ALLA SCOPERTA DI ENRICO COSTA

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Vita affascinante del cantore di Sassari

Due piccole targhe celebrano la memoria storica dei sassaresi.
Sono due testimonianze discrete, deposte accanto al portone natale del Corso Vittorio Emanuele 112, non lontano dal Palazzo di Città; e nel civico 82/84 di Via Cavour, dove visse e morì nel 1909.
Le due case sono la sintesi dell’esistenza di Enrico Costa, lo storico cantore dell’anima e delle tradizioni della nostra gente.
Quelle scale hanno conosciuto i passi lenti e meditativi del massimo studioso delle radici di Sassari. L’uomo che ci ha parlato delle epoche storiche e dei suoi monumenti, delle chiese e delle fontane, degli usi e costumi e delle grandi feste popolari. Un’inesauribile miniera di notizie arrivate ai giorni nostri. Il creatore della meravigliosa Cavalcata Sarda celebrativa di una visita dei Reali di Casa Savoia, nel 1899. È l’inventore delle “passeggiate”. Le due targhe sono state realizzate in occasione del centenario della scomparsa di  Enrico Costa, perchè Sassari aveva omesso di onorare il suo bardo nell’anniversario della nascita.

Enrico Costa

Era il 1941, ed erano tempi grami di guerra e di privazioni.
Le celebrazioni del 2009 sono state invece corpose e ricche di toccanti omaggi, con un convegno solenne ed una mostra itinerante. Le “passeggiate“ sono un valore aggiuntivo del cospicuo patrimonio lasciato dallo scrittore ai suoi concittadini : un modo di riscoprire angoli e scorci del vecchio centro storico ingiustamente dimenticati. Il Portico del Carmelo ed il bellissimo palazzo dei Fratelli Clemente, la Via Mercato e la lunga Via Turritana, il nobile Circolo Sassarese e la Piazza Tola con il cinquecentesco Palazzo d’Usini ed il neogotico edificio adiacente sono tra questi. Una Sassari estremamente orgogliosa della propria identità e non ancora inghiottita dalle conseguenze della globalizzazione.

Chi era Enrico Costa?
Nato l’undici aprile del 1841, Enrico aveva interrotto gli studi a soli quindici anni per l’improvvisa scomparsa di suo padre, musicista di origine genovese: ed in suo onore comincia a scrivere libretti di opere liriche. Dopo avere svolto qualche umile mestiere – fornaio e giovane apprendista in uno studio di un ingegnere sardo – Enrico Costa viene assunto nella Banca di Sassari.
Impiegato e disegnatore abilissimo, gli viene assegnato il compito di disegnare le nuove banconote. Parallelamente si dedica all’amato studio della storia e della geografia sarda, che lo inducono alla realizzazione di numerosi scritti e disegni di pregevolissima fattura. Il suo stile è piacevole e denso: dice di ispirarsi indegnamente ai grandi maestri del romanzo, come lo Scott di “ Ivanhoe ” ed il nostro sommo Alessandro Manzoni. Ed appare ricco di quell’irriverente sarcasmo, che è caratteristica primaria del ribelle e insofferente gonfalone sassarese.
La sua opera più celebre è “Il Muto di Gallura”, pubblicato a Tempio nel 1884: era la storia del feroce bandito Bastiano Tansu, che ordì una terribile e vendicativa strage ad Aggius. Un altro celebre fuorilegge sardo dell’Ottocento che vuole personalmente incontrare è Giovanni Tolu. Nasce la celebre “Storia di un bandito sardo narrata da lui medesimo” che conosce un significativo successo popolare. Anche la grande Grazia Deledda si dichiara sua fervente ammiratrice. L’opera che lo accomuna alla storia della nostra città è la ponderosa enciclopedia “ Sassari ”, ricchissima di voci e spunti, notizie e documenti di estremo interesse nelle antiche arti e tradizioni. Un lavoro di maniacale nitore ed accuratezza, che consegna simbolicamente alle generazioni future con un bellissimo corredo di magnifici schizzi e costumi. E l’altra eredità è la nostra Cavalcata, che personalmente crea e prepara in Piazza d’Italia per salutare l’arrivo in Sardegna di Re Umberto I e della consorte Margherita di Savoia, in una delle ultime uscite ufficiali del monarca prima del tragico attentato di Monza. La rivisitazione di un antico tributo equestre alla dominazione spagnola viene ricreato da Enrico Costa alla fine del XIX secolo, per l’inaugurazione del monumento dello scultore Sartorio a Vittorio Emanuele II. Un personaggio straordinario. E merita uno spazio museale, per consegnarlo alla sua gente nella giusta dimensione umana e culturale. Un suggerimento che giriamo volentieri all’amministrazione cittadina.

Alberto Cocco 
© Riproduzione riservata

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