle spiagge incontaminate e deserte, ostile ed invisibile distanza della natura da un popolo di diffidenti ortolani ed artigiani racchiusi nelle antiche mura. Il potente notabile si dedicò al sogno di un arenile per la città. Cambiava anche il nome del litorale: ed il romantico Abbacurrente delle origini diventava Platamona, in questo confortato dalla disponibilità di un altro importante protagonista dell’epoca. Nasceva la spiaggia dei sassaresi. L’avvocato Salvatore Cottoni,  sindaco  di area socialdemocratica della vicina Sorso, aveva intuito l’importanza dell’investimento. Consigliere regionale ed assessore – e più tardi potente sottosegretario a Roma- decise di sottoscrivere l’impetuosa evoluzione di una fascia costiera, che ricadeva soprattutto nella regione della Romangia.

A questo punto entra in scena un grande imprenditore cagliaritano trapiantato a Sassari: Sebastiano Pani. Uomo severo ed infaticabile, aveva inventato il primo servizio di taxi ed un sistema di posta aerea, era stato il presidente della Torres e collegava i due grandi centri con le sue autolinee puntuali e confortevoli. Il grande imprenditore dei servizi – morto centenario dopo una vita dedicata al lavoro ed alla famiglia – spese i suoi averi per la nascita di una rotonda sul mare. Il Lido Iride è stato lungamente un fiore all’occhiello per la nostra Sassari, con le sue file di casotti lindi ed attrezzati, il servizio bar e tavola calda, gli ombrelloni e le sedie a sdraio, l’assistenza ai bambini ed i bagnini vigili contro gli incerti capricci del moto ondoso. Qualcuno giura che la celebre “Una rotonda sul mare” del melodico Fred Bongusto sia stata ispirata dal magnifico complesso balneare, che nelle notti estive richiamava grandi nomi della musica italiana. Il Lido Iride vantava ospiti come Mike Bongiorno e Claudia VillaIndro Montanelli e la soubrette Isa Barzizza, la procace attrice Marisa Allasio ed il re del mambo Xavier Cugat. Altri tempi: ora un mozzicone sbrecciato ed abbandonato all’incuria è un fantasma di un’era felice di gite fuori porta e melanzane alla parmigiana, Fiat Seicento Multiple e juke-boxes gracchianti.

I sassaresi continuano ad andare nella loro spiaggia: ma con malinconia, e senza il conforto di servizi adeguati. La grande scommessa turistica è andata perduta. Proprio in queste settimane un bel libro di Alessandro Ponzelletti –  “Platamona”, con le immagini policrome di Nino Tavera edito da Carlo Delfino – ricorda la grande idea dei tre sassaresi emeriti. L’opera ha una forte connotazione emotiva, e ci invita a ritrovare il coraggio ed il disegno per restituire al capoluogo una spiaggia degna di tale nome. Adesso spunta il nome di un imprenditore locale, pronto al rilancio. Mentre il mondo si commuove davanti alla Grande Bellezza di Paolo Sorrentino e gli consegna un Oscar, le immagini di questo nostalgico “come eravamo” sono un prepotente invito alla città del futuro. Dalle cose di ieri è sempre costante l’ispirazione per un domani migliore.

Alberto Cocco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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