ANTROPOLOGIA DEL CIBO IN SARDEGNA

Share Button

di Laura Fois

Alessandra Guigoni: «L’Isola ha bisogno di un foodtelling… che sia un po’ chic!»

 

 

Alessandra Guigoni è una influencer nel panorama culturale sardo. Si presenta all’intervista con un raffreddore fastidioso, dimostrando disponibilità e gentilezza, anche con le parole. Antropologa culturale eclettica, è nata a Genova e si è poi trasferita in Sardegna dove ha svolto un dottorato col maestro Giulio Angioni, stimato antropologo e scrittore, mancato recentemente. Ha lavorato per l’università fino al 2014, da qualche anno insegna allo IED di Cagliari ed esercita libera professione. In particolare si occupa di antropologia dell’alimentazione. Da vent’anni si occupa di questa disciplina e in Italia sono tuttora pochi i professionisti a dedicarsi a questi studi affascinanti e scientifici allo stesso tempo. La scintilla è scattata sia perché la scuola antropologica cagliaritana si era sempre occupata delle pratiche legate al cibo sia perché “ho avuto la fortuna di incontrare l’americana Carole Counihan, che aveva fatto ricerca sul campo a Bosa proprio sull’alimentazione“. Acuta osservatrice, la Guigoni riconosce come “in Sardegna ci sia un patrimonio agroalimentare straordinario, un po’ sconosciuto agli stessi sardi, a volte (poco) valorizzato. Spesso manca una visione d’insieme che leghi quello che è il patrimonio agroalimentare con la cultura e il turismo, ma ci sono altri due aspetti e quindi assessorati che dovrebbero essere coinvolti: quello della salute (abbiamo dei centenari perché c’è stato un certo tipo di alimentazione e stile di vita), e quello del social welfare perché l’agricoltura sociale non è ancora sviluppata. È vero che son usciti dei bandi interessanti ma bisogna implementare più orti sociali e didattici, dare una mano in più alle cooperative giovanili e femminili. La differenza la fanno anche le persone“. Si innescano in questo modo reti di sviluppo locale. “Prendi la pardula per esempio,” continua l’antropologa “è un patrimonio, ha una ricetta e tecniche di produzione codificate, può essere un faro per il territorio, ha un appeal turistico e culturale molto forte, è bella perfino da fotografare. Voglio dire che ogni prodotto può dare lavoro e creare sviluppo locale. In Sardegna buoni esempi son stati i presidi e le comunità del cibo SlowFood. Tante volte accade invece che negli agriturismi sardi si mangino le stesse cose quando invece abbiamo 130 tipologie di dolci, 25 tipologie di paste fatte a mano, 100 tipi di formaggio, quindi perché non caratterizzare ogni territorio? La gente si divertirebbe anche di più a girare!“.

La dott.ssa Alessandra Guigoni con Claudia Tronci
a Sardegna1 TV

E se le chiedi ciò che più le interessa fare è questo: “presentare il cibo sardo in una versione un po’ più chic e patinata, l’effetto sagra non mi piace, ma allo stesso tempo penso a una narrazione che debba essere alla portata di tutti. Credo manchi quel foodtelling che lo elevi culturalmente, lo renda interessante, che incuriosisca e che faccia riflettere su ciò che stiamo mangiando. Bisogna portare la tradizione nel futuro”.

Pin It

Lascia un commento