Duos Pedes, il progetto dell’allenatore Marco Mura protagonista nel campionato di terza categoria

Duos Pedes, il progetto dell’allenatore Marco Mura protagonista nel campionato di terza categoria

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intervista di Tino Tellini – foto di Tore Serra
© riproduzione riservata

 

Duos Pedes

Il sassarese Marco Mura, 47 anni, impiegato di banca, ha il calcio nel sangue. Gioca da attaccante per tanti anni nei dilettanti, gira il Nord Sardegna e fa caterve di gol. Poi il ritiro, ma il calcio è sempre nei suoi pensieri. Prende il patentino di allenatore ed insegna ai giovani, prevalentemente nella società San Paolo di Sassari. La scorsa estate matura una grande idea, frutto di tanti anni trascorsi con dedizione nel volontariato: perché non fondare una squadra di calcio composta da migranti? Si proprio loro, gli involontari protagonisti di tante speculazioni politiche, ragazzi che nella loro vita non conoscono altro che umiliazioni, violenza e soprusi. Ventenni che hanno solamente la colpa di cercare un futuro migliore. All’inizio sembra un’idea pazza. Poi i buoni propositi si trasformano in realtà. A Settembre nasce l’associazione, a Ottobre la squadra viene iscritta in terza categoria. Si chiama Duos Pedes, due piedi, piedi di ragazzi di dodici nazionalità africane: Mali, Gambia, Niger, Costa d’Avorio, Nigeria, Liberia, Guinea e diverse altre. 

 

Fuggono da un atroce destino, alcuni di loro vittime di disumani maltrattamenti in Libia. Ora soggiornano nei CAS sardi, centri di accoglienza straordinari. Chiedono asilo e protezione internazionale. Sono accomunati da una grande passione: il calcio. Al raduno di selezione,  nel campo di Carbonazzi a Sassari, si presentano in sessanta. Sono la base dell’elenco di 25 giocatori che costituiscono la rosa della Duos Pedes, formazione che partecipa al campionato ufficiale Figc di terza categoria. 

Il resto ce lo racconta l’indomito Marco Mura, anima del progetto. 

 

Marco, come è nata quest’idea? 

Sono un cristiano, da ragazzino ho sempre dedicato molto del mio tempo libero al volontariato, oltre che al calcio. Con la costituzione di questa squadra ho voluto accomunare queste due esperienze e metterle al servizio dei giovani, in particolare di quelli che soffrono. I migranti purtroppo, senza alcuna distinzione, sono oggetto di critiche ingenerose ed è un dovere di noi cristiani accoglierli, non certo respingerli in massa. 

 

Chi ti ha dato una mano? 

Sinceramente da solo sarebbe stato impossibile. Mia moglie Annina mi è stata particolarmente vicina. Fondamentale è stato l’apporto di Angela Laconi, assistente sociale ed esperta in accoglienza. Il mio amico Domenico Mudadu, impiegato di banca pure lui, è colui che mi ha sempre affiancato, anche nell’attività sportiva . Ma senza gli sponsor, e tutti quelli che hanno dato una mano economica, l’idea di una squadra di migranti africani non avrebbe mai decollato. Citarli tutti sarebbe impossibile, tuttavia non posso esimermi dal menzionare il principale: Stefano Sardara, il Presidente della Dinamo Basket. Stefano è stato decisivo e sin dal primo momento ha abbracciato la nostra causa.

 

Come si sta comportando la Squadra? 

Siamo nelle zone alte della classifica, abbiamo perso solo due partite e ci precede solo il Mara e il Chiaramonti. Con un pizzico di fortuna questo campionato potremmo vincerlo, anche se c’è da considerare che quasi nessuno dei miei ragazzi, prima di questa stagione, aveva mai giocato a calcio in una competizione ufficiale. Debbo dire che la squadra ci mette parecchio impegno ed entusiasmo, i ragazzi inoltre sono dotati di mezzi atletici notevoli. Tutti sono giovanissimi e accompagnati da un’educazione straordinaria. 


Come è stata l’accoglienza in trasferta? 

In generale ottima, ma non posso nascondere che siano capitati episodi spiacevoli ai quali però i miei calciatori non hanno mai reagito. 

 

Fuori dal campo immagino siate ritornati sugli episodi… Cosa pensano i ragazzi? 

Ne soffrono molto, a volte non capiscono. Diversi di loro sono orfani e soli al mondo. Si tratta di giovani che nei loro paesi d’origine hanno visto e subito cose inenarrabili, per non parlare delle nefandezze successe in Libia. 

 

Continuerai quest’esperienza originale e impegnativa? 

 Si tratta di un importante inizio e spero vivamente che il progetto e la squadra vadano avanti. Io ce la metterò tutta insieme agli sponsor e ai  collaboratori. Il resto lo faranno questi calciatori entusiasti, figli di un continente bellissimo e martoriato come l’Africa. Loro non hanno nessuna colpa, se non quella di essere nati in estrema povertà e in un periodo dove si stanno smarrendo i valori dell’amicizia e della tolleranza tra le genti. 

 

 

 

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