Cuccioli in corsia

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 foto da www.24emilia.com

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Dottori a quattro zampe per la Pet Therapy

Gli animali rendono le nostre giornate più allegre e la nostra vita più piena.

Chiunque divide la casa con un cane, un gatto o un altro cucciolo da compagnia, lo sa da sempre.

Rientrare a casa dopo una giornata di lavoro e trovare una coda che scodinzola ci fa dimenticare per un attimo la fatica e i problemi e ci fa fare il pieno di calore e di affetto.

I nostri amici a quattro zampe però sono in grado di fare molto di più per noi: possono anche aiutarci a superare momenti difficili legati alle nostre condizioni di salute. E’ il caso della  Pet Therapy.

Questo neologismo anglosassone viene coniato negli anni ’60 dallo psichiatra infantile Boris Levinson che definisce una nuova tecnica di intervento terapeutico basata sul rapporto e lo scambio tra uomo e animale. Lo scopo è quello di coadiuvare il processo di guarigione affiancando una terapia tradizionale già in corso che, grazie ai nostri amici a quattro zampe, potrebbe risultare più incisiva.

Nel corso degli anni infatti, numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato come questo lavoro di interazione e scambio tra paziente e animale apporti notevoli benefici alla salute di chi sta affrontando un percorso terapeutico. Per citare i risultati più visibili: il solo contatto con l’animale è in grado di diminuire lo stress, la pressione arteriosa e rallentare il battito cardiaco.

Chiunque può usufruire dell’aiuto di un dottore a quattro zampe, in affiancamento alle normali terapie: pazienti con disturbi relazionali, con disturbi motori, persone che hanno difficoltà nel linguaggio o disabilità fisiche, fino ad individui con problemi psichiatrici o legati alle dipendenze. Questo tipo di terapia trova largo riscontro anche nella cura dei bambini, coadiuvandoli nel superamento di tappe difficili verso la guarigione, in un’età delicata e altamente formativa per l’essere umano.

Gli animali che vengono impiegati nella terapia sono molteplici. La scelta viene effettuata in base alle esigenze psicologiche e fisiche del paziente che andrà a beneficiare del suo aiuto. Non solo cani e gatti quindi ma anche cavalli, asini, coniglietti e pappagalli.

Ma come funziona in Italia la Pet Therapy?

Già nel 1997 vi fu una prima proposta di legge per promuovere il contatto uomo-animale a fini terapeutici. Il più importante riconoscimento è stato dato però nel 2003 grazie ad un Decreto del Presidente del Consiglio che ha dato origine ad un testo unificato relativo alla “disciplina delle Attività e delle Terapie Assistite dagli Animali”.

Per prima cosa viene specificato che tutti gli animali che vengono utilizzati nella Pet Therapy sono considerati “animali da compagnia” ed è vietata l’utilizzazione di animali selvatici, esotici e dei cuccioli. Viene inoltre stabilito che l’addestramento a cui vengono sottoposti deve essere effettuato solo da soggetti con specifiche competenze, in modo da evitare il solito fiorire di personaggi loschi che lucrerebbero sugli animali e sulla salute dei pazienti. Nei suoi articoli, il testo sottolinea anche l’utilità sociale e terapeutica della Pet Therapy, promuovendo la progettazione e la realizzazione di queste attività presso strutture sanitarie, tenendo sempre bene a mente anche il benessere dell’animale impiegato.

Se volete approfondire l’argomento non vi resta che andare a visitare il sito del Ministero della Salute: www.salute.gov.it, che dedica proprio un’intera sezione alla Pet Therapy.

Come sempre i nostri amici a quattro zampe riescono a stupirci per l’apporto e il sostegno che danno alle nostre vite e che spesso noi non siamo in grado di ricambiare in modo adeguato.

Francesca Arca

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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