FUORI DAL MONDO. PER SCELTA

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di Roberta Gallo

Storia di Peppone: da Sassari alla Valle della Luna per ritrovare il primitivo che è in lui

 

Foto di Donato Manca

 

Capita di lasciar andare l’amore, poiché i cuori talvolta sono fragili. Succede pure di perdere il lavoro a causa dell’inarrestabile crisi, e accade anche di perdere un amico caro proprio quando si pensava di aver già dato tutto con la morte di un padre. Ma quando questi accadimenti avvengono in un rapido susseguirsi, è necessario rallentare ed elaborare. Ci si sente come aver corso troppo e averne dimenticato il motivo. Si vorrebbe fermare il tempo per recuperare le forze, ma la vita incalza. Inesorabilmente. È solo allora che si decide di prendere armi e bagagli e andare via. Alla ricerca di un posto senza tempo.

 

Foto di Donato Manca

 

Questo è ciò che accade a Peppone nel settembre del 2003. Lascia la sua Sassari e la compagnia di teatro in cui è impegnato come attore; abbandona la sua band heavy metal che accompagna con la batteria e si avvia a dare voce a quel dolore di sottofondo in un drumming spiazzante. Salutando solo la mamma. Percorre la macchia profumata e le rocce lucenti della Valle della Luna, non distanti da Santa Teresa di Gallura, dove il tempo sembra essersi fermato. Sette valli divise tra loro da rocce di granito. All’interno svariate grotte formate dall’erosione, e una sorgente d’acqua dolce per concedere lunghi soggiorni agli abitanti che alloggiano lontano dai rumori della città. E i sogni di qualche nostalgico degli anni sessanta e settanta prendono vita.

 

Foto di Donato Manca

 

Mentre a Peppone sembra di attraversare un paesaggio lunare, il profumo del ginepro e dell’elicriso lo rassicurano facendogli percepire tutto l’ordine dell’universo. La richiesta di aiuto a tirare le reti da parte di Eddie, un diciannovenne fiorentino, e in seguito l’invito a fermarsi ad assaporarne i frutti, per Peppone si trasforma in un sosta lunga quattordici anni. Nello stesso momento in cui la compagnia di teatro posticipa le date per quell’assenza improvvisa e la band le annulla, lui si sente spettatore della sua vita.

 

Foto di Donato Manca

 

Mentre lancia le reti in mare col giovane toscano dal sorriso luminoso, affina l’arte della pazienza, e nella condivisione del pescato con gli altri ospiti, quella della solidarietà. Impara a scandire i momenti attraverso le fasi lunari e a fare a meno dell’orologio. Notte dopo notte durante il lasso in cui la luna cresce, mostrando il suo primo quarto Peppone individua un bagliore di speranza; nella gobba lunare, infinite aspettative e nella sua pienezza, la consapevolezza di una nuova vita. «Ma le cose buone non sono mai del tutto buone» e gli equilibri possono essere talmente precari da trasformare i sorrisi in silenzi ostinati. All’improvviso, senza nessun perché. È ciò che accade a Eddie, dopo una visita dei genitori con l’intento di riportarlo a casa. Silenziosità sempre più lunghe che non si trattengono a commentare neanche un pacco di Natale inviatogli come calumet della pace e rifiutato perfino a se stesso. Qualche giorno dopo, indossati un pantalone e una maglietta Eddie pone fine al suo tormento interiore, lanciandosi in mare. Viene ritrovato qualche giorno dopo.

 

Foto di Donato Manca

 

Un gesto che agli occhi di Peppone suggella l’impossibilità di scappare da se stessi. La necessità di vivere la vita da protagonisti definisce in termini reali la sua nuova esistenza con tutto il carico di rinunce e spirito di adattamento. Conosce il freddo, la fame e le strategie per potersi lavare. Impara a tenere i capelli legati in coda e a non specchiarsi. In sintonia con i suoi principi e lo spirito hippy mette in pratica il rispetto verso gli altri e la tolleranza. Cerca di temprare il fisico alle perturbazioni e il cuore all’amore; con il primo riesce alla perfezione, con il secondo ha meno successo. Prova a convivere in un appartamento a Santa Teresa con la ragazza di cui si innamora – che per motivi di salute è costretta a lasciare la valle – ma il richiamo della natura è più forte. Tanto da spingerlo a scendere in una gola disabitata. Nel tempo in cui il vento di maestrale bofonchia con il mare, Peppone costruisce una pinnettas come suo focolare. Con i suoi cosinzos e cambales che lo proteggono da intemperie e frasche inizia la sua giornata. Accompagnato dalla sua cagnetta Mariuccia va alla sorgente a prendere l’acqua e cura il suo orticello. Prepara il pranzo con ciò che gli regalano quando va in paese e con il ricavato della vendita dei suoi lavori in ossidiana. Mentre le mani del valligiano scheggiano la pietra del guerriero portano in superficie emozioni e pensieri celati. E sembra di udire gli slanci lirici e i dialoghi sommessi di chi sa di essere nel posto giusto. Scelto per «vivere senza tempo, leggeri come l’aria, liberi come il vento».

 

Foto di Donato Manca

 

Foto di Donato Manca

 

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