APOLLO BEAT, UNA SERIE VINCENTE

APOLLO BEAT, UNA SERIE VINCENTE

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 di Andrea Loi

Il regista  Michele Gagliani vince il premio World Wide Web al Festival di Taormina

È il 1973 quando i poliziotti della “Squadra Speciale Apollo Beat”,  dopo anni di onorato servizio nelle principali città italiane, ritornano a Sassari. Qualcosa, però, arriverà a turbare questa calma apparente: un fantasma del passato, quasi dimenticato, che rimetterà in gioco tutto ciò in cui hanno sempre creduto.  È questo l’incipit della puntata pilota “Apollo Beat – la serie”  una storia di sbirri, pistole e sangue. Un poliziottesco che vi farà riscoprire il cinema di una volta attraverso lo schermo del pc di casa vostra. Il regista  Michele Gagliani si racconta al nostro magazine.

Gli Apollo Beat a Taormina col regista Michele Gagliani, secondo da sinistra.

Gli Apollo Beat a Taormina col regista Michele Gagliani, secondo da sinistra.

Michele, partiamo da quello che è successo a giugno al Festival del cinema di Taormina… una gran bella soddisfazione, giusto?

Sì, assolutamente. Ero ignaro del fatto che una giuria avesse selezionato la nostra web serie (“Apollo Beat”) per il festival internazionale del cinema di Taormina. Solo due giorni prima dell’inizio del festival ci hanno comunicato che eravamo in finale nella sezione Word Wild Web.  L’emozione più grande l’ho avuta la prima volta che ho visto proiettato in uno schermo gigantesco il “pilot” della serie: non ne avevo mai visto uno così grande. Vedere  tutti gli attori, protagonisti e non in quel contesto, per me era come ripagarli di quanto loro avevano fatto per me. Ho pensato a tutti quelli
che hanno creduto  nella realizzazione dell’idea che è nata quando per la prima volta andai a un concerto degli Apollo beat: fu amore a prima vista.

Raccontaci in breve la genesi di questo progetto e come è nata la collaborazione con gli Apollo Beat.

Prima del concerto, gli Apollo Beat irruppero nella sala vestiti anni ‘ 70, pantaloni a zampa e camice con colletti smisurati. Non impiegai molto a realizzare che questi cinque ragazzotti incarnavano un genere che adoro e che ho sempre adorato: il poliziesco all’italiana, chiamato poliziottesco. Conoscevo di vista il frontman del gruppo, Giuseppe Bulla, e quando mi avvicinai per complimentarmi con lui della splendida performance mi invitò al ben più grosso concerto che stavano organizzando all’interno di una grande officina meccanica, il GT Garage. Fu in quella occasione che proposi a Bulla di girare uno spot dell’evento come se fosse un poliziottesco, dove loro incarnavano la figura di cinque super agenti di polizia in missione speciale ma con una “questione da risolvere”. Questo fu il preludio della web serie. Coinvolsi il mio amico e collega Giovanni Saturno e dopo questo spot paventai agli Apollo Beat la possibilità di prolungare l’ esperienza con la realizzazione di una serie web.

La curiosa ambientazione nel passato ha comportato delle difficoltà logistiche?

Le difficoltà sono quelle di ogni film in costume, perché oltre alla ricerca dei vestiti vintage per gli attori occorre trovare location e auto di quell’epoca. Abbiamo trovato grande disponibilità da parte di tutti: in primis l’associazione Motori d’epoca e del suo presidente Giovanni Pala, che con i suoi soci  ha accompagnato questa esperienza, affidandoci le loro bellissime e curatissime auto. Tutti gli attori sono stati scelti tra amici e conoscenti, nessuno di loro aveva mai recitato e tutti sono stati entusiasti di prestarsi e mettersi alla prova in un set cinematografico. I miei amici e colleghi mi hanno aiutato in questa “impresa” e gli stessi Apollo Beat si sono buttati a capofitto nel progetto.  Le riprese sono costellate di retroscena. Ricordo lo stupore degli abitanti del quartiere Latte Dolce. Quando hanno visto un cadavere per strada… E molta gente intorno che rideva e scherzava: eravamo euforici per il primo ciak. Vorrei anche ricordare l’espressione del preside dell’Azuni quando ha visto il suo ufficio trasformato in una questura anni ‘ 70.

Gli anni settanta, la tematica poliziottesca, le atmosfere “noir” della provincia italiana. Quanto conta la cura dei dettagli per realizzare un prodotto di qualità?

Il dettaglio è fondamentale e serve per proiettare completamente lo spettatore in quegli anni. Basta poco per vanificare gli sforzi inquadrando  oggetti fuori contesto come una parabola o un condizionatore. Ma fino ad ora tutto è andato a meraviglia, nonostante le prevedibili difficoltà. Devo dire che Sassari ha mantenuto quell’aspetto vintage che serve alla Serie: è infatti piena di angoli, palazzi, piazze e strade che si prestano benissimo per un set come quelli di cui ho bisogno.

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Su You Tube e sui canali social impazza l’episodio “pilota”. Significa che è previsto un seguito?

Il nostro progetto prevede la realizzazione di 7/10 puntate. La puntata pilota ci ha permesso di raccontare la nostra idea di web serie e dimostrare le nostre capacità ad eventuali produttori. Appena avremo i finanziamenti necessari procederemo con le riprese. Sono fortunato perché il gruppo Apollo Beat è composto da professionisti di alto livello, faccio un esempio: Diego Ganga, il bassista della band e ispettore dell’anti-droga nella serie, è un grafico di professione bravissimo che si occupa del montaggio e della color di ogni puntata. Diego Moretti, che riveste il ruolo di ispettore, è percussionista, falegname ed ebanista che ha curato la realizzazione degli oggetti di scena. Giuseppe Bulla è il chitarrista della band, ispettore della omicidi nella serie, ha la capacità di organizzare e coordinare troupe, attori, mezzi tecnici e tutto ciò che serve per far funzionare la macchina del cinema. Con queste professionalità si può costruire un progetto ambizioso ed è quello che stiamo tentando di fare.

Chi è Michele Gagliani e come è nata la sua passione per la cinepresa?

La mia passione nasce dalla sala cinematografica. Già all’età di quattro anni, mio padre mi portava al cinema per guardare  film di genere poliziesco, Erano gli anni ‘ 70. Da allora nasce la mia passione per quelle auto che sfrecciano nella città, sparatorie, banditi, inseguimenti.. Negli anni novanta seguii un corso di tecnico di comunicazione audiovisiva dove gli insegnanti spiegavano il televisivo partendo dalla tecnica cinematografica. Subito dopo lavorai per un centro di produzioni televisive, la Bencast, che si occupava delle produzioni RAI sul territorio regionale. Per anni ho lavorato con la Rai senza mai dimenticare la bellezza del mondo del cinema, finché un giorno non ho incontrato gli Apollo Beat e di questo gliene sarò per sempre grato.

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Apollo Beat – La Serie” è il progetto musicale e cinematografico che vede la band Apollo Beat coinvolta nella produzione di una serie web.
Per la prima volta i musicisti stessi sono protagonisti di una webseries nella quale interpretano un ruolo accompagnati dalle loro stesse musiche.

Premi: World Wide WebSeries @  Festival Internazionale del Cinema di Taormina

Motivazione: “Per aver saputo mescolare con gusto e passione cinefila immagini e musica, omaggiando i film poliziotteschi anni ’70, rievocati in una Sassari vintage dai colori saturi, raccontata attraverso un’azione frenetica che procede a ritmo rock”.

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