Antonio Lucchi, into the “wild”

Antonio Lucchi, into the “wild”

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Pag.16-17 - Foto Lucchi da pubblicare - Antonio LucchiIl giovane disegnatore sardo nella scuderia Bonelli con il personaggio di “Adam Wild”

Il fumetto è un mondo particolare in cui, almeno una volta, ciascuno di noi ha deciso di avventurarsi. Per conoscere meglio questa moderna arte grafica abbiamo incontrato il disegnatore Antonio Lucchi, che grazie al suo talento, è riuscito a rendere la propria passione per il fumetto una professione, approdando nella scuderia della “Sergio Bonelli Editore” con “Adam Wild”.

Antonio, che ruolo ha svolto la passione nel tuo lavoro e come hai iniziato?

Ho sempre amato i fumetti, ma la svolta c’è stata quando ho iniziato a leggere “Dylan Dog” e ho capito che si poteva andare ben oltre il semplice intrattenimento. Ho frequentato l’Istituto d’Arte a Sassari, ho lavorato quattro anni come grafico e in seguito sono partito a Roma per studiare grafica tridimensionale e bidimensionale per videogames. Il caso ha voluto che, partecipando ad un concorso online, pubblicassi sul mio profilo Facebook alcuni miei disegni. Una settimana dopo sono stato contattato da Paolo Di Orazio: il primo che, pur senza conoscermi, ha visto qualcosa nel mio lavoro e mi ha dato fiducia.
Poi ho collaborato con Paola Barbato e da lì è iniziato tutto. Ma una delle tappe che voglio ricordare è stato l’incontro con Emiliano Longobardi, anche lui di Sassari, con cui ho lavorato per “Rusty Dogs”.

Come nasce un fumetto?

Innanzi tutto lo scrittore lavora alla stesura di un soggetto che deve essere approvato dalla casa editrice. In seguito si procede alla sceneggiatura dove la storia viene divisa in tavole e vignette prima di passare alla fase del disegno. Normalmente preferisco leggere l’intera storia dal principio alla fine, in modo che le immagini inizino a scorrermi nella mente. Alla seconda lettura butto giù lo storyboard con un primo abbozzo di disegno. Per “Adam Wild” ho la fortuna di lavorare con Gianfranco Manfredi che inserisce già in sceneggiatura un’impostazione della “gabbia” e la documentazione fotografica dalla quale traggo ispirazione per gli elementi visivi da inserire. Una volta concluso lo storyboard vado a disegnare le vignette quasi sempre in ordine cronologico.

Che personaggio è Adam Wild? Hai incontrato difficoltà nel disegnarlo?

Adam Wild è un esploratore e antropologo scozzese che si oppone allo schiavismo in Africa alla fine del 1800. A differenza degli altri protagonisti delle storie raccontate da Manfredi, Adam è un personaggio particolarmente ironico e positivo. I dialoghi sono molto brillanti, nonostante il contesto storico affrontato sia piuttosto tragico. Pura avventura insomma, ma con un taglio molto moderno.
L’idea di trovarmi a disegnare una storia di Gianfranco Manfredi per la “Sergio Bonelli” mi ha creato inizialmente qualche difficoltà; la pressione era forte. Arrivavo dopo disegnatori già affermati come Alessandro Nespolino, Darko Perovic e Vladimir “Laci” Kristic. C’è stata anche la paura di non rappresentare al meglio il periodo storico, gli ambienti, gli sfondi… mi sono dovuto documentare molto.

Quanto tempo ci vuole a disegnare un fumetto?

Per quello che mi riguarda è una nascita che dura circa un anno. Ho sofferto molto tempo sulla carta, con matite e chine ma entravo in apnea e soffrivo. La paura che un piccolo errore rovinasse un lavoro così lungo mi creava stress. La tavoletta digitale mi libera molto dall’ansia. Posso costantemente inserire e togliere materia finché non ottengo esattamente il risultato che voglio, sperimentando soluzioni diverse a seconda dell’ispirazione.

Quanto si ruba dalla realtà e qual è il punto a cui un disegnatore dovrebbe tendere?

Ogni volto, ogni gesto e ogni movimento può essere di ispirazione. Bisogna guardare ciò che ci circonda con grande interesse, avere una propria sensibilità e prendere spunto da qualsiasi cosa.
Sono convinto che ogni storia vada narrata con un linguaggio grafico il più vicino possibile a quello specifico racconto. L’ideale sarebbe riuscire a mutare il mio segno, a plasmarmi a seconda della storia che disegno senza però perdere la riconoscibilità. Sarebbe bello un domani che qualcuno guardando un mio lavoro dicesse “Questo è certamente Antonio Lucchi… ma guarda come è riuscito a cambiare il suo tratto!

Vignetta in anteprima del prossimo numero di Adam Wild

Vignetta in anteprima del prossimo numero di Adam Wild disegnato da Antonio Lucchi

Francesca Arca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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